Il prof Gianni Colagrande boccia Vitto

L'ex sindaco prof. Gianni Colagrande polignano




“L’unica speranza sono i giovani, ma la promessa non li renderà liberi. Resteranno succubi di qualcosa”

 

Il nostro articolo pubblicato dopo l’incontro organizzato dalla Giovane Italia, che ha visto ospite il prof. Giatnni Colagrande, ex sindaco di Polignano, ha aperto un dibattito. Un fatto certamente positivo. La nostra provocazione, secondo cui i giovani non debbano seguire l’esempio dei vecchi della politica, ha centrato l’obiettivo. Infatti, il prof. Gianni Colagrande ha contattato la redazione de La Voce del Paese per approfondire il tema oltre che per esercitare il suo diritto di critica. La Prima Repubblica è meglio della Seconda? Da questa domanda si aprono nuovi scenari e riflessioni, anche sulla politica locale e sull’operato delle passate amministrazioni. Abbiamo accolto volentieri e con gioia l’invito del professore che inizialmente ci ha consegnato una sua replica, ma ne è seguito un dibattito denso di confidenze, ricordi, riflessioni.

“È un’affermazione priva di giustificazione storica e succube di evidenti pregiudizi. È chiaro – scrive Colagrande – che quando il direttore Teofilo parla di vecchi politici intende riferirsi a quelli della Prima Repubblica. Teofilo sostiene che grazie alla Seconda Repubblica è stato introdotto il sistema preferenziale per l’elezione diretta del sindaco. Tutto qui?”.

Colagrande, a ragione, ricorda la Prima Repubblica nella fase post-bellica, ed è vero che grazie all’elaborazione della Carta Costituzionale, ci siamo lasciati il terribile ventennio fascista alle spalle, “a difesa delle libertà democratiche e per la costruzione di una casa comune europea”. È una sacrosanta verità che non osiamo mettere in discussione. Ma è innegabile che la Prima Repubblica abbia consegnato alla storia grandi contraddizioni: corruzione, voto di scambio, clientele.

L'ex sindaco prof. Gianni Colagrande polignano

Colagrande apre il nostro incontro con una battuta: “Quando Vernola assumeva i netturbini a Bari, i comunisti dicevano che si faceva clientelismo. Quando li assumeva Bassolino dicevano che si faceva lotta alla disoccupazione”. Il professore, stimolato dalle nostre critiche, certamente sintetiche per ragioni di spazio, traccia alcune differenze sostanziali tra Prima e Seconda Repubblica, sia a livello nazionale che locale.

“Oggi – osserva – con i finanziamenti ai partiti è ancora peggio. Quindi la Prima Repubblica è stata un’epoca importante per la storia repubblicana dell’Italia post guerra. È vero – ammette – le scelte politiche, anche a livello locale, erano spesso frutto di accesi scontri e dibattiti che però avvenivano all’interno dei partiti. Io stesso, da sindaco sono stato rieletto per quattro volte ma non ho mai potuto completare il mio mandato. Le amministrazioni infatti cadevano con facilità, erano sempre sotto scacco del sedicesimo consigliere che poteva staccare la spina quando voleva, quindi c’era parecchia instabilità governativa. Oggi, tuttavia, i partiti non ci sono più, la politica si sta fortemente personalizzando e identificando nel leader. Non si dibatte più di questioni che riguardano il bene comune, i servizi pubblici, le problematiche del paese”.

Quali altre differenze? “Oggi – spiega Colagrande – le scelte politiche avvengono sulla base di elettori costretti a cedere il proprio voto in cambio di lavoro. Per questo, durante il dibattito organizzato dalla Giovane Italia, ho consigliato ai giovani di liberarsi dal vincolo del bisogno, del posto di lavoro, altrimenti le scelte non saranno mai libere e tese al bene comune.”

Ma se la Prima Repubblica è da rimpiangere, come mai Polignano è rimasta indietro rispetto a diversi comuni limitrofi? Perché durante la Prima Repubblica non abbiamo realizzato scuole, non sono state gettate la basi per una crescita socio-economica? E dello sviluppo urbanistico vogliamo parlarne? Con il mancato spostamento della statale, il nostro paese è strozzato sul piano della crescita di nuovi spazi urbani…

“Ai tempi miei – analizza Colagrande – intendo riferirmi a quando sono stato sindaco, riuscivamo a mala pena a pagare gli stipendi o a fare anticipazioni di cassa. Non c’erano entrate comunali, non c’era Ici, non si pagava quella che in gergo chiamiamo “l’immondizia”… è stato un periodo difficile. Polignano era un paese prettamente agricolo. Il turismo appena si intravedeva, e siamo stati noi i primi a lanciare l’idea di un cartellone di eventi per l’estate. Nel centro storico non era facile aprire un’attività: è solo negli anni ’90, grazie a Di Giorgio, ma soprattutto grazie alle liberalizzazioni del governo nazionale, che il centro storico ha potuto affrontare il suo boom economico. Di Giorgio ebbe una bella intuizione, ma è stato agevolato dalle leggi nazionali.

Per quanto riguarda le scuole superiori, vorrei ricordare che il sindaco Colagrande è stato il primo a chiedere, nel 1979, un istituto professionale per Polignano, con indirizzo ragioneria e specializzazione nelle lingue. Perché si è realizzato solo di recente? Perché non abbiamo mai avuto esponenti nei palazzi che contano, mai avuto un consigliere provinciale in quel periodo. Ricordo quando segnalammo Treglia alla Provincia, ma preferivano Delle Grazie di Mola. Non a caso, Conversano, Monopoli e Mola si sono sviluppate meglio, poiché hanno avuto esponenti nei palazzi che contano: Matteo Fantasia per Conversano, il senatore Russo e l’on. Alba per Monopoli, Delle Grazie per Mola. Non a caso in quel periodo, capitava che il 90% dei dipendenti degli enti scolastici di fossero di Conversano. A Polignano non abbiamo saputo fare squadra ed esprimere una candidatura unica. Penso a Paolo Giuliani e a Peppino Montalbò che potevano seriamente rappresentarci alla Provincia. Purtroppo non ce l’hanno fatta e noi siamo stati penalizzati.”

E oggi? Che ne pensa Colagrande dell’attuale amministrazione? Il giudizio non è cambiato. Il prof. “boccia” Vitto e Co. “Un po’ di ottimismo non fa male – risponde – soprattutto se penso ai giovani. Ma ho visto giovani che sono vecchi, e non mi riferisco solo agli attuali assessori, ma anche ai dirigenti di partito… Il sindaco vuole controllare tutto e tutti, tenere tutto a se, senza possibilità di delega. Non c’è più dibattito democratico, vedi cosa è accaduto per la piazza, dove si potevano installare delle lastre in vetro, come è stato fatto in tanti comuni turistici. Mi spiace per Lomelo, lui dovrebbe far pesare certe posizione, come quella della piazza, ma sembra costretto a subire le angherie di altri e di un sindaco a cui si deve dire sempre e solo “sì””.