Ieri sera tavola rotonda "PdL? Il difficile percorso dei giovani della destra"
“Non rinnegherò mai di essere nato democristiano.”. Così, Eugenio Scagliusi, presidente del Consiglio Comunale di Polignano, ieri sera in diretta web su www.polignanoweb.it e www.monopolitube.it dalla sala consiliare Domenico Modugno, organizzatore della tavola rotonda “PdL? Il difficile percorso dei giovani della destra”.
Alla sua corte, moderati dal giornalista Francesco Strippoli, tre vecchie conoscenze di Alleanza Nazionale, oggi sindaci dei rispettivi comuni di Monopoli, Conversano e Gioia del Colle: Emilio Romani, Giuseppe Lovascio e Piero Longo. La rivoluzione d’autunno, in casa PdL, è appena cominciata. Non sappiamo ancora se lascerà foglie morte sul campo di battaglia. In ogni caso è una rivoluzione che viene dal basso, non solo dal leader Fini. “La rivoluzione parte dai comuni, dall’esperienza dei sindaci" - fa notare subito Piero Longo.
L’esperienza politica dei tre sindaci ospiti è diversa rispetto a quella di Scagliusi, che con questa tavola rotonda ha voluto lanciare una provocazione. Tuttavia, c'è qualcosa che li lega: i malumori e le preoccupazioni nei confronti del processo di unificazione partitico e la convergenza nel PdL.
“Inutile nasconderlo, io sono stato eletto grazie al PdL - ammette Romani (nella foto, da sinistra) - ma oggi l’idea muscolare di contrapposizione è un capitolo chiuso. Di questo partito dobbiamo evitare il rischio che
rimanga solo un serbatoio elettorale”. Il primo cittadino monopolitano è contrario all’idea di un PdL verticistico, leaderista, dove il capo comanda e tutti eseguono senza battere ciglio. Se c’è un valore che i maggiori esponenti rimpiangono, un tempo Msi, poi An, oggi in veste istituzionale, è il dialogo, la dialettica. “Il dialogo - ha spiegato Emilio Romani, trovando il consenso dei presenti - è l’elemento da cui partire per questo percorso difficile. Dobbiamo parlare di politica, rispettare le regole di convivenza politica che oggi vedo assenti nelle nuove classi generazionali. Credo che la storia del PdL sia una grande occasione per riuscire a entrare in un contenitore più ampio, ma dobbiamo scrivere insieme, attraverso il dialogo, la Carta dei valori e dei principi di questo partito”.
Non si possono fondere le due anime del PdL, almeno non con i metodi attuali, ne sono convinti tutti i sindaci, compreso Eugenio Scagliusi. Nel 1994, quando scese in campo Berlusconi, storici e politologi vedevano in Forza Italia il primo partito azienda della storia. Qualche mese più tardi, il 27 aprile del ’95, nasce Alleanza Nazionale con la “svolta di Fiuggi”. “AN e Forza Italia - chiarisce l’equivoco Emilio Romani - sono due partiti molto diversi. Poi c’è il partito del consenso, perché in politica conta anche quello. Il rischio che corriamo è quello di andare incontro a una fusione, invece dobbiamo stabilire che tipo di partito unico costruire”.
In aula, Fabrizio Tatarella illustra la sua ultima fatica letteraria, “La Fiaccola Tricolore: antologia della giovane destra italiana dal dopoguerra ad oggi” (Edizioni Nuova Stampa Bari), un excursus storico faticoso e dettagliato. Un’antologia dove si narra di giovani militanti di destra del passato, oggi ai vertici dello Stato: Gasparri, Bocchino, Meloni, solo per citarne alcuni di quelli che De Rienzo ha definito Tatarella boys. “Loro - spiega - hanno fatto la gavetta, sono stati anche discriminati e bollati perché fascisti, ma hanno inteso la politica come valore. La politica che si da e nulla pretende. Le organizzazioni giovanili di destra erano vere e proprie scuole di formazione politica e di vita. Ecco - suggerisce Fabrizio Tatarella - da qui dovrebbe ripartire il percorso difficile del PdL, ovvero recuperare il concetto del dono, la politica come impegno civile e dialogo”.
I GIOVANI MILITANTI DI AN VS I GIOVANI DI FORZA ITALIA - “Non è un caso - continua Fabrizio Tatarella, volgendo lo sguardo ai tre sindaci presenti in aula e a Eugenio Scagliusi - che gran parte dei giovani di quella destra del passato oggi occupino incarichi istituzionali di prestigio”. Insomma, i giovani del Msi, e di AN dopo, a differenza dei “compagni” forzisti, intendevano la politica come valore, come impegno di militanza.
RIFORMA DELLA GIUSTIZIA – Il nodo della giustizia e il voto agli immigrati è il terreno di scontro tra il presidente della Camera Gianfranco Fini e Berlusconi. L’”anatema” del Senatùr, leader del carroccio Umberto Bossi, sembra aver provocato una frattura insanabile. Intanto, Letta oggi ha abbozzato un tentativo di mediazione. Sarà dura. Il presidente del Consiglio Scagliusi è convinto che non si possono fare riforme serie senza che ci sia condivisione: “La riforma va fatta, perché molti non sanno che il tribunale è una trincea dove ci si sporca. Non è come lo vediamo in televisione. Ma - avverte - la riforma deve interessate tutti”.
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