CENTRONE: 'PELLEGRINI NON E' AUTORIZZATO'

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PRIMA PARTE DELL'INTERVISTA ALLA COMANDANTE PM SUL CASO CALA PAURA

 

“Il signor Oronzo Pellegrini, per concessione demaniale, è tenuto a pulire la spiaggia di Cala Paura. Ma non è autorizzato all’attività commerciale del chiosco”.

La dottoressa Maria Centrone, Comandante della Polizia Municipale di Polignano, si dice sorpresa e allo stesso modo indignata, non tanto per la nostra segnalazione fotografica o per la montagna di rifiuti accatastata a Cala Paura nella giornata di domenica scorsa.

Il vero nocciolo della questione è il rapporto tra i due contendenti: Oronzo Pellegrini contro il comune di Polignano. Una battaglia legale che dura ormai da più di un anno.

“L’anno scorso c’era questa cosiddetta guerra in atto. Ma quest’anno, per correttezza, io avevo sperato che il signor Pellegrini non avesse iniziato l’attività. Poiché c’era stata una corrispondenza e poiché comunque era ancora pendente una procedura di sanatoria edilizia.”

Nell’intervista esclusiva rilasciata ai microfoni di Polignanoweb, la dirigente giura di aver scoperto solo ora, dopo la pubblicazione delle nostre foto, che il signor Pellegrini quest’anno espleta regolarmente l’attività di somministrazione pasti e bevande. Intanto, ha subito adottato il pugno di ferro: “Provvederemo a segnalare il caso alla Capitaneria di Porto e al demanio”.

 

PRIMA PARTE DELL'INTERVISTA (A breve pubblicheremo la seconda)

Come mai il signor Pellegrini non avrebbe neppure dovuto iniziare lo svolgimento dell’attività?

“Io ero convinta che non l’avesse fatto...”

Ma perché? E’ sempre per la solita storia? Non è autorizzato?

“Nel caso suo vi è l’esistenza di abusi edilizi e di violazione di norme del codice della navigazione.”

Di quali abusi edilizi si tratta?

“Stando alla concessione demaniale 900 del 2000, il locale in muratura, quello del chiosco per intenderci, risulta ampliato. Quel locale è demaniale, non è proprietà privata. Rispetto alle planimetrie originali risulta ampliato. Poi il locale in legno coperto da tettoia, a differenza del progetto, non poggia su sei pilastrini in legno. Cioè doveva essere aperto. Invece è chiuso su tre lati. All’interno c’è pure un divisorio in legno che comporta la creazione di altri vani. I bagni non risultano amovibili come dovrebbero essere, del tipo bagni chimici. Invece sono stati installati in maniera definitiva e sono in difformità rispetto alla concessione. Poi c’è uno scavo nella roccia che ha consentito l’installazione di una vasca collegata alla fossa imhoff. Questa fossa è stata autorizzata dal comune, ma non è riportata nella concessione demaniale, perché il demanio non autorizza a fare scavi nella roccia. Le opere, in parte autorizzate dal comune, non sono state autorizzate dal demanio.”

Quindi, in questo caso, ha sbagliato il comune a rilasciare l’autorizzazione?

“Si, praticamente si. C’è questo scavo nella roccia non autorizzato.”

A questo punto, al signor Pellegrini converrebbe muovere causa all’ufficio tecnico…

“Beh, ma lui ha fatto anche più di quanto l’ufficio tecnico gli ha autorizzato. Tornando alla questione rifiuti, il signor Pellegrini, per concessione demaniale, è obbligato a mantenere pulita e sgombera da rifiuti di ogni genere l’area marittima e quella immediatamente adiacente.”

Scusi, ma Pellegrini può produrre rifiuti?

“Al momento no. Perché non è autorizzato ad esercitare l’attività commerciale del chiosco.”

Dunque, ipotizziamo che il chiosco non ci sia, ma c’è gente che va in spiaggia. Cala Paura è pur sempre un luogo di accesso pubblico. Dei rifiuti solidi allora chi se ne occupa?

“Per quello sono stati messi i bidoni…”

Ma i bidoni non ci sono...

“Ci sono. Vicino a Grotta Rondinelle. Mi spiego. Però, mentre noi dobbiamo offrire un servizio per le aree pubbliche, per quelle in concessione e attrezzate, come nel caso di Cala Paura, la pulizia è a carico del titolare della concessione. In questo caso di Oronzo Pellegrini. L’obbligo della pulizia ce l’ha lui, perché ha comunque in concessione demaniale l’area, e per prescrizione deve pulire quell’area demaniale e le zone immediatamente adiacenti”.

Anche se non svolgesse attività commerciale nel chiosco?

“Certo, perché lui ha la concessione per la spiaggia. 929 metri quadrati su 1094 totali. Di tutta quest’area, lui è tenuto, come recita la concessione demaniale, a effettuare la pulizia. A prescindere dalla presenza o meno dell'attività commerciale. Pellegrini deve portare i rifiuti al più vicino cassonetto. ”

E’ quello che fa già…

“Nella gara d’appalto per la pulizia delle spiagge non a caso, ho escluso Santa Caterina, Lido San Giovanni, Cala Fetente. Escludo tutte quelle aree in concessione.”

Il signor Pellegrini dice che l'anno scorso i cassonetti a Cala Paura c'erano. Poi sono stati improvvisamente rimossi. Perché?

“Inizialmente, perché la pulizia delle spiagge spettava alla Medusa, a cominciare da giugno. Pellegrini iniziò a lamentare la mancanza di cassonetti da maggio. Nel suo caso non sono stati più messi perché non è stato autorizzato ad espletare l’attività commerciale. Deve comunque provvedere alla pulizia dell’area, sempre stando alla concessione. Ma negli altri anni, quando lui esercitava l’attività, i cassonetti ci sono sempre stati, come prevedeva il capitolato della Medusa.

Quindi il signor Pellegrini ha la spiaggia in concessione ed è tenuto a pulirla. Cosa in pratica non può fare?

“Lui non può semplicemente svolgere l’attività commerciale del chiosco. Ma su tutto il resto, dal nolo pedalò alle sedie,  nulla da ridire.”

Ora cosa succede?

“Comunicherò tutto alla capitanerie di porto, all’ufficio demanio. Ancora una volta chiederò l'adozione dei provvedimenti.”

 

NELLA SECONDA PARTE DELL’INTERVISTA:

L’anno scorso si è parlato di ritorsioni dei vigili, quando il signor Pellegrini ha chiesto dei chiarimenti sugli abusi commessi durante il famoso matrimonio privato.

“Non capisco perché avrei dovuto fare la guerra al signor Pellegrini. Le ritorsioni di cui si è parlato in consiglio comunale sono state polemiche assolutamente strumentali. Qualcuno ha legato questa situazione alla vicenda del matrimonio Montrone, e poi io avrei fatto una ritorsione contro Pellegrini. Io mi astengo dal commentare una cosa del genere, perché non è mia abitudine chiamare ritorsioni quelle che sono semplici applicazioni di norme. Tra l’altro, la prima lettera inviata a Oronzo Pellegrini risale al maggio 2009, prima del matrimonio. Quindi siamo al di sopra di ogni sospetto di ritorsione”.

 

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