Chiesa Matrice chiusa. Cadevano Pezzi! L'intervista a don Gaetano e il COMMENTO

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Articoli pubblicati su "La Voce del Paese - edizione Polignano".

 

Don Gaetano: Raccoglieremo fondi privati con il Crowdfounding

L’INTERVISTA - In Chiesa Matrice piovevano pezzi

L’ultimo episodio durante l’ordinazione di Don Antonio Esposito


La Chiesa è chiusa, ma qual è la situazione in chiaro?

Questo e altro abbiamo chiesto all’arciprete, provando a scrutare l’immediato futuro.

 

Don Gaetano, ci dica, qualcuno a livello politico ha dormito e non ha svolto il suo dovere?

“No, a livello politico no, non ci sono responsabilità. Anche perché gli enti religiosi fondamentalmente non sono enti pubblici. Io ho lottato parecchio; in questi anni sapevo che la situazione della navata principale e del transetto era abbastanza pericolosa, quindi avevo scritto alla Regione Puglia, ma non ho mai avuto nessuna risposta. Mi ero mosso da tanti punti di vista, anche perché in questi anni ci sono state tante denunce di persone, avvocati, di gente che riceva in testa pezzi di legno o calcinacci. L’ultimo caso eclatante è stato l’autunno scorso durante l’ordinazione diaconale di Antonio Esposito. Ricordo che durante una Messa cadde tutta una parete per terra, e durante un matrimonio accadde lo stesso”.

E cosa fece?

“Chiesi un intervento di somma urgenza nel 2014 e mi è stato concesso un finanziamento di 250 mila euro, 130 mila euro dei quali furono investiti solo per le coperture del transetto (non il sottotetto). Gli altri 120 mila euro, non si sa ancora per quale motivo, la Sovrintendenza ha pensato di investirli nel recupero della facciata…”

Che peraltro sarebbe stata fatta male…

“Ha deciso tutto la Sovrintendenza, come farla, con quali materiali, secondo le sue regole. Noi a riguardo non abbiamo nessun potere decisionale. Mi chiedo: perché la facciata se ci sono interventi molto più urgenti da fare? Così sono andato a martellare più volte in Sovrintendenza ma nessuno mi ha voluto rispondere, tanto che mi hanno preso un po’ sotto il naso, come a dire: si fa così e basta. Tra l’altro questi ultimi 120 mila euro sono stati liberati adesso dopo due anni che erano depositati lì”.


Avete rischiato quindi?

“I pompieri quando sono entrati nel sottotetto si son dovuti mettere il casco perché, a causa del vento, avevano paura che potesse crollare. Anche perché le tele attaccate sul soffitto fanno effetto vela”.

 

Possiamo dunque assolvere la politica? Nessuno poteva promuovere una iniziativa, o darsi da fare prima, visto che già un anno fa denunciavamo i possibili pericoli?

“La questione è molto delicata, anche perché io non ho mai chiesto aiuto al Comune di Polignano, mi sono sempre rivolto alla Regione. Però mi auguro che da un certo punto di vista oggi le cose possano almeno cambiare…”

In che senso?

“Che si decida di fare qualcosa tutti insieme”.


I 'sigilli' e la chiusura (foto Corriere del Mezzogiorno)


Ora piange il cuore: Polignano è un paese che non ha più punti di riferimento, un ospedale, una Chiesa Matrice…

“Nell’ultimo Consiglio comunale ho battuto tantissimo su questa questione, anche perché io la Chiesa ce l’avevo aperta 24 ore su 24, quindi era anche un monumento civile, non solo adibito al culto. Spero pertanto che le autorità civili si rendano conto di questa situazione e mettano in atto azioni strategiche”.


L’ha convinta il documento approvato in Consiglio? Di fatto non emerge ancora una soluzione. Proviamo a guardare al futuro…

“La strada da percorrere è che tutti ci mettiamo insieme e cerchiamo di trovare dei fondi, che siano regionali, europei, nazionali, del ministero. Dobbiamo darci una mano tutti quanti. Che ci siano anche un po’ di fondi comunali, perché no, volendo il Comune potrebbe eventualmente darci una mano se fosse nelle possibilità. Non so in quale modo, perché non conosco come funziona, ma in qualche modo potrebbe”.

 

Lei è aperto alle donazioni di privati?

“Stiamo mettendo in piedi un Comitato per avviare un progetto di crowdfounding. Appena sarà pronto cercheremo di pubblicizzarlo il più possibile. Lo stiamo progettando in questo periodo”.

C’è un pizzico di rammarico su tutta questa vicenda?

“Ci vorrebbe più attenzione nei confronti di quello che mi sembra essere uno dei principali monumenti storici di Polignano a Mare. Non sarebbe male se ci mettessimo un occhio e ci dessimo una mano tutti quanti, pensando che le cose in futuro debbano cambiare”.

 L'interno della Matrice durante i primi lavori del 2016

 

È possibile che si riescano ad avviare i lavori e a tenerla aperta?

“Si potrebbe eventualmente. Una volta risolto il problema della navata principale, facendo il tetto e il sottotetto, magari potremmo avere la possibilità di chiudere mezza chiesa e tenerne aperta l’altra”.

E San Vito dove lo portiamo? Il nostro adorato fanciullino sarà lì, solo…

“Non so dirti proprio come sarà la festa di San Vito… Di sicuro la prossima festa di San Vito ce la faremo senza chiesa a meno che non si montino le prime impalcature e, per l’appunto si riesca a tenerla mezza aperta”.

 

San Vito si potrebbe portare a San Cosimo o Sant’Antonio?

“Beh sì, nessuno lo vieta”.

NICOLA TEOFILO

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IL COMMENTO

 

Polignano perde la sua Madre

La Chiesa Matrice resterà chiusa forse per molto.

La soluzione: ritrovare lo spirito di comunità e unire le forze


Polignano resterà orfana della sua Madre, la Chiesa Madre, la nostra Matrice. Perderà un punto di riferimento importante, e la cosa angosciante è che non sappiamo per quanto: uno, due, forse tre anni. O forse potrebbero arrivare soluzioni tecniche all’avanguardia. Nulla si esclude in questa fase, che abbiamo cercato di fotografare con il pastore che, questa Madre, per nove anni ha tanto gratificato, donandole gioia e amore, spalancando le porte al mondo intero, cinema compreso, quella fabbrica dei sogni dove tutto è possibile. Ora quelle porte sono chiuse, e questo purtroppo non è il triste epilogo di un film, ma è la realtà.

Don Gaetano Luca Amore sta per concludere il suo mandato ministeriale, ma non si dà per vinto. Dopo il Consiglio comunale della settimana scorsa, si lavora a pieno regime per cercare quei fondi, affinché non si perda un altro punto di riferimento istituzionale del nostro paese, dopo l’ospedale anche la Chiesa Madre, tra l’altro una delle principali attrazioni turistiche.

Nell’intervista che leggete a parte, proviamo a guardare alle soluzioni future. Così, su precisa domanda, l’arciprete don Gaetano annuncia l’avvio di un “crowdfunding”, ossia una raccolta fondi, un finanziamento collettivo per coinvolgere anche i cittadini privati.

Dalle parole di don Gaetano emerge un invito all’unità. Sotto questo tetto ora pericolante, per rifare il quale potrebbero volerci oltre 800 mila €, più volte i Polignanesi hanno dato prova di comunità, dimostrando di saper fare squadra nei momenti più dolori della vita paesana. Qui sotto abbiamo pregato per chi lottava per la vita, abbiamo pianto e gioito.

Ma non dimentichiamo che Cristo non è solo nei templi, lo possiamo incontrare tutti i giorni, nei volti dei sofferenti, nelle bellezze naturali, nelle periferie emarginate della nostra città. Ci siamo uniti in preghiera anche nella ‘cattedrale naturale’ di Lama Monachile, possiamo sfidare il freddo per Amore del prossimo. Non dobbiamo mai dimenticare che il Signore è ovunque, e non ama nascondersi nelle dorate cattedrali. Perciò solo ritrovando l’unità e lo spirito di comunità, lontana dalla demagogia e dagli strumentalismi politici, e senza dimenticare nessuno (perché tutti siamo utili e indispensabili), sarà possibile riaprire quelle porte; il cuore della nostra Madre.  

NICOLA TEOFILO