Lunedì 25 Marzo 2019
   
Text Size

Contributi e aiuti ai bisognosi

contributi-economici

Pellegrini denuncia: “È stata violata la loro privacy pubblicando i dati sul sito”

Prima di sviscerare una tematica molto importante che riguarda l'operato dell'amministrazione ci sembra doveroso effettuare una piccola ma importante premessa riportando dei contenuti normativi del nostro codice che aiuteranno il lettore nel comprendere l'errore commesso.

Procediamo. L’ “Art. 1 della legge sul trattamento dei dati personali afferma un concetto ben chiaro e preciso, ovvero: chiunque ha diritto alla protezione dei dati personali che lo riguardano.

Nello specifico il decreto legislativo n. 196 nel presente testo unico, di seguito denominato “codice”, garantisce che il trattamento dei dati personali si svolga nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali, nonché della dignità dell’interessato, con particolare riferimento alla riservatezza, all’identità personale e al diritto alla protezione dei dati personali.

L' Art. 23 invece disciplina l'importanza del Consenso, e afferma che: il trattamento di dati personali da parte di privati o di enti pubblici economici è ammesso solo con il consenso espresso dell’interessato; inoltre il consenso può riguardare l’intero trattamento ovvero una o più operazioni dello stesso.

Infine, il consenso è validamente prestato solo se è espresso liberamente e specificamente in riferimento ad un trattamento chiaramente individuato, se è documentato per iscritto, e se sono state rese all’interessato le informazioni di cui all’articolo 13.

Questa premessa era necessaria prima di parlarvi dell'inganno.

Ora veniamo al dunque, quando l'amministrazione effettua quelli che comunemente sono conosciuti come contributi un tantum ma che nello specifico vengono denominati come concessioni di interventi economici straordinari, l'amministrazione inevitabilmente utilizza dei dati sensibili appartenenti alla persona che decide di aderire al bando.

Secondo Domenico Pellegrini, consigliere di opposizione, l'errore viene commesso nel momento in cui i dati sensibili di queste persone prescelte vengono resi noti nella determina pubblicata sull'albo pretorio del sito istituzionale del Comune.

Dati oltre i quali viene anche espressamente specificato l'importo una tantum conferito a tali cittadini.

Ora la riflessione del consigliere a riguardo è: “siamo sicuri che questi cittadini abbiano realmente autorizzato la pubblicazione del proprio nome e cognome e per giunta del valore dell'importo ricevuto.

Molti non sono a conoscenza di questo dato, motivo per il quale sono nella posizione di poter ipotizzare che in tanti probabilmente avrebbero fatto a meno di tale richiesta se solo avessero saputo che poi il proprio nome e cognome sarebbe stato successivamente reso noto”.

Ecco perché nell'introduzione abbiamo fatto riferimento alla normativa sulla privacy, perché per il trattamento dei dati sensibili è necessario il consenso e l'autorizzazione dell'interessato.

Quindi, “il mio rammarico su questo problema - afferma Pellegrini - nasce nel momento in cui apprendo della difficoltà con la quale molti cittadini affermano di aver bisogno, accettando questo contributo.

Un po’ per dignità, per rigore, riservatezza, in tanti dopo un lungo lavoro su sé stessi riescono ad ammettere di avere bisogno di un piccolo aiuto, motivo per il quale rendere noti i loro dati personali senza il loro consenso è veramente un colpo basso del quale continuo a chiedermi il senso.

Auspico ad un cambio di rotta dell'amministrazione nel rispetto della normativa sulla privacy, ad oggi ancor più rigida in seguito alla riforma effettuata”.

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI