ALCUNE PAGINE DELLE MEMORIE DI MALLARDI

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"La storia giudicherà in tempi migliori e meno barbari se il più gran capitano della nostra epoca è stato Napoleone; s’egli fu faro di luce e di civiltà, o un despota, pieno d’insaziabile ambizione."

DAL DIARIO di GIUSEPPE MALLARDI - 1816

 

Il dottor Carlo De Luca ha concluso l’opera di trascrizione del prezioso diario di 2930 pagine di Giuseppe Mallardi, capitano polignanese, recuperato dallo stesso De Luca nell’aprile scorso.

Il manoscritto del giovane ufficiale polignanese che volle partire volontario nel gennaio del 1807,  pur non avendone l’età, nell’esercito napoleonico di Gioacchino Murat è un documento storico di inestimabile valore.

Si attende ora una risposta dai rappresentanti del governo cittadino sui costi tipografici per la stampa in libro del diario.

Intanto, il dottor De Luca ha inviato alla redazione un assaggio che pubblicheremo in più puntate. Una sintesi - scrive - come confermano in continuazione i puntini sospensivi di una decina di pagine delle memorie del Mallardi relative soprattutto alle terribili giornate della ritirata dell’esercito napoleonico dalla Russia.”

A fondo pagina pubblichiamo alcuni link per rileggere la prefazione del manoscritto di Mallardi e la notizia della scoperta del diario.

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Estratti del DIARIO

 

18 settembre sabato. Kemgen. Questa notte l’ho passata in meschino luogo e mi sono addormentato vestito, tanto per dare soddisfazione al mio corpo che ne aveva gran bisogno.

All’ora stabilita siamo partiti per Ortizeszow, nostra meta, che dista da qui miglia 19, pari a chilometri 39,160; solo abbiamo per via abbeveratii cavalli…. verso le 9.30 siamo arrivati alla nostra meta, piccolo paese del ducato di Breslavia in Silesia. Di questa borgata nulla ho da dire, posto più misero dell’antecedente, ed invece di fare la fermata di riposo qui, abbiamo tutti ad unanimità desiderato di proseguire il dimani. In generale tutti questi paesi sono veramente uno squallore, terreni miseri, gente povera e cenciosa, vivono sotto un tetto enorme coperto di paglia e diviso da robuste travi mal connesse ed intonacate con un miscuglio di calce, sabbia e fango. Questo enorme capannone fa supporre a prima vista che vi abiti una sola famiglia, ma viceversa ogni piccola cameretta è abitata promiscuamente da una famiglia, lurida e cenciosa, e che val cento volte meglio di riposare a ciel sereno, anziché in un tugurio sì fetido e sporco. Queste stanze, se così vogliamo chiamarle, son larghe sei piedi e lunghe 12, e vi riposano fino a 10 esseri umani.giuseppe-mallardi-diario

Quando si entra in uno di questi abituri, un tanfo orribile vi caccia fuori; fortuna che siamo in piena estate, e qui ora fa molto caldo, potendosi riposare sotto la cappa celeste senza pregiudizio di sorta.

La porta di questo capannone è così bassa, che anche un uomo di media statura è necessario che si curvi quasi a metà della persona per potervi penetrare; figuratevi dunque io, lungo come una pertica! Ho dovuto piegarmi in due per entrare. Le capanne su per giù tutte hanno questa forma: sul lato destro si trova la stalla, di fronte una scala in legno che vi porta sul soffitto ad uso granaio e fienile, che sarebbe il cosiddetto sottotetto, a sinistra una stanza di famiglia e così altre ecc. La stanza di cui già ho segnata la dimensione, viene occupata da un letto, che la copre quasi per intero, ed in fondo si scorge una minuscola finestrella, che direi quasi uno spiraglio, con qualche vetro lurido; le altre camere, se così vogliamo chiamarle, sono peggio ancora.

2 ottobre sabato. Konitz. …."Dopo la vittoriosa battaglia di Borodino la Grande Armata si mise sulla via della gran città di Mosca in tre colonne, entrandovi il 15 settembre senza incontrarvi alcuna resistenza.

Questa grandiosa città era l'emporio dell'Asia e dell'Europa. I magazzini erano immensi e tutte le case si trovavano approvvigionate di tutto per un circa otto mesi.

Dal giorno precedente solo in quel medesimo del nostro ingresso, il pericolo fu meno conosciuto.

Si trovarono nel palazzo di quel miserabile di Rostopchin alcune carte ed una lettera scritta e non finita, egli fuggì senza terminarla.

giuseppe-mallardi-divisaMosca era una delle più ricche e belle città del mondo.

…………..I russi nell'abbandonare la città la mattina del 14 settembre, appiccarono il fuoco alla borsa, al bazaar, ed allo spedale, che si cercò tosto soffocare alla meglio.

Il giorno 16 si scatenò un vento fortissimo, e circa un migliaio e più di briganti attaccarono fuoco a 500 punti diversi della città ed a un tempo, per ordine del governatore Rostopchin.

Circa cinque sesti della città erano in legno, ed il fuoco si propagò con prodigiosa rapidità, diventando un grande oceano di fiamme.

Vi erano 1600 chiese, 1000 palazzi, immensi magazzini, e quasi tutti vennero distrutti dal fuoco.

Si è preservato il Kremlin. Questa gran perdita è incalcolabile per la Russia, per il suo commercio e per la nobiltà che vi aveva il tutto lasciato, e vengono valutati danni a parecchi bilioni....

Vennero arrestati e fucilati oltre un centinaio d’incendiari, tutti dichiararono d'aver agito per ordine del governatore Rostopchin e del direttore della polizia.

Oltre 15.000 malati e feriti russi sono rimasti bruciati. Tutte le provviste di vestiario e sussistenza russe rimasero preda del fuoco………………

16 ottobre sabato. Danzica. ……………Ora qui il freddo si fa sentir bene, noi siamo usciti alle ore 7 ant. per trasferirci all'isola di Nogath, che trovasi a 17 miglia, pari a chilometri 34, da Danzica.

Abbiamo rifatta la via fino a Broust e da qui in rotta per Dirchan, piccolo paese fortificato, messo sul fiume Vistola, che abbiamo raggiunto in ore 4, arrivandovi verso le ore 11.30 ant.

26 ottobre martedì. Nogath. …………….Questa mattina alle ore 7 ant. ci siamo messi in rotta per Elbing, marcia di miglia 18, pari a chilometri 34, che abbiamo percorsi in ore quattro e mezzo, raggiungendo il paese verso le ore 11.30 ant.

29 ottobre venerdì. Koenisberg …………….Oggi la giornata è abbastanza fredda, ma buona, con un vento molto penetrante. Qui corre voce che la Grande Armata ritorni a giuseppe-mallardi-pistolagrandi marce verso Wilna e tanto noi che parecchi reggimenti di diversi stati ci rechiamo anche a marce forzate su quella medesima via per congiungerci agli eserciti imperiali di ritorno.

Fra i più lontani militari in questi paraggi siamo noi e gli spagnuoli. Da Danzica scrissi tra le lettere: una per mio padre, una per il duca Leto e l'altra per il capo squadrone Sig. Huiart……………..

1 novembre lunedì. ……………Durante la notte ha nevicato abbastanza, e sulla via c'è quasi un palmo di neve; noi siamo usciti alle ore 7.30, perché il cielo ancora minaccioso, ed abbiamo fatto rotta per Gumbinnen, tappa di miglia 28, pari a chilometri 51,828 circa. Il territorio da noi attraversato è molto povero e pantanoso ed in alcuni punti collinoso e boschivo. Siamo arrivati a Gumbinnen verso le ore 2 pom. Questa cittadina è composta, come il rimanente della regione, di casolari di legno abbastanza malfatti ed infelici, ora coperti i loro tetti da un piccolo strato di neve, che dà loro una visione strana e curiosa.

2 novembre martedì. Gumbinnen. Oggi giornata di riposo, nevica da un pezzo. La casa ove sono alloggiato è di un piccolo possidente polacco, col quale non ho potuto scambiare una parola, non conoscendo altra lingua, tanto lui che la sua famiglia, che solo polacco. Le case polacche sono formate a modo di grandi capanne sollevate dal suolo circa all'altezza d'uomo e si accede con una piccola scalinata in legno. Tutti i lati esterni sono costruiti di grossi tronchi interi appena rozzamente squadrati e messi gli uni sugli altri; nell'interno poi vi è un secondo rivestimento di tavole che fa da muro.

Tutti i tetti sono formati a due spioventi per tutta la lunghezza della capanna, che è ricoperta di tavole e poscia di paglia mista ad un terriccio molto attaccaticcio, che garantisce la impossibilità di qualunque stillicidio nella parte interna. Le camere sono garentite dalla soffitta, la quale serve alla conservazione delle derrate ed al deposito di fieno per le bestie. Le porte per lo più sono basse e strette, le finestre molto piccole, con quattro piccoli vetri e durante la vernata restano ermeticamente chiuse, e per non farvi penetrare vento dalle fessure viene applicato un certo mastice composto di materia grassa mista ad arena.

Queste case o capanne sono lontane le una dalle altre circa un centinaio di passi e garentite da una solida palizzata alta quasi un uomo. Credo che questa lontananza fra loro sia stata adottata per garentirsi contro qualche incendio.

Per lo più tutti questi villaggi e paesetti sono presso un bosco o una foresta, appunto per ricavare il legno delle costruzioni ed il fuoco per il riscaldamento tanto necessario in questi luoghi freddissimi.

5 novembre venerdì. Marvampol …………Da qui ieri partirono due reggimenti sassoni ed altri e ne erano partiti e transitati nei giorni passati, provenienti da diversi luoghi: loro meta Wilna.

Qui ho saputo un fatto abbastanza strano, che forse può avere qualche fondamento di verità.

Un uffiziale francese addetto all’uffizio poste e trasporti, che alloggia dove sono anch'io, mi ha fatto la seguente confidenza:

"Lo invio alla volta di Wilna di tutte queste truppe attualmente disponibili in queste vicinanze è allo scopo di rinforzare la Grande Armata reduce dalla presa di Mosca, la quale, dietro l’incendio, non ha potuto più svernare in quella città conforme il desiderio dell’Imperatore, ed è stata necessitata ritornare sui suoi passi per non essere colpita dal crudo inverno in quei lontani luoghi, ove ora non esistono più paesi, perché dai russi tutti furono distrutti come s'avvicinavano i francesi.

Ora la Grande Armata ritorna a marcia forzata, obbligata a questa dura prova, perché lungo la via non trova nè sussistenze nè ricoveri. La nostra armata defaticata da privazioni e marce continuate si è alquanto fiaccata, ed i russi la molestano sui fianchi ed alle spalle; perciò ora si spediscono queste truppe alla lor volta, per fronteggiare crescenti riparti russi.".

La notizia datami dall’uffiziale francese l'ho comunicato al mio capitano, il quale la conosceva in parte, così soggiungendomi: "è molto vero che la Grande Armata ritorna, ma molto decimata dalle crude sofferenze a cui è stata soggetta avendo inoltre sui suoi fianchi continuamente delle scaramucce con i crescenti riparti di cosacchi ed avendo napoleone2perduto per via la maggior parte della cavalleria, per mancanza di foraggi e cure."

7 novembre domenica. Kowno. Questa mattina tempo alquanto discreto, ma molto freddo, ed il termometro è 10 gradi sotto zero, secondo che ci à fatto conoscere il nostro colonnello. Ieri ci fornimmo dell'acquavite necessaria in questo crudo clima, ed alle 8 ant. precise siamo usciti dalla città facendo rotta per Zizmary, tappa di miglia 15, pari a chilometri 27,765, che abbiamo percorsi in ore 5 per il difficoltoso cammino fra la neve agghiacciata.

Dopo il rancio alla meglio ammannito con gran stento dal quartier- mastro, mi son recato all'alloggio segnato. Questo paesetto viene formato da una riunione di varie centinaia di capanne sparse lontane fra loro circa un centinaio di passi, e foggiate su per giù come le altre dei paesi da me più innanzi menzionati.

La capanna che mi viene assegnata come alloggio è coperta da un enorme tetto di paglia, ora con forte strato di neve. Tale enormità del tetto, le cui pareti esterne erano formate da travi mal connessi ed intonacati da una miscela di calce, rena e fango, visto da lontano mi faceva sperare di trovare un discreto alloggio, ma son rimasto deluso.

Entrando nella capanna, un orribile tanfo caldo umido, come un getto d'acqua putrida, mi salta al viso, tanto da farmi portare le mani al naso, che ora è rosso come un peperone dal freddo. Indietreggio per istinto per lo schifo, ed un pochino per paura di buscarmi qualche malattia contagiosa; ma la necessità mi obbliga ad entrare per non restare al sereno fuori con dieci o dodici gradi sotto zero.

Per entrarvi mi abbasso un pochino essendo abbastanza lungo, tosto mi viene assegnata una stanzetta sul lato sinistro, che sarebbe piuttosto una tana, dove trovo un meschino letto che l'occupa quasi intera, ed ai piedi del medesimo si scorge una finestruola chiusa ermeticamente, sulla cui fessura dalla parte esterna vi è impastato del letame per non farvi penetrare del vento.

Malgrado questa gente misera polacca vivesse nella miseria e nel sudiciume, pur tuttavia ho visto in queste famiglie delle belle fanciulle di circa vent'anni, di carnagione bianca e dal profilo bellissimo, le quali ad onta dei luridi cenci di cui son vestite e della fame che spesso soffrono, oltre alla bellezza, godono una perfetta sanità.

Mi trattengo un pochino presso il loro focolare e poi, dopo essermi riscaldati piedi, mi vado a sdraiare ravvolto nel mio cappotto su quel lurido e schifoso letto, dove ben presto mi addormento.

17 novembre lunedì. Wilna. …………Tutti i giorni mi vengono a visitare i miei compaesani, cioè F. Carone e G. Labbate, il primo della guardia d'onore ed il secondo dei veliti a cavallo; quest'ultimo ieri piangeva per aver sognato di non più ritornare ai padri lari.

Ho saputo che quasi tutti i giorni passano delle staffette e dei corrieri per la Francia e l'Italia, i quali tutti asseriscono che la Grande Armata fa ritorno a grandi marce su Wilna; costoro hanno diritto di riposo in questa caserma.NapeMurat

Da lei era pervenuta al nostro colonnello Principe di Campana da S.M. Gioacchino e si è conosciuta la seguente notizia: dopo l'uscita da Mosca, sulla via di Kaolunga, il giorno 23 ottobre assalirono i russi la cavalleria comandata dal nostro re, che erasi un poco troppo avanzata, e dopo un fiero combattimento il nostro re perdette in questa zuffa il suo aiutante di campo generale Cesare Dery ecc.

26 novembre mercoledì. Wilna. …………… Le truppe seguono a partire per il proprio destino e noi già abbiamo ricevuto l'ordine di tenerci pronti per il dimani, per ricognizioni da farsi nei dintorni della città.

Qui giunse il giorno 17, reduce da Danzica, il generale Florestano Pepe, capo del nostro stato maggiore, il quale era diretto per il quartier-generale dell'Imperatore; ma ha saputo essere le comunicazioni col medesimo interrotte dall'esercito russo, si è deciso rimanere fra noi. Egli ora ha assunto comando in capo, tanto della nostra cavalleria, che di due battaglioni di Veliti a piedi qui arrivati, i quali erano diretti per Minsk onde raggiungere il nostro re Gioacchino. Ora questi due battaglioni son rimasti soli qui come presidio di difesa della città, perciò tutte le truppe del generale Grossier fino a domani saranno completamente partite da Wilna.

28 novembre venerdì. ………………Questa mattina non siamo usciti dalla città, ma il generale Pepe ha ricevuto notizie tristissime sul ritorno della Grande Armata, la quale tutti i giorni ha continui scontri con i russi sui fianchi……………………

…………Il generale Grassier ha ricevuto l'ordine di lasciare Oszmiana per recarsi alla volta di Minsk e congiungersi con i residui della Grande Armata.

29 novembre sabato. Wilna. ………….Questa mattina di bel nuovo siamo usciti in una ricognizione, ma nulla di nuovo; speriamo che i russi siano battuti dal generale Grassier.

30 novembre domenica. Wilna. ……………….Ora il freddo è intensissimo e cominciano a gelare completamente laghi e fiumi; il termometro Reaumur è sceso fino a 18 gradi sotto zero.

2 dicembre mercoledì. Wilna. ………….Questa mattina devo registrare una dolorosa notizia: fra i diversi ammalati che abbiamo allo spedale e che per mancanza di tempo non notai, ci sono parecchi morti , come segue. ……………

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VEDI ANCHE LA PREFAZIONE DEL DIARIO DI MALLARDI

IL RITROVAMENTO DEL DIARIO DI GIUSEPPE MALLARDI