Giovedì 24 Gennaio 2019
   
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Cozze Nere e il bene pubblico quando fa comodo. L'editoriale e la replica

spiaggia cozze nere pedalò posidonia

Editoriale pubblicato su "La Voce del Paese - edizione Polignano (uno dei ben 10 comuni del network)" del 24 luglio. E la replica del 31 luglio.

 

Sarò impopolare, ma reale. Non amo le battaglie ad personam spacciate per lotte in difesa della collettività, solleticando pancia e fegato.

La battaglia a sostegno della spiaggia di Cozze Nere, invasa dalle alghe, fa a pugni con almeno due contraddizioni di fondo, ed è un chiaro esempio di quanto la cura del proprio orticello prevalga sull’interesse della collettività. Nel caso di Cozze Nere sconfiniamo addirittura nel peggior sentimento individualista: chi dovrebbe curarlo quell’orticello, ossia chi ha in concessione la spiaggia, e chi gode di un’ottima vista mare sia con la propria abitazione che con la propria attività, evidentemente a discapito del pubblico, oggi si appella allo stesso interesse pubblico. La sfera pubblica prende corpo solo quando bisogna scaricare i propri oneri e le responsabilità individuali.

Altro esempio è il bivacco denunciato in via Roma. Non si diventa d’un tratto difensori dell’interesse pubblico se un turista o “zozzone” (termine ormai in voga per tutte le salse e stagioni) si adagia sul marciapiede antistante alla propria struttura ricettiva. È la cura del proprio orticello. L’interesse, quando è collettivo, si focalizza sull’intera costa, su via Roma tutta, compreso il centro storico e i marciapiedi delle altre strutture concorrenti.

E poi c’è il triste copione che si ripete ogni anno. Abbiamo associazioni che da tempo immemore ci propongono e ci propinano il solito evento dell’estate. Quando il contributo non soddisfa le ambizioni, allora latrano i segugi pronti a gridare allo scandalo, appellandosi in modo strumentale all’interesse pubblico.

Ci interessa il vicino che disturba la nostra quiete, l’antenna di telefonia sopra le nostre teste, l’immondizia che cresce sotto casa. Ma poco ci interessa se la discarica  Martucci, gestita in modo delinquenziale da soggetti senza scrupoli e ora sotto processo, abbia inquinato le falde acquifere di tutti, con i rifiuti prodotti da tutti.

Non ci interessa affatto se una struttura ricettiva o un’attività commerciale diversa dalla nostra sia in crisi o meno privilegiata di altre. Non ci interessa affatto se costruendo a pochi metri dalla costa, privassimo tutti quanti della vista mare, un bene patrimonio della collettività. Interessano le battaglie che fanno comodo.

Non interessa tenere aperto un porto turistico costruito con soldi pubblici. Così ai signori privati, che grazie al mare fanno fortuna, non interessa tenere pulita una spiaggia che, fino a prova contraria, è patrimonio di tutti. Mia madre mi ha sempre consigliato di tenere pulita la scrivania. “Fallo almeno per te stesso, visto che ci lavori te”. Figuriamoci quando una cosa è di tutti e ti viene pure regalata.

NICOLA TEOFILO

spiaggia cozze nere pedalò posidonia

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LA REPLICA DEL PROF. COLAGRANDE

La lettera: “Le alghe vanno rimosse a cura e a spese del Comune”

 

Egregio Direttore,

leggo l’editoriale sul Suo giornale n. 29 del 24/07/2015, titolato “Cozze Nere e il bene pubblico quando fa comodo”.

Al riguardo, evito di entrare nel merito del suo pistolotto su bene pubblico ed interesse privato, perché esso non riesce a suscitare il mio interesse.

La invito soltanto ad aggiungere, pubblicando la presente sul prossimo numero de La Voce del Paese, una doverosa precisazione: la località oggetto del Suo titolo è la caletta di “Santa Caterina”. Il nome “Cozze Nere” appartiene invece esclusivamente al ristorante della mia famiglia, che rimonta a molti anni or sono; ed è così denominato perché, nel “corrente” adiacente, mio padre depurava le cozze, appunto “nere”.

Vorrà quindi annotare e precisare che la “battaglia”, di cui Lei parla, non riguarda in alcun modo il ristorante Cozze Nere, ma esclusivamente la fruibilità della Cala Santa Caterina (non “Cozze Nere”), notoriamente “libera” ed aperta a tutti i bagnanti, polignanesi e forestieri.

Quanto poi al “chi” dovrebbe “curare quell’orticello”, la “insinuazione” è ben percepibile; e gliela restituisco pari pari: la mia famiglia non ha alcun “orticello”, ma solo quel che è stato realizzato da noi germani Colagrande e, soprattutto, dai nostri genitori, in molti anni di lavoro; sin da quando il “corrente” di Tommaso Colagrande e la modesta vendita di cozze e piccola attività di ristorazione non se la “filava” nessuno; perché il boom turistico era molto al di là da venire!

Inoltre, è bene si sappia che il ristorante Cozze Nere è ormai da molti anni locato a terzi; con tutte le conseguenze.

Da ultimo, è ben noto – lo sa anche lei – che la petizione da me sostenuta, richiedente la rimozione della posidonia da Santa Caterina, era ed è in difesa esclusivamente del pubblico interesse. Il resto sono frottole!

Infine, per quanto concerne la intervista al Sindaco Vitto, con giornalistico opportunismo collocata nella pagina a fronte del Suo editoriale, dico solo che il Sindaco è assolutamente libero di manifestare le sue idee. Ciò non pertanto, in riferimento agli “ex – sindaci”, nel caso di specie il sottoscritto, che “inventano petizioni per scaricare le colpe sulla Amministrazione”, vorrei solo segnalarLe che – prima di aprire la bocca e – nel caso del giornalista – prima di pubblicare, sarebbe meglio approfondire e verificare la questione: diversamente, si fa solo prendere aria ai denti.

Al sottoscritto, risulta, infatti che affermati avvocati, esaminato il caso, la pensino diversamente e ritengano che la posidonia, nel caso specifico, debba essere subito rimossa a cura e spese del Comune. Al contrario di quanto Vitto ha – beninteso legittimamente, ma sbagliando – dichiarato al Suo giornale.

Ringrazio della ospitalità e porgo distinti saluti.

 

GIOVANNI COLAGRANDE

L'ex sindaco prof. Gianni Colagrande

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LA RISPOSTA

Egr. Prof. Colagrande, quanto rancore in questa lettera. Il pistolotto non la interessa, tuttavia dedica più paragrafi per una replica che non entra mai nel merito della questione. La storia di suo padre non è mai messa in discussione, né è oggetto del mio editoriale. E comunque la rispetto.

Mi limito solo a ricordarle che chiunque abbia amministrato in passato, è invitato a rispondere per quello che è stato consegnato al presente e a chi oggi abita il presente, soprattutto alle nuove generazioni, direi abbondantemente penalizzate da chi ha scelto in passato. Non tornerò sulle contraddizioni della Prima Repubblica, magari ne avremo occasione ancora.

Tutti sappiamo cos’era Polignano all’epoca e in che modo sia stata “depredata” la nostra costa, certamente non per interessi pubblici. Polignano è rimasta soffocata dal cappio della Statale 16, che solo qui non si è voluta estendere a monte, decretandone la morte urbanistica e la cementificazione lungo la costa, impedendo oggi, a ciascuno di noi, di poter guardare liberamente verso l’orizzonte. È un paese che in quegli anni non ha saputo scrutare quell’orizzonte, e le nuove generazioni come la mia, che hanno dovuto faticare tanto, cercano solo un po’ di riscatto, sognano un’altra Polignano.  

Per questo, le mie sono osservazioni di principio, più che di merito tecnico. Ciononostante, ci risulta che in passato le alghe siano stati rimosse a spese di chi detiene la concessione della spiaggia, tanto è vero che l’articolo 9 della licenza così recita: il concessionario deve “mantenere pulito e sgombero da rifiuti di ogni genere l’area demaniale marittima in concessione e quella immediatamente adiacente, curando, in particolare, la manutenzione ordinaria e straordinaria dell’area in concessione e delle opere da realizzarsi”.

Concludo citando un messaggio apparso su Facebook: “Se la concessione demaniale non vi interessa più, la spiaggia me la prendo io, la pulisco, la faccio diventare un bijoux e la rendo alla comunità”. Grazie a lei per la sua lettera e per l’opportunità di chiarimento che ne deriva, e spero di risentirla al più presto.

NICOLA TEOFILO

 

Commenti  

 
#8 sempreisoliti 2015-08-11 01:35
colagrande fatti bello con chi non ti conosce
 
 
#7 xfire 2015-08-09 20:04
andate a vedere dove hanno depositato le alghe rimosse dalla spiaggia nella mena ostruito il ponticello negli ultimi anni il clima è cambiato se dovesse arrivare un temporale che fine farà l'alga ammucchiata lungo il percorso dell'acqua della mena chi li ha autorizzati a fare questo...
 
 
#6 Xxx 2015-08-08 20:38
nel salento sulle spiagge pubbliche vi è il servizio di salvataggio della protezione civile.. Informatevi
 
 
#5 ruge 2015-08-08 19:01
scordatevelo il turismo di capitolo, savvelletri o il salenti, a polignano a mare è improponibile, e forse è meglio cosi, polignano è un gioiellino fragile, non puo' sostenere quei flussi e quelle orde di gente, gia' cosi implode, per di piu' non ha quella litoranea dei suddetti posti , quindi a meno che di abbattere tutta la scogliera, o fare piattaforme ovunque, sara' sempre un turismo di piccola entita'
 
 
#4 Augusto 2015-08-08 16:02
Non entro nel merito della polemica ma mi limito a questa considerazione: Polignano non ha spiagge o lidi attrezzati. La lama monachile e' spesso impraticabile,affollata e senza servizi. Cala Paura e' troppo piccola con scomodi accessi al mare. La caletta oggetto della diatriba è,ad oggi,la più idonea per coloro che cercano una piccola spiaggia attrezzata.Polignano perde tantissimi turisti perché il mare non è fruibile come a Capitolo,Savelletri,il Salento. Pertanto ritengo utile ed opportuno trovare le migliori soluzioni per offrire a residenti e turisti un mare a portata di mano.
 
 
#3 xxx 2015-08-08 12:03
signori.. spero che le polemiche distruttive finiscano ed iniziamo a costruire qualcosa.. il turismo è una vera e propria emergenza.. quindi igiene e sicurezza.. troviamo dei rimedi per fronteggiare le due cose.. anche perchè l'ordinanza balneare della regione obbliga altresì i comuni ad istituire il servizio di salvataggio sulle spiaggie pubbliche.. nn dimentichiamo di recente cs è successo a p.to cavallo..
collaboriamo tutti insieme.. visto che il turismo può diventare il futuro economico per parecchi polignanesi..
 
 
#2 X Niciola 2015-08-08 10:33
Caro Nicola, oltre all'art 9 la concessione parla di tante altre situazioni, tipo che la superficie in concessione è limitata a circa 300 mq, quindi essendo la superficie ricoperta dalle alghe molto superiore, viene fuori che sicuramente il concessionario deve rispettare delle prescrizioni, ma anche altri, tipo il comune, che a sua volta devrebbe provvedere a ripulire le superfici libere oltre ad un strada che attraversa e taglia in due la spiaggia in oggetto.
 
 
#1 belin 2015-08-08 09:04
è tutto allucinante a polignano, se quella porzione è privata è giusto che se ne occupi il privato, senza chiedere soldi al pubblico, lo stesso con il porto , lo stesso con terreni distrutti con la pratica dello spietramento tanto in voga tra furbi imprenditori agricoli locali che ora hanno la villetta in quel di san vito, e invece dovrebbero essere chiusi a vita in galera.
 

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