ANSPI, PROCESSO A GESU' E RACCOLTA FONDI

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SI RACCOLGONO FONDI PER IL RESTAURO DEL CAPPELLONE DI SAN VITO

L'Anspi Formazione e Teatro dell'Oratorio "Giovanni Paolo II" di Polignano presentano 'Processo a Gesù', domani 24 marzo alle ore 19.30, Chiesa Matrice.

"Processo a Gesù" è una sorta di spettacolo nello spettacolo che, rappresentato per la prima volta nel 1955, ha trionfato sui palcoscenici di tutto il mondo, diventando uno dei classici a sfondo storico religioso. Lo spettacolo scritto da Diego Fabbri vuole essere il documento di un'epoca confusa ed inquieta in cui l'uomo tende ad allontanarsi da Dio, ma più lo fa e più ne sente il disperato bisogno. L'evento storico del processo inscenato da tre fratelli ebrei si trasforma in una ricerca di verità che condanna la storia contemporanea.

 

LA TRAMA - Processo a Gesù porta a compimento lo schema processuale dei precedenti drammi fabbriani e inaugura una forma di teatro: ‘aperto’, corale, sempre incentrato sul gioco del ‘teatro nel teatro’, che attiva nuove strategie di coinvolgimento del pubblico, foriere d’ulteriori sviluppi nella sua drammaturgia.

(Il confidente, Figli d’arte, L’avvenimento) Una compagnia d’ebrei gira per l’Europa inscenando ogni sera lo stesso dramma: il processo al personaggio storico Gesù di Nazareth, sulla cui innocenza questi ebrei, inquieti, ancora s’interrogano. Si tratta di un processo di natura squisitamente giuridica, anche se nel farlo, Elia, il capo della compagnia, pone al pubblico lo stesso dubbio tormentoso che assilla loro. Accanto ad Elia, c’è Rebecca, sua moglie, Sara la loro figlia, vedova di Daniele, il giudice mancante, morto sotto il piombo nazista, e Davide, che solo nell'intermezzo verremo a sapere ebbe, ai tempi in cui era ancora vivo Daniele, una storia d'amore con Sara, tanto da denunciarne ai nazisti il marito. Ai membri della famiglia si aggiungono gli attori-personaggi: la troupe che veste i panni dei protagonisti che allora presero parte al processo.

Elia, Rebecca, Sara e Davide interpretano la parte dei giudici, dividendosi i ruoli, sempre in modo diverso attraverso l’espediente del sorteggio, a garantire ogni sera un nuovo andamento processuale e affidando il ruolo di Daniele ad un giudice improvvisato che sale dalla platea. Ma la sera in cui il processo va in scena, Sara, stanca della solita procedura ormai sterile, chiede che si sentano altri testimoni, oltre ai soliti membri del Sinedrio. Vengono così interrogati, oltre a Caifa e Pilato, coloro che conobbero Gesù da vicino, personaggi della troupe ma che interpretano ruoli improvvisati: gli apostoli, Maria, Giuseppe e la Maddalena. Da queste deposizioni il processo prende una piega imprevista e si umanizza. A tal punto che nel secondo atto, dopo un intermezzo in cui Sara e Daniele entrano apertamente in conflitto sugli esiti dell’indagine, Sara si sta infatti persuadendo dell’innocenza di Cristo, il dibattito si sposta in platea animando il pubblico. Dalla platea salgono sul palcoscenico nuovi attori-spettatori. Un intellettuale che ha studiato in seminario, un prete, un giovane che ha abbandonato la casa paterna e si è perso, una prostituta, una donnetta delle pulizie. Ognuno ha visto se stesso nell’uno o nell’altro personaggio storico del primo atto.

La coralità del dramma si fa completa. Il processo, nato come rivisitazione di un pezzo di storia sacra, attraverso la rievocazione, si è trasformato in una ricerca di verità che investe la storia contemporanea messa chiaramente sotto accusa. Gli interrogativi di Elia non nascono infatti solo dal timore di aver commesso una colpa imperdonabile. L'abituale certezza anticristiana del popolo ebraico è infatti confermata dalla mancata attuazione nel mondo di oggi del messaggio di Cristo, che smentisce ogni giorno la sua natura divina. L'idea del processo è quindi doppia: processo a Cristo e processo alla cristianità, che chiamata in causa torna però a gridare alla fine del processo il suo bisogno di Cristo, perché, come conclude la donnetta delle pulizie se lo condannano nuovamente, a lei, a loro, a tutti gli uomini, non resta veramente più nulla.

Nella serata saranno raccolti fondi per il restauro del cappellone di San Vito.