TRICOM E VARIAZIONE BILANCIO: INTERVISTA LUIGI SCAGLIUSI

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SCAGLIUSI: "Variazione di bilancio? Lo dicevo, è una deriva conservatrice"

SULLA TRICOM E ARTICOLO PANORAMA: "Ci sono responsabilità non politiche. I politici vanno e vengono, i tecnici restano...".

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Non appare per niente sorpreso della variazione di bilancio (approvata ieri in consiglio comunale) e dell’articolo di Panorama sul caso Tricom, l’ex assessore al Bilancio, Luigi Scagliusi.

Sulle scelte di bilancio del Bovino bis, dirà, nell’intervista che segue: “Sono stato profeta nel definire il rimpasto una deriva conservatrice”. Ricordate l’intervista “dal rinascimento alla restaurazione?

Per Scagliusi, sullo scandalo Tricom sono state commesse delle leggerezze: abbiamo rischiato il dissesto e ci sono delle responsabilità da chiarire che non sono politiche. Il meccanismo Tricom si poteva vigilare solo tramite controlli indiretti o filtrati: “I politici vanno e vengono - spiega l’ex assessore - mentre i tecnici restano. È naturale e verosimile che i centri di potere si possano creare nell'ambito dei tecnici piuttosto che nella parte politica”.

 

A quanto pare aveva visto giusto. L'articolo di Panorama non lascia adito a dubbi su cosa fosse la S. Giorgio ora TRICOMTributi Italia.

“È stato il mio primo atto dopo aver ricevuto la delega. Avevo necessità di comprendere appieno, l'operazione e la sua struttura, nell'interesse di tutta la comunità. La posta in gioco era, ed è, alta. Si tratta del titolo primo del nostro Bilancio ossia le entrate, il cibo dell'attività pubblica. Non si poteva indugiare. Infatti, ho richiesto immediatamente tutta la documentazione, anche se ho dovuto attendere non poco per riceverla. In ogni caso, dopo un attento esame ho riferito al sindaco le mie osservazioni e riflessioni, che egli ha pienamente condiviso. Il resto è storia nota”.

E qual è stato l'esito del suo esame?

“L'esito di quanto da me appurato è stato reso pubblico nelle diverse relazioni predisposte e lette nei consigli comunali che si sono occupati dell'argomento”.

La Tricom è stata uno degli argomenti principali della scorsa campagna elettorale, ma non si è mai parlato della sua struttura e del meccanismo di riscossione, bensì delle assunzioni.

“Anche questo, come già ribadito in altre circostanze, non era il vero problema. Il nodo centrale era appunto il meccanismo della riscossione e soprattutto le rimesse al Comune e la loro garanzia. Trattandosi di un'azienda privata, la questione personale non coinvolgeva affatto il Comune. Sicuramente all'epoca della campagna elettorale, non conoscendo puntualmente gli atti, non era possibile approfondire la questione. A posteriori, dopo le note vicende fa rabbrividire la scarsa attenzione alle verifiche che andavano effettuate, in considerazione dell'importanza del ruolo assegnato alla Tricom”.

Cosa intende dire, ci sono responsabilità politiche ascrivibili a superficialità?

“Beh, allorquando ci siamo insediati, dai controlli eseguiti è emersa la presenza di un buco di circa 1milione e 800mila euro, senza che fosse stata rinvenuta nella documentazione fornita all’assessorato alcuna segnalazione o rilievo da parte degli organi di controllo comunali a ciò predisposti ma, successivamente, a scoperta fatta, ricevemmo una relazione a riguardo, rispetto alla quale presi atto della sua intempestività anche in relazione alla particolare delicatezza e gravità della questione . Ma anche questa è una storia nota. Così come è stata accertata l'invalidità della fideiussione prestata e di quelle successive... . Se riflettiamo anche solo per un attimo, il nostro Comune ha corso il rischio del dissesto. Che nessuno in futuro si lasci sedurre dalle sirene di un ritorno di quel meccanismo.

Poi, per rispondere alla sua domanda: le responsabilità politiche in genere ci sono sempre, anche su quello che è il mio operato (nessuno è perfetto); da un punto di vista teorico esistono due generi di responsabilità politiche, quelle omissive (per assenza di controlli) e quelle commissive (per aver fatto determinate cose). Nella fattispecie, l'attività specifica di controllo era demandata essenzialmente alla parte tecnica”.

Qual era la ragione di questo atteggiamento?

“Il sistema in sé era sbagliato. Non c'era la possibilità per la parte politica di eseguire controlli diretti sul meccanismo, ma solo filtrati. Uno dei problemi della gestione amministrativa di una comunità a qualsiasi livello (comunale, regionale o statuale etc...) è la sedimentazione dell'apparato tecnico nella gestione della cosa pubblica. Ecco perché ritengo sia condivisibile il sistema del c.d. spoil system, ossia la possibilità per i politici eletti di nominare i tecnici di propria fiducia. Ciò non significa che i tecnici presenti nel Pubblico Impiego sono in malafede o chissà cosa. Anzi, vi sono molte eccellenti professionalità. Ma, riflettiamo un attimo: i politici vanno e vengono, mentre i tecnici restano. È naturale e verosimile che i centri di potere si possano creare nell'ambito dei tecnici piuttosto che nella parte politica. E questa non è un'opinione isolata, giacché sono al vaglio delle commissioni parlamentari disegni di legge trasversali, che prevedono in caso di scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, anche la rimozione dei dirigenti. Veda le banche, ad esempio, per riportare un'esperienza a me vicina, sostituiscono i direttori delle filiali o i responsabili dei diversi uffici con cadenza al più triennale. Non c'è malafede in questo, ma solo una banale regola organizzativa di controllo e controbilanciamento dei poteri. Il sistema meno imperfetto è quello ad esempio oggi previsto per i Segretari comunali”.

pa-150x150È dunque questa la ragione, per cui ha pensato in sede di innovazione di digitalizzare l'amministrazione comunale?

“Non capisco perché un centro di comando e controllo è previsto nelle aziende private, che tutelano gli interessi degli azionisti, e lo stesso non è applicabile a chi governa un Comune che deve tutelare gli interessi dei cittadini. Oggi i politici non hanno la possibilità di conoscere in tempo reale la situazione della macchina amministrativa. Sicché la legge da un lato riconosce ai politici la potestà (diritto-dovere) di indirizzo e controllo e dall'altra non fornisce loro gli strumenti per assolvere al compito. Oggi, purtroppo, il rapporto politici-tecnici è asimmetrico e andrebbe rivisto in un’ottica più moderna: il testo unico sugli enti locali e la c.d. Bassanini hanno segnato il passo, sono diventati obsoleti. La digitalizzazione avrebbe consentito ai politici di acquisire i dati necessari al governo del paese senza alcun filtro. E questa, a mio parere, è segno di civiltà”.

Ma anche dal Palazzo, c'è chi afferma che il suo progetto era costoso è inutile.

“Si, ho letto a riguardo e riconosciuto la strumentalità delle critiche. Sull'argomento ho più volte esposto le ragioni e la natura della scelta, peraltro condivisa dalla maggioranza, dal consiglio comunale e, naturalmente dalla giunta, anche perché parte del programma. Il sistema non riguardava soltanto la gestione dei tributi, ma l'informatizzazione integrale della macchina amministrativa che avrebbe comportato una rivoluzione nel rapporto Cittadino-Comune. Il progetto contemplava, altresì una parte normativa sia interna dedicata all'organizzazione degli uffici e sia esterna che avrebbe regolamentato i rapporti del Comune con la Comunità: in definitiva si trattava di e-government, che rappresenta il futuro nella relazione cittadini-P.A. Il costo, per giunta inferiore anche come base di partenza a quello della Tri.Com. avrebbe consentito ai politici e ai tecnici di avere la situazione della Comunità in tempo reale. Non solo, a regime, avrebbe determinato lo snellimento delle procedure e, quindi, la riallocazione del personale attualmente adibito a lavori routinari e privi di valore aggiunto in nuovi ruoli a più alto contenuto professionale. Il processo poi, si sarebbe concluso con l'adozione di un sistema di valutazione oggettivo e pertanto collegato al sistema premiante, che avrebbe favorito la produttività. Altro che costoso e inutile, altro che assunzione di altri due impiegati con i soldi risparmiati (il riferimento è a Matteo Colella, ndr): l'e-government avrebbe permesso una macchina amministrativa più efficace, trasparente razionale, nonché un'etica e uno stile diverso nei rapporti con i cittadini più aderente al dettato costituzionale di buon andamento della P.A.. E se poi parliamo di costi, a tendere con il risparmio che ne sarebbe derivato dal miglior utilizzo delle risorse altro che assunzioni!”.

Quindi qualcosa di assolutamente diverso da quanto le recenti dichiarazioni abbiano lasciato intendere?

“Sulla vicenda in molti hanno voluto mistificare il progetto. Chi parla unicamente in termini di costi ha una visione parziale della realtà e non è un buon amministratore. Noi elettori non abbiamo bisogno che chi governa sia un “risparmiatore”, ma che spenda bene i nostri soldi. I costi vanno sempre rapportati agli investimenti in relazione alle disponibilità e alla graduatoria dei bisogni e quindi degli obiettivi prefissati. Sono i principi minimali della scienza economica e soprattutto del buon senso”.

E le accuse di finanza creativa?

“L'ho preso come un complimento, anche se è stato detto con altri intenti. Senza la creatività non si va da nessuna parte, saremmo ancora nelle caverne a guardare le ombre riflesse sulla parete. Nell'attuale sistema – dove le entrare diminuiscono ogni anno e la spesa pubblica è rigida, ossia lo spazio di manovra lasciato alla discrezionalità dell'amministrazione è sempre più ridotto e angustiato dal patto di stabilità – se non si cercano nuove soluzioni sfruttando appieno le opportunità che legislazione vigente consente non si va da nessuna parte: quindi niente opere pubbliche e servizi, se non quelli essenziali. E ancora. È importante non trascurare lo strumento della politica fiscale, ancorché limitato per i Comuni. Le amministrazioni comunali devono, attraverso lo strumento del bilancio, creare ricchezza utilizzando tutte le leve possibili”.

Mi pare di capire dunque che disapprova le ultime scelte di bilancio del Bovino bis?

“Beh, sicuramente sono stato facile profeta nel definire il rimpasto una deriva conservatrice. Di colpo, tutto ciò che è colellamatteostato compiuto in termini di innovazione e sviluppo è stato cancellato. Anzi no: mi pare che il termine utilizzato, secondo l’intervista rilasciata a un giornale locale dal nuovo assessore Matteo Colella (peraltro già revisore contabile del Comune nell’ultimo triennio), sia “congelato”, quindi una nuova “era glaciale” si appresta. Si è passati dalle “politiche economiche” al “conto della serva”. Il nostro paese ha invece bisogno di lungimiranza, di scelte coraggiose. Chi governa deve necessariamente essere “strabico”, con un occhio guardare lontano e con l'altro vicino. Un buon governo è quello che ha una visione del futuro e una concreta gestione dei problemi di amministrazione quotidiana. Deve ascoltare i cittadini, perché è dai cittadini che proviene e a essi ritornerà con la sua attività. In tutto questo, non c'è nulla di trascendentale, è quello che gli uomini fanno da sempre: non pensano solo alle esigenza quotidiane, ma anche a quello che “faranno da grandi”. Polignano, in particolare, ha bisogno di scuotersi, perché deve smettere di essere una “nicchia ecologica” rispetto al suo comprensorio. Per realizzare tutto questo, è condizione necessaria e sufficiente che vi sia il coinvolgimento di tutti i cittadini, ognuno con il proprio talento. È una responsabilità etica nei riguardi delle future generazioni.

A questo proposito, ad esempio, sarebbe utile lo spazio che PolignanoWeb potrebbe mettere a disposizione di tutti noi cittadini, soprattutto giovani, una sorta di Forum o di laboratorio delle idee sostenibili e realizzabili, delle visioni futuribili. È un invito, un’ipotesi di lavoro che rivolgo alla vostra testata”.

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Link correlati:

TRICOM: CHI DOVEVA VIGILARE E CONTROLLARE?

PRIMA PARTE: INTERVISTA LUIGI SCAGLIUSI 4 SETTEMBRE 2009

SECONDA PARTE