La mafia, il clan Parisi a Polignano e l'ultima 'faxata'

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L'ultimo editoriale su 'La Voce del Paese' (edizione Polignano), nelle edicole da venerdì 19 febbraio.



La vera mafia è in discarica


Che figuraccia! Questo veniva da pensare durante la conferenza stampa di mercoledì 17 febbraio (vedi servizi a pag. 2 e 3 su La Voce del Paese), convocata dal sindaco Domenico Vitto per fare chiarezza sugli ‘scoop’ riguardo la mafia a Polignano. Sindaco e vice Lomelo hanno mostrato le carte della verità davanti a un pubblico ammutolito e incredulo per le baggianate dette e scritte.

A noi invece, per la mente balenavano altri pensieri e interrogativi: Chi pagherà tutti i danni d’immagine arrecati a Polignano? Come si fa a non saper leggere carte scritte in italiano? Ma ancora: come mai non si parla invece ben volentieri della mafia in discarica Martucci, sotto processo e travolta invece nel 2012 da una nostra inchiesta? L’ombra spettrale del capoclan Parisi si è allungata altrove, certamente non sul costone roccioso da dove anche quest’anno si lanceranno gli atleti del mondiale di tuffi Red Bull.

Nel 2012, giornalisti ‘tronfi d’aria’ si vantavano di aver fatto scoop sulla discarica che serve anche la nostra comunità, e che potrebbe aver inquinato falde e salute pubblica: si vantavano solo per una soffiata… il ‘pentito’ Lestingi si mostrava fiero davanti alle telecamere mentre con le ruspe scavava per richiamare l’attenzione dei media. Vent’anni prima tutta Conversano scese in piazza per protestare, ma la politica omertosa e complice insabbiò tutto, così la gestione criminosa della discarica è andata avanti.

Che scoop! Pensare che noi un anno prima badavamo più alla sostanza, a fonti riservate e poi vessate, che non hanno manco ricevuto protezione.

La mafia di Bari si sentiva nell’ ‘essenza’ che di tanto esala ancora in forma di biogas, dai terreni sopra i quali si è pure coltivata uva e con quella si sono imbottigliati vini, proprio come ci hanno mostrato nella fiction di questi giorni, che racconta del poliziotto eroe Roberto Mancini.

La mafia era lì, a Conversano, non di certo a Polignano. Ma di tutto questo, i grandi ‘giornalisti’ non hanno speso manco un rigo, anzi, hanno oltraggiato il nostro lavoro, qualcuno ha insinuato accuse infondate e calunniose, mentre il nostro coraggioso giornalista (chi gli ripagherà minacce e mesi passati a studiare carte e dichiarazioni) è stato sbeffeggiato con una pubblicazione, sullo stesso giornale, di intercettazioni parziali che manipolano la realtà.

È facile parlare di mafia sparando nel mucchio attraverso comunicati demagoghi e populisti di chiara improntata partitica e di ‘profitto’ elettorale, o solo perché non si è capaci di leggere semplici carte. Lo abbiamo ribadito più volte in queste settimane: diffidate da chi professa vicinanza ai poveri o chi si improvvisa partecipe alla politica, specie a pochi mesi dal voto. Meglio un assessore pagato ma che lavora bene, che un consigliere populista, che confonde e produce disinformazione per un chiaro ‘profitto’ personale in termini di voti.

Quanto è difficile e ardito parlare di mafia guardando in faccia i volti della criminalità, sentendone il cattivo odore della discarica. All’epoca a Conversano scoperchiammo la nostra terra dei fuochi. Oggi a Polignano siamo indignati in quanto cittadini e giornalisti. Le informazioni utilizzate come clava o strumento per lotte partitiche in vista di campagne elettorali, spacciando asini volanti per fatti veri, possono danneggiare l’immagine di un paese intero. Anche quella sarebbe spazzatura.

NICOLA TEOFILO