Sabato 19 Gennaio 2019
   
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Come sarà la Terza Repubblica? Paolo Mieli: "Peggio del '92"

Quagliarielo serracchiani


Berlusconi e il berlusconismo: l’eredità scomoda del centro-destra


Quagliariello (PdL): "Salvare la legittimità della politica"

Serracchiani (PD): "Accettare la sfida culturale"



Come al gioco dell’oca: la II Repubblica è cominciata con un governo tecnico e si è conclusa con un governo tecnico. Nel mezzo, c’è di tutto: la videocracy (potere del video), il fallimento della politica e la delegittimazione delle istituzioni, oltre alla crisi economica.

Dunque, come sarà il passaggio dalla Seconda alla Terza Repubblica, nell’era del post-berlusconismo? Forse, le risposte alla domanda sono contenute in un libro, “Ascesa e declino della II Repubblica” di Lodovico Festa, presentato ieri sera a Monopoli e commentato da ospiti autorevoli: Paolo Mieli - Presidente di Rcs Libri; Antonio Pilati - Consigliere d'Amministrazione Rai; Paolo Cirino Pomicino - Già ministro della Repubblica Italiana; Gaetano Quagliariello - Vice Presidente Vicario Gruppo PdL Senato; Nicola Rossi - Economista, Senatore della Repubblica; Debora Serracchiani - Europarlamentare PD.

Il paesaggio de “Il Melograno” (location del dibattito moderato da Giancarlo Loquenzi) è bucolico, ma gli scenari appaiono apocalittici. Paolo Mieli non ha dubbi: “La Seconda Repubblica sta finendo male, peggio di come finì la Prima”, nel 1992, i cui strascichi sono tuttora evidenti: si vedano le indagini in corso sulle presunte trattative Stato-Mafia e l’affaire Napolitano.

Mieli provvede e prevede: “si sa come andranno le prossime elezioni. Vincerà il centrosinistra con l’inganno. Faranno governare i tecnici chiamati come supplenti e, con una finta unità nazionale, si formerà un asse che va da Casini (UdC) a Vendola (SeL)”.

Debora Serracchiani è più possibilista. L’avvocatessa è ancora quella ragazza prodigio, disincantata, come quando neleugenio-scagliusi-quagliariello 2009, all’Assemblea dei Circoli di Roma mise KO Franceschini, in particolare l’ala conservatrice del Partito Democratico. Il suo intervento strappa applausi soprattutto da destra, dove alcuni esponenti del PdL sono tutti in prima fila per tifare l’amico Quagliariello. Per lui, ci sono anche gli amici di Polignano (Eugenio Scagliusi), di Conversano (Giuseppe Lovascio), di Mola (Stefano Diperna).

Partono applausi perfino quando si affronta il tema della “Videocrazia” come “elemento di mutazione antopologica che il berlusconismo ha inflitto all’Italia” dai tralicci di Mediaset e dagli studi patinati del Drive In.

LA TERZA REPUBBLICA - “Questo Paese deve accettare la sfida culturale per iniziare la Terza (Repubblica, ndr) con il piede giusto. Siamo nel 2012, nell’era dell’informatizzazione, eppure bisogna ancora rivedere la legge Bassanini. Una volta per tutte – è l’invito della pasionaria udinese – accettiamo questa sfida culturale, soprattutto per chi verrà dopo di noi”.

IL POST-BERLUSCONISMO - Se è vero come dice l’autore del libro, che il centrodestra non ha ancora ritrovato se stesso, è pur vero che alcuni tra i maggiori esponenti del PdL vivono, oggi, il dramma del post-berlusconismo. Ci vorrà una grande acquasantiera prima di purificare del tutto un non-partito alla resa dei conti interna, diviso com’è tra fedelissimi berlusconiani e chi, pur avendo sostenuto l’ex premier, oggi cerca di rimuovere un passato così ingombrante.

Gli amici di Quagliariello non fanno eccezione. Il senatore del PdL da un lato rievoca gli spettri del passato: “Nella storia d’talia vi è un problema di legittimazione. De Gasperi, pur avendo salvato l’Italia dalla fame, dal fascismo e dal comunismo, è morto di disperazione, tradito dai suoi. Craxi è morto in esilio. Moro ha fatto una brutta fine”.

E Berlusconi che fine farà? Quagliariello preferisce non citarlo, ma poi mette le mani avanti: “In Italia, un politico che si vuole ritirare espone qualcuno, e chi l’ha seguito, a perdite devastanti”. Sembra un messaggio in codice per l’ex premier, che fa più o meno così: “Caro Silvio-Sansone non faremo la fine di tutti i filistei”.

Mieli incalza il senatore. “Per colpa di Berlusconi, nel 2008 abbiamo perso una grande occasione di allargamento. Berlusconi preferì delegittimare l’avversario e le opposizioni, e tutti coloro che gli hanno fatto la guerra”. Da qui si spiegherebbe il fenomeno dell’impoverimento del centrodestra, di cui tratta il libro.

 

Qual è la svolta? Il PdL riuscirà a supera l’onta dell’era post-berlusconista?

“Bisogna salvare la legittimità, per evitare che la politica la facciano i tecnici, l’opposizione la fa Grillo e noi facciamo i dibattiti facendo finta di scontrarci. Servono istituzioni nuove e forti se vogliamo salvare l’Italia e la moneta unica. Queste sono le grandi intese, poi – avverte Quagliariello – ci dobbiamo dividere su alcune cose: l’iniziativa privata, il risparmio, la famiglia hanno salvato l’Italia contro uno Stato troppo dispendioso”.

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