Mercoledì 12 Dicembre 2018
   
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PIP, PUG e Rigenerazione urbana. Ecco come cambierà Polignano

L'assessore Domenico Scagliusi

Intervista all’assessore all’Urbanistica Domenico Scagliusi
al lavoro per il nuovo Piano Urbanistico


Il futuro di Polignano è nel Pip e nel Pug. Oltre al Piano Coste. Gli uffici sono al lavoro arenatosi a causa delle “lungaggini burocratiche” – spiega l’assessore Scagliusi.

Assessore, in consiglio si è riaperto il dibattito sugli Sportelli Unici. Lei che ne pensa?

“È stato uno strumento che in assenza di una zona PIP per gli insediamenti produttivi ha permesso agli imprenditori di poter crescere e far crescere la nostra comunità attraverso l’incremento dei posti di lavoro. Quello che abbiamo approvato in consiglio - lo ripeto così come ho avuto modo di sottolineare nel consiglio comunale - non è un nuovo sportello unico, ma utilizza la stessa normativa per poter ampliare la superficie produttiva. In questo specifico caso, il progetto ha scontato tutti i pareri necessari e quindi l’approvazione in consiglio è stato l’atto conclusivo di un percorso iniziato a gennaio 2017. Inoltre non sarà visivamente più impattante di oggi perché il progetto prevede la chiusura dei porticati e delle verande. Infine, il progetto dovrà essere realizzato entro 15 mesi dall’approvazione pena la decadenza. Termini e attenzioni molto restrittive”.

 

A proposito di PIP, a che punto siamo?

“Siamo stati più volte in Regione riprendendo il discorso sul PIP, perché è necessario dotare Polignano di una zona in cui gli imprenditori possano finalmente e liberamente fare impresa. Purtroppo le lungaggini burocratiche hanno portato più volte alla variazione della progettazione del piano. Adesso a giorni l’Ufficio Tecnico integrerà la VAS del PIP, necessaria dopo le modifiche apportate, a cui seguirà la determina della VAS regionale e l’acquisizione del parere regionale urbanistico”.

 

State lavorando anche per il PUG. Cosa cambierà con l'approvazione del nuovo piano?

“Il 14 settembre si sono concluse le procedure per la candidatura dei tecnici per l’affidamento di incarico professionale per servizi di ingegneria e architettura per la progettazione del Piano Urbanistico Generale. A breve sarà nominata la commissione che valuterà i partecipanti alla procedura aperta per poter così avviare un progetto ambizioso ma assolutamente necessario, viste le mutate condizioni socio-economiche del nostro paese.

La sfida è quella di rivedere le previsioni urbanistiche sulla base di queste nuove esigenze e renderle coerenti con i piani e i lavori pubblici già in itinere, coerentemente con le criticità ambientali, le necessità di rigenerazione urbana dei contesti “critici” identificati nel DPRU, lo sviluppo turistico in abbinamento ad azioni per la corretta valorizzazione e fruizione della costa”.

 

Quali cambiamenti avverranno con la rigenerazione urbana?

“In questo primo step andremo a riqualificare una zona che va idealmente dal museo Pino Pascali fino alla nuova area ludico-ricreativa in fase di realizzazione in Via Kennedy. Si tratta di una riqualificazione non solo “edilizia”, ma anche sociale perché l’incremento della fruizione di aree periferiche con un flusso di Polignanesi e turisti porta inevitabilmente ad una riqualificazione commerciale, economica, sociale della zona. Che è l’obiettivo primario che vogliamo ottenere con la riqualificazione dell’auditorium e della palestra delle scuole medie, con la restituzione della “ex casa del custode” e del parcheggio alla fruizione pubblica, con la riduzione delle emissioni odorigene del depuratore. Un finanziamento di 2 milioni di euro importantissimo per il nostro paese”.

 

Parliamo di politiche nazionali. Non pensa che questa manovra economica sia di sinistra?

“No, per niente. Non si può basare una manovra sull’assistenzialismo. Quello che oggi i giovani chiedono è il lavoro, non stare a casa ed essere “mantenuti” dallo Stato. E le stesse imprese aspettavano interventi strutturali sulla riduzione dei costi del lavoro che con il Governo Renzi prima e Gentiloni poi hanno portato - dati Istat di qualche giorno fa - la disoccupazione a livelli pre-crisi.

Invece il governo giallo-verde ha dovuto fare una manovra in deficit, quindi il denaro che avevano promesso in campagna elettorale è rimasto un miraggio, una bufala, semplicemente se lo sono inventato. Di Maio la chiama “manovra del popolo”. Certo. È la manovra del popolo che non ha pagato le tasse e si vede graziato dal condono; è la manovra del popolo che non ha versato un contributo ed ora si vede una pensione pari a quella di chi ha lavorato; è la manovra dell'assistenzialismo ma, soprattutto, è la manovra dei debiti pagati ancora da chi ha sempre lavorato e pagato onestamente le tasse! Una manovra che troverà i soldi anche dalla riduzione delle detrazioni nel modello 730 (che equivale ad un aumento occulto della tassazione) sui rimborsi da spese mediche, mutuo e ristrutturazioni edilizie. Una manovra in deficit che dà soldi subito ma in prestito, per restituirli a breve e con gli interessi. Una manovra che non assicura riforme, lavoro ai giovani e sviluppo per le imprese, annunciata dal Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico. Fa già ridere così”.

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