FACCINCANI A POLIGNANO: ARTE AMBIENTALISMO POLITICO

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INAUGURATA LA PERSONALE DI FACCINCANI APERTA FINO ALL'8 OTTOBRE

Riflessioni su arte e ambientalismo. L'illusione di una Polignano inesistente.

 

Osservare e contemplare le tele di Athos e invidiare l’isola che non c’è; per sognare e abbacinare gli occhi e la mente.

La personale del maestro Faccincani è già un culto a Polignano: in esposizione fino all’8 ottobre del 2009 nel porticato della biblioteca comunale “Raffaele Chiantera”. Tuttavia, pochi finora ne hanno compreso le reali intenzioni che sottendono l'operazione. Nel metodo e nella tecnica è un po’ Chagall, nella forma e nella luce è realismo unito alla pura fantasia e al trionfo esaltato dei colori.

Lo “stregone bambino” -così ha definito Athos, Nantas Salvalaggio- posa uno sguardo di luce trasognato e metafisico sulla natura. “Ho imparato a osservarla fin da piccolo, con un approccio quasi galileiano. Con mio padre andavo per campi, lui ci teneva allo sguardo, mi ha educato all’ascolto della natura”. Così ha risposto alle nostre domande, ieri sera, a margine dell’inaugurazione della mostra dal titolo “Polignano e la consistenza dei sogni”, patrocinata dall’amministrazione comunale. Athos cerca con lo sguardo innocente, da infante che osserva un soggetto nella totale immedesimazione con esso (un po’ come fa il bambino nel processo di imitazione e identificazione con l’altro) e lo dipinge con distacco, filtrando la materia prima con l’immaginazione e la metafisica.

L’ILLUSIONE DI UNA POLIGNANO INESISTENTE - La Polignano di Faccincani è una città onirica, inesistente, tanto sbandierata ma intrappolata nei meandri della macchina burocratica e delle lobby di potere, che però, di fatto, non c'è nella realtà. La ritroviamo così solo nelle propagande di partito pseudo-filoambientaliste. “Un paese da fiaba”, appunto, come lo stesso pittore più volte tiene a precisare (vedi galleria fotografica in basso).

La roccia è colorata, non già ruvida, impervia e ricettacolo di rifiuti di ogni genere, come i nostri occhi e l’olfatto sono ormai abituati da anni.

Nelle tele, il tratto di costa è scomposto nella miriade di colori e di luci, in totale assenza di ombre. E’ pittura impressionista, di sostanza (?), quella che lo stesso Chagall, quando mosse una feroce critica contro il movimento pittorico francese nei primi del Novecento, riscoprì in chiave naturalista come ricerca interiore e non meramente di superficie. I sentimenti, le tribolazioni interiori, i conflitti, i drammi e gli enigmi del sentimento umano vorrebbero accompagnare la pittura di Athos verso una ricerca e una riscoperta interiore, di sostanza, mai superficiale come può sembrare da una prima lettura distorta per via dalla vistosità dei colori. Quella vivacità e l’apparente egocentrismo, forse nascondono l’infanzia e i sentimenti del maestro, l’amore incondizionato per la natura.

ABUSI DELLA COSTA E DISTACCO DELL’ARTE - Tanto incondizionato che l’abusivismo della costa perpetuato dall’uomo ai danni della natura, sfugge totalmente al controllo della ragione, quindi del suo pennello.

Perfino il tufo delle case antiche assume un colore naturale, per quanti intonaci si possano oggi combinare nell’industria edilizia. Il colore della facciata dell’abbazia di San Vito è mimesi col paesaggio e l’ambiente circostante.

Per amore, Athos è disposto a tutto, fino a manipolare l’oggetto e il soggetto. Scopriamo che su gran parte delle tele i fiori d’autunno si stagliano in primo piano accanto a quelli d’estate: fiori di tutte le stagioni in un’unica rappresentazione. Il ciclo delle quattro stagioni si arresta. Athos supera la concezione umana del tempo, cercando di catturare e fermare quel momento in cui tutto si fa e si disfa nell'ordine cronologico. Ciascuna tela sembra essere la sintesi di un sogno partorito dalla mente.

ARTE E AMBIENTALISMO - Il messaggio è di chiara impronta political-ambientalista. Se poi la politica si traduce in azione, il trucco c’è e non si vede; abilmente mascherato dall’artista. “Ho dovuto filtrare con la mia fantasia. Ciascuno di noi vorrebbe vedere quello che non c’è”- ha ammesso il maestro quando gli abbiamo chiesto come ha dovuto mediare tra le bellezze naturali della nostra costa e il paesaggio umano, antropico, l’inquinamento della natura da abusi e violenze perpetuate per mano dell’uomo.

Ci domandiamo, a rigor di critica, se non fosse vero il contrario, ossia fingere di non vedere quello che purtroppo c’è.

Non è un compromesso -risponde Athos- il mio punto di vista è infantile, totalmente libero da sovrastrutture, consapevole del fatto che i luoghi della natura abitati dall’uomo sono relativamente inquinati dalla stupidità umana”.

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