TENTA SUICIDIO: FERMATO DAI CC

tentato_suicidio

Questo pomeriggio, un ragazzo di Polignano, Franco Schena, 32 anni, ha tentato di lanciarsi dal ponte di Lama Monachile. Il comandante dei carabinieri di Polignano, Sergio Tatoli, dall’ospedale di Conversano presso il quale il ragazzo è ora sotto tutela dei medici in stato di ricovero provvisorio, ha confermato che si è trattato di un chiaro tentativo di suicidio.

Provvidenziale l’intervento di un brigadiere della compagnia locale. Franco Schena ha attraversato di corsa il tratto stradale che divide il bar Solarium dalla balaustra sospesa a oltre 20 metri di altezza, ha proteso titubante il capo dalla ringhiera e, secondo le testimonianze dei presenti e del militare, si è sfilato la sciarpa dal collo per bendare gli occhi. Il papà di Franco era all’esterno del bar quando ha assistito sconcertato alla scena. Il carabiniere si è fiondato sul posto per evitare la tragedia. I medici del nosocomio di Conversano l’hanno sottoposto a terapia e, superato un lieve stato di shock, ha ringraziato i carabinieri.

GUARDAVANO INDIFFERENTI A CIO’ CHE STAVA ACCADENDO” - Coraggioso l’intervento di un giovane polignanese che, nell’indifferenza generale degli altri presenti, ha dato manforte al carabiniere fino alla caserma. “Ero in moto - racconta il giovane polignanese - quando il ragazzo si è bendato gli occhi sporgendosi da quella ringhiera ho provato un brivido lungo la schiena. Ho lasciato la moto e ho aiutato il carabiniere. Solo dopo, a caldo ho realizzato che molta gente stava ferma lì a guardare, assisteva alla scena passivamente senza muovere un dito”.

Siamo convinti del fatto che un tentato suicidio sia spesso un tentativo, per quanto estremo, di chiedere aiuto, un aspetto che non dovrebbe mai essere ignorato. E’ fondamentale, in questi casi, il supporto di famigliari e amici per comprendere i motivi che lo hanno spinto a una richiesta di aiuto così estrema. Tuttavia, vogliamo riportare all’attenzione dell’opinione pubblica un fenomeno che troppo spesso fa il paio con l’indifferenza della comunità. Dobbiamo domandarci se le istituzioni locali e i settori preposti non abbiano mai pensato di condurre degli studi seri e approfonditi su questo fenomeno sociale. Possibile che non ci sia mai stato un tentativo di pianificazione programmatica nell’ambito delle politiche sociali?

Il 13 giugno scorso, un nostro concittadino, Pasquale Laselva, presidente dell’Associazione Psicologi Psichiatri cattolici di Puglia, prese parte a un interessante dibattito organizzato a Bari dal giornalista Enzo Quarto: “Diritto di cronaca e deontologia. Il rispetto dei soggetti deboli protagonisti e fruitori dell’informazione”.  Riportiamo uno stralcio da alcune riflessioni di Laselva: “Vi sono degli elementi che anticipano il gesto folle. E’ la fase del presuicidio, una miscela esplosiva di ansia e depressione fa in modo che, con il tempo, le fantasie suicide diventino sempre più precise e concrete. A quel punto iniziano i preparativi e qui subentra il ruolo fondamentale e incisivo dell’informazione”. “Questa gente - ribadì Pasquale Laselva in quell’occasione - spesso ha bisogno di aiuto”. L’indifferenza di una comunità e i facili sensazionalismi adottati dalla stampa non aiutano di certo.

Dall'archivio del nostro giornale riproponiamo l'articolo del dibattito: CLICCA QUI PER LEGGERE