TROVA BORSA, LA CONSEGNA E PRETENDE RICOMPENSA

consumismo

Trova una borsa (abbandonata dopo un furto?) nelle campagne polignanesi, fruga all’interno e l’”amara” sorpresa: solo documenti personali e oggetti vari. A quel punto, la consegna ai carabinieri.

E’ accaduto a una signora di Polignano. Ieri mattina, rinvenuta la borsetta, ha deciso di affidarla ai militari affinché venisse restituita alla legittima proprietaria. Fin qui nulla di nuovo; apprezzabile il gesto, salvo poi scoprire che la signora maturava, non proprio segretamente, delle aspettative: almeno una “ricompensa” in danaro dai proprietari che, nel frattempo erano stati già informati della refurtiva.

L’indomani (stamattina, ndr) la signora ha ribussato nuovamente ai cancelli biancorossi della caserma: “Nemmeno un grazie!” - avrebbe detto allusivamente ai carabinieri, alzando le braccia al cielo. Le sue aspettative di poter “guadagnarci” qualcosa si sono così ridotte a zero. Inutile chiedersi, qualora ci fosse stato del denaro all’interno, cosa ne avrebbe fatto. D’altro canto, ci risulta che la signora non viva tra disagi e difficoltà di bilancio familiare. In ogni caso, non spetta a noi giudicare: non è questo il punto.

IL CASO DI CAGLIARI - Solo qualche mese fa, nel dicembre del 2008, una commessa di un supermercato a Cagliari, Tiziana Concu, generazione "MILLE EURO", trova un malloppo da 160mila, 15mila euro dei quali in banconote. Tutti quanti, amici, parenti le danno della stupida, perché decide, senza troppi indugi, di consegnare tutto nelle mani dei carabinieri. Tagliando corto davanti all’occhio curioso e sorpreso delle telecamere di mezzo mondo, respinge le “accuse” e dichiara pubblicamente:  “Questa non è roba mia…magari chi li ha lasciati lì rischia il posto di lavoro. Non ho restituito assegni e soldi pensando a una ricompensa. L' ho fatto perché così sentivo di fare. E se mi riaccadesse di ritrovare denari, lo rifarei: li restituirei senza esitare”.

Forse, entrambi i casi ci devono aiutare a riflettere sul rapporto tra etica (inesistente) e denaro (quantità) e sul senso di appartenenza civico. Secondo voi, è giusto pretendere corrispettivi in denaro dietro un gesto utile per la comunità, in tempi migliori sarebbe stato della "quotidianità"? In un contesto civico di grande sensibilità e spirito di appartenenza etica quel gesto si traduce in “dovere”. Insomma, nulla per cui sentirsi dei paladini o eroi in questo mondo.

Purtroppo lo stato di diritto è stato minacciato prima, sconfitto dopo, da una visione meramente economicistica della società. L’etica e i doveri del cittadino lasciano ora spazio a opulenza, indifferenza, iperconsumismo sfrenato (homo consumericus). Uno spartiacque incredibile ha tracciato il confine invalicabile tra diritti e doveri del cittadino, facendo di essi un uso del tutto personale, a seconda della propria convenienza.

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