Mercoledì 05 Agosto 2020
   
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LA PREFAZIONE DEL DIARIO DI MALLARDI DEL 1816

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RIFLESSIONI SU NAPOLEONE - 'FARO DI LUCE O DESPOTA' - E SULL'UNITA' D'ITALIA

"La storia giudicherà in tempi migliori e meno barbari se il più gran capitano della nostra epoca è stato Napoleone; s’egli fu faro di luce e di civiltà, o un despota, pieno d’insaziabile ambizione."

DAL DIARIO di GIUSEPPE MALLARDI - 1816

 

E' una delle riflessioni di Giuseppe Mallardi, capitano polignanese, a proposito di Napoleone. Abbiamo l'onore di ospitare un'anticipazione inviata in redazione dal caro amico Carlo De Luca, dalle pagine del Diario di Giuseppe Mallardi, del cui ritrovamento presso l'abitazione di alcuni discendenti del capitano - dopo due secoli - vi parlammo alcune settimane fa in esclusiva su Polignanoweb.

Oggi, che siamo nel vivo del dibattito attorno all'Unità d'Italia (che quest'anno festeggia il 150° anniversario), le pagine del diario di Mallardi sembrano più attuali del periodo in cui sono state scritte, ovviamente cambia il quadro storico: all'epoca si doveva ancora 'fare l'Italia e gli italiani', oggi si rimette in discussione il concetto stesso di 'nazione'. "Ma se Napoleone - si interrogava il capitano nel 1816 - invece di frazionare l’Italia peggio di prima avesse riunito le sue sparse membra, dotandola della sua naturale capitale, cioè Roma [...]". Vi consigliamo, a tal proposito, di leggere tutte le pagine della prefazione. "Invece - prosegue ancora Mallardi nella riflessione - cadde nel grande errore di frazionare l’Italia come prima in tanti minuscoli stati quasi autonomi."

Le pagine del diario sono quindi un preziosissimo e rarissimo documento storico, sono in fase di traduzione. Carlo De Luca anticipa per noi la prefazione del diario di Giuseppegiuseppe-mallardi-de-luca Mallardi (vedi in basso), le pagine iniziali scritte a distanza di alcuni mesi dal rientro a Polignano dell’Autore e in prossimità del suo matrimonio con Carone Deodata, vedova Mionin. Le pagine sono datate, come già detto, al 1816, un anno dopo il Congresso di Vienna e la Restaurazione degli Stati nazionali in Europa. Il periodo in cui si getta il primo seme del dibattito sulle identità nazionali e che, proprio per difendere quei confini nazionali, o per rivendicare qualche ettaro in più perso in quella spartizione al tavolo di Vienna, scoppieranno in seguito le più sanguinose guerre che la storia abbia mai conosciuto.

Il capitano polignanese Mallardi narra di Giuseppe Bonaparte, Gioacchino Murat, di Napoleone della famosa battaglia di Lipsia e della 'ruggine ch'ebbe contro la Russia': si racconta del rifiuto avuto da Alessandro d'ottenere in moglie sua sorella, anni prima.

"A me - scrive De Luca nella mail inviataci in redazione - farebbe piacere che la comunità polignanese possa cominciare a prendere visione direttamente, cioè senza l’intermediazione di chi  ha avuto l’occasione di averlo per le mani, del testo fedele e preciso del detto Diario, la cui pubblicazione credo che non sarà nell’immediato anche perché consterà alla fine di molte centinaia di pagine. Attualmente sono all’incirca a poco più di un terzo della trascrizione, cui seguirà ovviamente una necessaria revisione complessiva per l’impaginazione e la successiva eventuale stampa in volume."

De Luca ci anticipa anche una esclusiva delle pagine successive alla prefazione del diario di Mallardi, che pubblicheremo in seguito, in un altro articolo. Tutta la redazione lo ringrazia per questo prezioso dono.

Ecco la prefazione del DIARIO.

DURANTE IL REGNO DI GIOACCHINO MURAT

DIARIO DAL 1807 AL 1815 DI GIUSEPPE MALLARDI

Prefazione

Scrissi queste brevi memorie, in forma di diario giornaliero, intitolandole “Durante il regno di Gioacchino Murat”, scrivendo quasi tutti i giorni, in guarnigione, nelle marce, sui campi di battaglia, ed anche durante la fatale ritirata di Russia, come in prosieguo vi dirò. Ebbi l’idea di scrivere questo piccolo diario, come più su vi ho detto, invogliato da un mio camerata francese, un tal Chourient, del reggimento Guardia Reale francese. Sul principio, lo cominciai come passatempo, ma poi ci trovai tanto gusto che quasi tutti i giorni ho scritto qualche cosa che ho creduto essere presa in considerazione, ed ho diviso questo piccolo lavoro in tre parti:

La prima parte dall’11 gennaio 1807 all’8 aprile 1812; la seconda parte dal 2 maggio 1812 al 29 ottobre 1813, la terza parte dal 30 ottobre 1813 al 18 giugno 1815.

Nella prima parte vi narrerò brevemente del re Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone, poi vi parlerò per lo più sempre del regno di Gioacchino Murat, il prode re cavaliere il giuseppe_bonaparte_2quale ebbe cura di  compensare il merito civile e militare, e di sublimare alle prime dignità dello stato ogni classe di persone distinte per ingegno, probità ed onore. A questo bene aggiunse l’altro della uniformità delle leggi civili e penali, dirette a garantire le persone e le proprietà. La massa popolare abbenchè abbagliata e soddisfatta dal fasto e dallo splendore della corte francese, si tenne sempre per l’antico re suo signore Ferdinando. Il dispotico militarismo si esercitava impunemente da chiunque vestisse militare divisa con duelli, prepotenze, ecc.

La seconda parte come vedrete è la più difficoltosa, perchè comprende la gran ritirata di Russia del 1812 e le seguite battaglie di Lutzen  (2 maggio 1813, n.d.r.), Bautzen ( 21 maggio 1813, n.d.r.), di Dresda  (26 agosto 1813, n.d.r.), e la gran battaglia di Lipsia  (16/19 ottobre 1813, n.d.r.)  con la difficoltosa ritirata dell’armata napoleonica del 19 ottobre 1813.

In questa seconda parte vi racconterò per quanto del mio meglio posso di questa sciagurata e memorabile spedizione, non con i colori della rettorica o con delle ampollosità menzognere.

Ho scritto giornalmente, quando ho potuto, quegli avvenimenti che colpirono i miei poveri occhi, ed ora cerco soltanto di ordinarli per lasciare alla mia famiglia le impressioni da me ricevute. Vi narrerò i nostri guai che principiarono da Vilna per il piccolo contingente di cavalleria napoletana andato in difesa alla ritirata della grande armata. Vi descriverò sommariamente le cose di cui fui attore o spettatore, e mi fu difficilissimo ritenere a mente tutti questi fatti avvenuti, ridotto, alla pari di tutti i miei compagni d’armi, a lottare agghiacciati, affamati, in preda a tutti i generi di grandissimi tormenti per i bisogni della vita. Nell’incertezza la sera di vedere il sole novello del mattino, e del dubbioso mattino vedere il tramonto, tutto il mio desiderio era nella ferrea volontà di sopravvivere per abbracciare i miei fratelli giovanissimi, e raccontare loro quello che io aveva visto e sofferto. Spinto da questo gran desiderio, assiso tutte le notti avanti un fuoco pernicioso, (quando si poteva avere) e soggetto alla bassa temperatura dai 17 ai 22 gradi sotto zero, attorniato da morti e moribondi, io teneva dietro agli avvenimenti della giornata.

Poi vi narrerò le grandi battaglie della Germania e così fino alla fine come meglio potrò.

la-battaglia-di-lutzenLa storia giudicherà in tempi migliori e meno barbari se il più gran capitano della nostra epoca è stato Napoleone; s’egli fu faro di luce e di civiltà, o un despota, pieno d’insaziabile ambizione. Quest’uomo avrebbe potuto trarre i giorni più felici e tranquilli. Da semplice gentiluomo si vide innalzato sul primo trono del mondo; il suo imperial trono fu una serie di segnalate vittorie fortunatissime; ebbe un figlio che colmò i suoi voti. Popoli e soldati l’ammiravano come un genio ed il suo dominio imperiale pareva già assicurato alla sua stirpe. Tutti i regnanti stranieri assoggettati da lui erano divenuti vassalli, pagandogli tributi, e mantenendogli truppe, ed appagandolo in ogni suo lieve capriccio. Nulla poteva mancargli per essere felice. Egli fu un genio nel vero senso della parola: gran capitano, statista ed ottimo legislatore; ma l’ambizione del dominio dell’Europa intera lo travolse nella polvere. La ruggine ch’ebbe contro la Russia, si vuole che sia stato il rifiuto avuto da Alessandro d’ottenere in moglie sua sorella, anni prima. D’allora cominciò a covare livore, ed accarezzare l’idea d’una guerra contro la suddetta, credendola facile per la sua gran potenza militare.

Nella terza parte tratterò della infelicissima campagna d’Italia e della disfatta del generoso re Murat, che finisce con il trattato di Casalanza.

Il re Gioacchino non ebbe mai l’idea dell’italianità, ossia riunire tutte le sparse membra sotto un solo scettro e formar dell’Italia una gran potenza; ma bensì d’arrotondare alla meglio il suo regno. Perciò fece la prima bestialità, allearsi nel 1814, ai danni del cognato, con l’Austria, la quale gli prometteva l’allargamento  del regno fino al Po; la seconda fu il combatterla quando non era tempo, né sicuro dell’adesione di tutti gli italiani, e contro la volontà del cognato, col quale si era rappattumato.

Ma se Napoleone, come più giù vi dirò, invece di frazionare l’Italia peggio di prima avesse riunito le sue sparse membra, dotandola della sua naturale capitale, cioè Roma, che per tanti secoli comandò il mondo, mettendovi come re o vicerè il cognato Murat, o il figliastro Eugenio de Beauharnais, certo che dopo la disastrosa ritirata di Lipsia avrebbe trovato alle spalle uno stato forte e sicuro. Invece cadde nel grande errore di frazionare l’Italia come prima in tanti minuscoli stati quasi autonomi.

Pose sul trono di Napoli, il 15 giugno 1808, suo cognato Gioacchino Murat, grande ammiraglio dell’impero francese, nato il 25 marzo 1771, sposatosi il 20 gennaio 1800 con Maria Annunziata Carolina, sorella di Napoleone, nata il 25 marzo 1783.

Nel Piemonte, il 30 marzo 1806, collocò Maria Paolina, sua sorella, principessa e duchessa di Guastalla, nata il 20 ottobre 1780, maritata il 6 novembre 1803 con Camillo Borghese, principe e duca di Guastalla, governatore generale del dipartimento al di qua delle Alpi con sede a Torino, nato il 19 luglio 1775.

Napoleone, Imperatore di Francia, incoronato re d’Italia il 26 maggio 1805, nominò vicerè il figliastro Eugenio Beauharnais, con sede in Milano, principe di Venezia, ed arcicancelliere dell’impero, nato il 3 settembre 1780, sposato il 13 gennaio 1806 con Augusta Amalia di Baviera, nata il 21 giugno 1788.

Diede il ducato di Toscana a Marianna Elisa, sua sorella, principessa di Lucca e Piombino, granduchessa, avente il governo generale dei dipartimenti della Toscana, nata 3 di gennaio 1777, maritata il 5 maggio 1797 con Felice Baiocchi, principe di Lucca e Piombino, nato il 18 maggio 1762.

Roma fu dichiarata, dopo la cacciata del Papa Pio VII nel giugno 1809, città imperiale con a capo il generale francese Miollis, come Governatore.

Ecco come la bella e povera Italia era divisa!

Secondo il mio piccolo modo di vedere, due furono le maggiori cause che portarono il crollo dell’impero napoleonico. La prima il non aver costituito l’Italia in nazione nei suoi veri e reali confini, la seconda fu lo sbaglio di aver voluto combattere la Russia, Stato potente e lontanissimo dal suo.

Se la grandezza cui era giunto Napoleone fu in parte opera sua e in parte del destino (e il potere di cui s’investì fu l’opera più fortunata del tempo), della sua caduta però ne fu egli solo la ragione. Egli poteva, se lo avesse voluto, nel 1813, conchiudere una pace vantaggiosa perché i collegati (sic) lo temevano; ma egli confidava nella sua fulgida stella, la quale già si era offuscata trasportandolo vertiginosamente nelle più disastrose rotte. Egli solo fu la causa della sua rovina, e la espiò ingiustamente nel più spietato ed inumano esilio di Sant’Elena.

Se un giorno dopo la mia morte, la forma di governo sarà tale da permettere ai miei discendenti la pubblicazione delle mie memorie, desidero che in essa non venga apportato cambiamento alcuno, nemmeno sotto pretesto di correzione di stile nè aumento del testo, o diminuzione, o soppressione di sorta.

Giuseppe Mallardi

Polignano, lì 18 marzo 1816

VEDI ANCHE IL RITROVAMENTO DEL DIARIO E LE RICERCHE DI CARLO DE LUCA

 

 

Commenti  

 
#1 carlo de luca 2010-05-15 18:19
Sono io che ringrazio di cuore il Direttore e la Redazione tutta di PolignanoWEB per aver ritenuto meritevole di immediata pubblicazione le prime pagine del Diario di Giuseppe Mallardi.
Sono sempre più convinto che il Diario, "capitato" nelle mie mani dopo una meticolosa e laboriosa ricerca peraltro mirata, sia patrimonio della comunità locale e pertanto debba essere messo a disposizione della stessa in versione integrale e in maniera diretta e senza fronzoli di scarsissima importanza. Perciò la prefazione è stata rimessa anche a tutte le altre testate locali che ringrazio parimenti sin da ora se vorranno partecipare alla divulgazione di queste prime pagine.
Spero di completare quanto prima la trascrizione del manoscritto così come spero che a quel punto si possa procedere alla stampa e alla diffusione se non a costo zero, quantomeno a prezzo veramente "politico".
Questo è non solo l'auspicio mio ma anche dei discendenti Mallardi che con grande sensibilità hanno prontamente messo nelle mie mani il detto Diario da loro custodito da oltre duecento anni. Custodito e conservato, mi corre obbligo di dirlo con la massima chiarezza, MAI egoisticamente tanto che già oltre 80 anni or sono era stato volentieri sottoposto alla visione del prof. Stanislao L'abbate e del gen. Eugenio De Vecchi che ne avevano ampiamente trattato, il primo nel numero unico de "U Castarill" diretto da un’altra degnissima figura di polignanese, il dott. Giuseppe Modugno, e il secondo nel lungo articolo pubblicato sulla rivista Iapigia nel 1932.
E la conferma di tanta generosità si ritrova nel fatto che è stato affidato alle mie cure senza nessuna formalità e con il massimo trasporto. E' dunque del tutto priva di fondamento la voce, da me appresa con molta amarezza proprio stamattina, che il Diario sarebbe stato venduto anni fa per una somma tra l'altro di scarso ammontare. Gli eredi Mallardi non hanno mai avuto alcuna necessità di vendere il Diario o una copia dello stesso!
Ripeto, il Diario è patrimonio comune e tale deve restare e - per quanto possibile - al riparo da ogni diceria paesana.
Grato per l'attenzione.
Carlo De Luca
 

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