BEATRICE DE DONATO NEL 2000: AUDIO ESCLUSIVO

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NASTRO AUDIO ESCLUSIVO. BEATRICE DE DONATO A ROMA, NEL 2000, QUANDO ERA DC.

Beatrice De Donato, la gentil signora, primadonna della nuova giunta di Bovino, si confessa a Polignanoweb.it

Ieri, alla presentazione ufficiale, ci è apparsa raggiante, solare. “Mi fa bene al cuore questo nuovo incarico” – aveva detto ai giornalisti, giurando di non essersi mai aspettata la nomina a vice sindaco e assessore alla pubblica istruzione. Di lei, Bovino ha detto che questo è un ritorno sulla scena di una donna dalla straordinaria bontà d’animo.

Ma chi è Beatrice De Donato? In esclusiva, la nostra redazione ha ritrovato un file audio di archivio che potrete ascoltare in basso, a fine articolo. Correva l’anno 2000, Beatrice militava nel Partito Democratico Cristiano, improvvisamente risorto dalle ceneri della vecchia DC e fortemente voluto da Flaminio Piccoli, scomparso proprio quell’anno.

La De Donato era segretaria regionale della nuova formazione scudocrociata, preparava il terreno per le elezioni politiche del 2001, nello scontro finale tra Berlusconi e Rutelli vincerà il partito di Forza Italia. In occasione delle politiche 2001, il movimento si schiera con Sergio D'Antoni e con la lista di centro alternativa ai due poli Democrazia Europea sostenuta da Giulio Andreotti, Ortensio Zecchino e Emilio Colombo.

La Prof prese la parola al congresso "Col Biancofiore verso il 2000", organizzato dal PDC all'Hotel Ergife, a Roma. Parlò dopo Alessandro Marinageli, Alfredo Vito, Pier Ferdinando Casini, Rocco Buttiglione, Clelio Darida, Anna D’Antonio. I relatori temevano l’ennesima scalata del Cavaliere, che si rivelerà poi fatale per loro, e per l’UDC oggi. Se ascoltate il discorso di Beatrice, vi suonerà profetico, per tutto quanto accadrà in politica da lì fino ai giorni nostri.

“Che bella sorpresa!” – esclama la vice sindaca quando la informiamo del file ritrovato dalla nostra redazione. “Che ricordi…”.

“Quello voleva essere lo sforzo di riunire tutti i cespugli democratici - racconta la De Donato - Tentammo di riunire i vari pezzi della Margherita, dell’UDC. Dicevano che, divisi, non avremmo mai contato nulla. Ricordo che furono proprio Flaminio Piccoli e la moglie Donnamaria a invitarmi al convegno”.

IL FALLIMENTO - Quel tentativo di riappacificare le anime smarrite si rivelerà un totale fallimento. “E’ vero  - ammette Beatrice - ognuno si era fatto il suo nido. Gli scritti dal carcere di Aldo Moro furono segnali premonitori. Lo statista diceva “se muoio io vi farete in mille pezzi”. Quell’esperienza fu molto forte per me. Capì subito che la DC era morta, i tempi stavano cambiando, l’ideale della mia giovinezza non c’era più. Fu una triste presa di coscienza. Quel discorso a Roma è stato fiato sprecato, perché la DC era morta, toccai con mano il cadavere di un contenitore di ideali ormai abbandonati, traditi”.

IL PASSAGGIO NEI VERDI – A quel punto, Beatrice De Donato, rivendicando il suo essere fortemente idealista, decide di passare ai Verdi di Polignano. “Capì che i bisogni prioritari dell’uomo del terzo millennio dovevano passare attraverso le tematiche dell’ambiente. Trovai nel partito dei Verdi un contenitore, per me, idealisticamente valido. Ma poi qualcosa anche lì si è rotto, irrimediabilmente”.

“DELUSA DAI VERDI, SCORRETTI” - Dal partito ecologista, rivela l’attuale vice sindaco, ha ricevuto solo delusioni. “Delusioni umane e scorrettezze di comportamento – specifica – Non ho mai fatto politica per interessi o per la poltrona. I Verdi mi sembravano un ideale forte in tutta Europa, che prescinde dagli schieramenti. I temi dell’ambiente non hanno colore politico. Ancora oggi i miei ideali simbolo sono lo scudocrociato e i verdi… resteranno per sempre nel mio cuore, ma quando passai nel partito dei Verdi mi accorsi che quegli ideali venivano traditi. Ho sofferto tanto per questo, ma sono andata avanti. Mi sono chiusa e ritirata a vita privata. Ho studiato psicologia, pianoforte, mi sono trasferita ad Alberobello”.

LA CHIAMATA DI BOVINO – Poi la sorpresa. Beatrice deve ritrasferirsi a Polignano, Angelo Bovino la vorrebbe nominare vice sindaco nel rimpasto di giunta. “E’ un bel ritorno a casa. Giuro che  non me l’aspettavo, questa cosa  mi è caduta dal cielo. Ho accettato l’incarico non come politico, ma come tecnico, sia chiaro; nessuna tessera di partito. Lo giuro, anche se qualcuno so che non mi crede. Purtroppo c’è un’aria avvelenata in città, una specie di gioco al massacro. Spero di riuscire a portare un po’ di pace. Porterò la pace nelle scuole, la priorità sono i ragazzi, i bambini, non voglio che le tensioni e i conflitti politici ricadano su di loro. Ho a cuore tutti, appartenenti a qualsiasi ideologia. La mia priorità sarà il fare, ascoltare di più e offrire il mio contributo per la crescita culturale di questa comunità”.