Venerdì 25 Maggio 2012
   
Text Size

AMA IL PROSSIMO TUO

Gelo e tempesta, freddo artico in questo venerdì 4 dicembre. La colonna sonora di questo breve appuntamento con Collezione Privata è “Io se fossi Dio” del sempiterno Giorgio Gaber.

soloitalianiLa citazione è conosciuta a tutti “ Ama il prossimo tuo come te stesso”

Evidentemente siamo in mancanza di amor proprio. Oggi sfogliando il giornale leggo due titoli che appaiono quasi in successione, miracoli del montaggio, effetto Kulesov. Provate a leggerli anche voi in sequenza e potrete coglierne l’effetto: Bambini ed embrioni, stessi diritti; Milano boom di annunci razzisti “Niente animali e immigrati”. Dov’è finita la cattolicissima Italia? Riesce solo a manifestarsi nella bigotteria di una condanna sempre più urlata, contro le geometrie della società laica contemporanea: pillola del giorno dopo, aborto, convivenza, matrimonio fra omosessuali, preservativo. Ho i brividi, mi consolo pensando che sia per via del freddo! Ma la verità è che lottiamo per chi ancora deve nascere e prendiamo a calci nel sedere chi ci vive accanto.

L’Italia sembra ferma agli anni Cinquanta, quando eravamo tutti bravi borghesi lavoratori, chi moriva di fame, chi aveva ancora le pulci stava semplicemente in un angolo, senza fiatare, senza far sentire il peso della sua presenza, confinato nelle periferie, e gli immigrati eravamo noi. E’ noto che  la storia insegna, ma non ha allievi.  Ma questa insistenza sui temi della bioetica, sulle lotte combattute sul corpo delle donne, questo mettere al rogo chi non crede, chi manifesta la laicità come un valore imprescindibile, non è in stridente contraddizione con l’italietta che respinge i migranti, che non accetta gli immigrati e i cani – in perfetto stile nazi-fascista – qualcuno riesce a rispondermi su questo? E’ l’Italia dei catto-razzisti, una nuova specie non geneticamente modificata, ma naturalmente derivata dalla finta morale in cui ci hanno fatto crescere, dalla finta religiosità in cui siamo stati allevati da catechisti, preti, papi e maestrine in tailleur. Perché ostentiamo bontà ma siamo fatti di carne e cattiveria!

Non credo di aver avuto un’allucinazione quando leggevo sul Vangelo che Dio lo si incontra ogni giorno in chi ha fame, in chi ha sete, in chi ha bisogno di aiuto, nelle prostitute. Era pieno di queste figure quel libro che oggi mi manca tanto, e lo diceva quel Dio “quel Dio di cui ho bisogno come di un miraggio”  beati gli ultimi….Perché non è quando ci interessiamo della fame del mondo, non è quando impacchettiamo vestiti vecchi da mandare in Africa, non è quando ci scambiamo un finto segno di pace, non è quando andiamo ad offendere la nostra religione assistendo alla Santa Messa tutti ingioiellati, non è allora che dimostriamo la carità. Ma quando, come in questi momenti, la crisi dilaga e dobbiamo dividere quel misero tozzo di pane con un fratello che è venuto qui per cercare una vita migliore. Dov’è finita la pietas? Quel “sentirsi l’altro” che ci fa soffrire come se il dolore altrui fosse il nostro, ovunque esso si trovi, che sia L’Africa, l’India, o il quartiere di periferia delle nostre moderne città?

“Io se fossi Dio non sarei stato a risparmiare, avrei fatto un uomo migliore!”

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI