Giovedì 20 Giugno 2019
   
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L'INTERVISTA A MATARRESE PRIMA DEL CONGRESSO

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Ci siamo. E’ tutto pronto per l’inizio dei lavori congressuali. Dopo giorni di estenuanti trattative sui nomi da candidare alla segreteria locale - si fanno insistenti le voci su più convergenze - da Tommaso Colagrande a una improbabile riconferma di Matarrese - la due giorni del Partito Democratico comincia da pomeriggio alle ore 18 nei locali sede del circolo, in via V. C. Basile, con la relazione del segretario uscente, Antonello Matarrese, prosegue con la presentazione delle mozioni dei candidati a segretario provinciale e segretario locale. Il dibattito si concluderà presumibilmente alle ore 21. Domani 2 giugno avranno luogo le operazioni di voto che si protrarranno dalle 9 alle 12 e, nel pomeriggio, dalle 17 alle 21.

Per l’occasione abbiamo intervistato il segretario Antonello Matarrese.

 

Vuole anticipare qualcosa della relazione di stasera? Quali saranno i passaggi salienti?

“Il Partito Democratico è stato capace di rendersi interprete dei bisogni della gente? E’ stato in grado di rispondere a chi pensa che si possa fare a meno di Berlusconi? E, passando al livello locale, il PD si sta preparando a governare il paese? Sente di poter intercettare meglio della destra i bisogni della gente comune?”

Come pensa di aver gestito in questi ultimi anni il partito democratico?

“Non mi piace il termine “gestire”, e comunque non si gestisce un partito politico, che costituisce un bene indiviso ed un patrimonio di tutti. Mi sono sforzato, non spetta a me dire se ci sono riuscito, di tenere unito il partito, pur tra mille difficoltà, anche di carattere economico e logistico. Perché è ovviamente difficile guidare un partito senza risorse che non siano le tessere degli iscritti e la vendita di biglietti di qualche lotteria rimessa a qualche volenteroso.”

Alla luce dei risultati delle regionali, sosterrebbe ancora Boccia in una ipotetica elezione primaria? E comunque se potesse tornare indietro lo rifarebbe?

“Ovviamente sì. Anche se non avessi avuto la ventura di stimare e conoscere personalmente Francesco Boccia, che è il responsabile dell’economia dei parlamentari del PD e non certo un carneade, nella qualità rivestita non vedo come avrei potuto chiedere il voto per un candidato che non fosse iscritto al nostro partito. Devo ricordare infatti che, pur essendosi trattato di primarie di coalizione, da una parte c’era Boccia, che era il candidato scelto dal PD perché iscritto e parlamentare del PD, e dall’altra Vendola, che non era e non è iscritto al PD. Per me, come segretario, la scelta sarebbe stata in ogni caso obbligata.”

Quanto pesano le correnti (si dice che siano due: una legata a Vitto, l'altra a Di Giorgio) per il confronto e il successo del partito?

“Le correnti, o aree come si preferisce chiamarle adesso, ci sono sempre state. Tuttavia ritengo che esse non costituiscano un male, se e quando siano stimolo per la dialettica politica e quando quest’ultima agevola e favorisce il conseguimento del risultato elettorale. Certo non devono rappresentare l’occasione per battaglie di trincea e faide che la gente non capisce, e giustamente.”

Cosa non funzionò alle elezioni amministrative del 2007? Quali errori da non ripetere a quelle del 2012?

“Premetto che, in questo caso, parlo per sentito dire. Credo che non sia stata felice la scelta di chi dovesse rappresentare la coalizione. Mi auguro, per il futuro, che non si ripeta l’errore.”

Forse una delle tappe più clamorose e impresse a memoria è quella delle ultime elezioni primarie di febbraio. Un bagno di folla, tanti giovani alle urne e un voto contrario alle aspettative. Molti del Pd, e soprattutto giovani d'età, votarono Vendola. Che riflessione ha fatto?

“Che questa è l’epoca dei leader più che dei partiti. Vendola ha dimostrato che le primarie, strumento di democrazia nel quale il PD ha creduto e crede, portano a selezionare chi la gente comune ritiene più adatto per rivestire un certo ruolo, e non è affatto semplice convincere l’elettore a votare contro il proprio istinto in ragione di non sempre comprensibili ordini di scuderia.”

A quali condizioni rifarebbe il segretario?

“La mia (ri)candidatura non è mai stata all’ordine del giorno. Invero ho detto agli amici, in tempi non sospetti, che i miei crescenti impegni professionali, che mi portano spesso fuori Polignano, mi impedivano di assolvere a questo, delicato, ruolo con la dovuta attenzione, specie in considerazione dell’ormai prossima campagna elettorale per il rinnovo del consiglio comunale. Chi mi conosce, personalmente o professionalmente, sa che non sono solito assumere impegni che non sono certo di poter assolvere. Il resto sono chiacchiere e facili strumentalizzazioni.”

Pensa che ci sia qualcuno che stia chiedendo o abbia chiesto la sua testa?

“Direi proprio di no. Se qualcuno fosse stato così miope e masochista dal perseguire questo disegno avrebbe fatto male solo a sé stesso.”

Che ne pensa del caso inciucio tra Di Giorgio e Bovino sollevato da alcuni giornali locali?

"Una barzelletta."

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