Eugenio, nel 2001 Direttore Generale nominato da Bovino

eugenio scagliusi

Editoriale pubblicato su "La Voce del Paese - ediz. Polignano" nelle edicole venerdì scorso.


Quando al mago Eugenio piaceva vincere facile

Nel 2001 fu nominato direttore generale dal sindaco Bovino

Guadagnava 5milioni di lire al mese


L’ipocrisia dilaga nel mondo della politica e dell’informazione locale. Dopo le perle di “saggezza” morali dispensate dal direttore condannato, caparbio nonostante l’assoluzione del vicesindaco Paolo L’Abbate, è bastato un colpo di “bacchetta magica” del consigliere ultradecennale Eugenio Scagliusi a prevedere, a suo dire, il futuro e a ricordarci però il passato. Lui l’ha persa, perché direbbe Conrad, la vanità gioca brutti scherzi alla memoria. Noi invece, questa settimana vogliamo rispolverarla con le carte. Precisamente correva l’anno 2001 quando l’allora sindaco Angelo Bovino conferiva all’avvocato la carica di Direttore Generale del Comune, con tanto di decreto di nomina.

Purtroppo la “bacchetta magica” non riesce mai a cancellare il passato. Un consigliere navigato come Eugenio Scagliusi, esponente di una politica fallimentare nella decantata Prima Repubblica, e che nella Seconda ha sbagliato tutto, dovrebbe fare autocritica.

Quanto ci costò all’epoca quella nomina a Direttore Generale? E sulla base di quali criteri fu nominato?

Il 4 gennaio 2001, il primo pensiero di inizio anno di quella giunta Bovino fu quello di approvare con delibera di Giunta, il “regolamento per la nomina del Direttore Generale”. Si stabilirono i seguenti criteri: possesso del Diploma di laurea; esperienza maturata in Enti Pubblici e/o Aziende pubbliche o private; curriculum documentato; eventuali ulteriori requisiti: pubblicazioni, altri titoli di studio, di specializzazione, di ricerca in materia di organizzazione e gestione.

“Il sindaco – decise all’epoca la giunta Bovino – eventualmente con l’ausilio di esperti di provata competenza, esamina le domande pervenute in uno al curriculum e ai titoli prodotti e scegli, previo specifico colloquio, intuitu personae (a fiducia e sulla base delle qualità personali, ndr)… il Sindaco, con propria determinazione, procede alla nomina”. Proprio così: NOMINA. Quindi un criterio non proprio conforme ai regimi meritocratici. Criteri grazie ai quali l’Italia ha perpetuato il sistema delle clientele e delle lottizzazioni partitiche.

I pretendenti alla nomina di direttore generale furono numerosi e superqualificati; oltre all’avvocato Eugenio Scagliusi, militante nel centro-destra come la giunta, all’epoca concorsero nomi eccellenti, altrettanto o più qualificati: dott. Salvatore Stea; dott.ssa Anastasia Narracci; avv. Paolo E. Giuliani; ing. Vitantonio Manfredi; avv. Domenico Roselli; dott.ssa Maria Mastrorosa; dott.ssa Tiziana Colella; dott. Antonio Masi; avv. Isabella Masi; dott.ssa Elena Maringelli; dott. Renato Tampoia.

Il 30 giugno 2001, sei mesi dopo l’approvazione della delibera di Giunta, Eugenio Scagliusi riscuoteva il primo stipendio da direttore generale, pari a 5milioni di vecchie lire (al lordo delle ritenute di legge). Quattordici anni dopo, il consigliere riscopre le doti magiche e “prevede” il prossimo vincitore del concorso per dirigente del settore Finanze. Un concorso che prevede l’esame finale di una Commissione.

Premesso che in Italia fatta la legge, si perpetua l’inganno, senza entrare nel merito dell’attuale concorso (fino a prova contraria e senza alcuna denuncia, ritenuto regolare), penso che tra i due metodi (nomina e colloqui nel 2001 e concorso nel 2015) il più discutibile sia il primo.

La politica oltre ad aver perso la capacità di ascolto e di autocritica, è affetta da amnesia. Ma la storia non si cancella e la credibilità di una opposizione silente sui temi scottanti, rivela che quella storia grida ancora vendetta.


“Ognuno ha il proprio passato chiuso dentro di sé come le pagine di un libro imparato a memoria e di cui gli amici possono solo leggere il titolo”.
(Virginia Woolf)


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