FALO' A POLIGNANO, TUTTE LE FOTO

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DON GAETANO: 'PIU' CALORE E UNIONE NELLA NOSTRA CITTA''

“A mezzogiorno era tutta cenere.”. Lo scrittore Pavese, nel rogo di Santa del romanzo La Luna e i falò vede la distruzione del passato, la cancellazione del brutto ricordo. “Ci pensò Baracca. Fece tagliare tanto sarmento nella vigna e la coprimmo fin che bastò. Poi ci versammo la benzina e demmo fuoco.”.

Il corpo esanime di Santa, spia fascista, bella e imprudente, vittima e innocente, finirà così per essere cremato.

Del falò di Polignano stamane è rimasto un cumulo di cenere e carboni morenti. “Vogliamo bruciare tutte le cose brutte, le invidie, le gelosie…tutte queste cose le dobbiamo bruciare. Dobbiamo cercare di fare quanto più calore e unione nella nostra città.”. Così ieri sera, Don Gaetano Luca, prima della benedizione del falò di piazza Moro organizzato dai maestri fanovai di Castellana e da Domenico Torres, pensando evidentemente ai veleni e alle controversie che da troppo tempo infiammano la città.

Parole di conforto quelle di Don Gaetano, accolte da un fragoroso brusio della folla impressionante che si è adunata al centro della piazza, fin sul palco da comizi allestito per l’appuntamento elettorale; peraltro ancora inutilizzato dall’inizio di questa campagna cacciavoti.

Vero è che il passato, come il presente, è un rifugio duro a bruciare, nella misura in cui oggi non si immagina lontanamente un futuro. Santa, “a mezzogiorno era tutta cenere. L'altr'anno c'era ancora il segno, come il letto di un falò.”.