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“La questione immigrazione rischia di essere considerata solo dal punto di vista della sicurezza e come offerta di forza lavoro”. Così, sullo sfondo di questo reale pericolo, nasce il progetto “Convivialità delle differenze”, promosso dalla Caritas Diocesana di Conversano – Monopoli.
All’incontro di presentazione del progetto, in un’Aula Consiliare di Polignano gremita di gente, ha relazionato il celebre critico Goffredo Fofi, il quale ha affrontato il tema dell’Italia “al tempo dell’immigrazione”.
“A 18 ho iniziato a girare – ha affermato Fofi – non ho studiato e non mi considero un grande intellettuale ma un testimone di avventure. A ogni modo oggi si parla delle differenze fra gli ultimi e i penultimi, ovvero gli immigrati e i nuovi poveri che aumentano sempre più”. Fofi ha illustrato la sua visione pessimistica della vicenda ma, al contempo, individua nella collaborazione con gli immigrati una catarsi dal male; la possibilità di trovare una giusta soluzione. Collaborazione e condivisione di nuovi valori e orizzonti etici come mezzo per raggiungere una pars construens.
L’IMMIGRAZIONE DEI ‘TERRONI’ NEGLI ANNI ’50 - Affascinato dalle battaglie dei disoccupati, dagli scioperi al rovescio, convinto e sostenitore delle pratiche di disobbedienza civile, curatore del volume ‘Ribellarsi è giusto’, il critico Fofi ha pubblicato, nel 2009, una inchiesta sull’immigrazione dei meridionali a Torino nel secondo dopoguerra, a proposito della quale suddivise il periodo in tre fasi:
“Credo che l'immigrazione a Torino abbia vissuto tre fasi. All'inizio degli anni ‘50 era contenuta. "Assimilazione" era la parola chiave di quel periodo. Il concetto in voga era: ci sono pochi immigrati, quindi devono diventare torinesi. Il secondo periodo, negli anni '60 (che Fofi definisce una ‘situazione di pluralismo culturale’) fu quello dell'immigrazione massiccia. Piemontesi e meridionali convivevano, si annusavano, ogni tanto si scontravano. La terza fase fu quella delle grandi lotte sociali. Casa, eliminazione delle gabbie salariali e industrializzazione del Sud erano i grandi problemi. Il movimento operaio si sollevò e iniziò la lotta. Ecco, da quel momento non c'erano più l'immigrato e l'autoctono. C'era semplicemente l'operaio che lottava per ottenere dei diritti. E fu quello il momento della vera integrazione. Che può avvenire solo quando si hanno obiettivi comuni e si lotta per degli ideali.”.
L’IMMIGRATO CATTIVO - Dietro lo stereotipo dell’immigrato cattivo si nasconde un vero e proprio disegno politico. Goffredo Fofi ne era convinto allora e lo ribadisce oggi: “La difesa dell'ambiente in cui viviamo potrebbe diventare un motivo comune per lottare insieme.”. Secondo Goffredo Fofi servono obiettivi comuni e lotta per degli ideali, in tal caso l’ambiente può fare da collante per la ricerca di un comun denominatore e combattere pregiudizi, stereotipi.
In una recente intervista, Fofi imputò certe responsabilità anche a mass media e all’istituzione vaticana: “I giornali, le tv, danno solo notizie negative riguardo agli immigrati. Perché non c'è mai la storia della badante buona? - si tormentava il critico - Se diffondessero queste verità sarebbe diverso. E anche la Chiesa sbaglia: baratta il testamento biologico o l'insegnamento della religione a scuola col bavaglio sui media. Sugli immigrati c'è un disegno ben preciso dietro. Quello di dipingerli in maniera negativa.”.
Dire no a tutto questo è una pratica di disobbedienza civile, la ricerca di uno spazio comune dove poter lottare, disobbedire, unire le individualità, combattere la condizione umana di esseri auto-no-mi o peggio, automi. La sintesi di Dwight MacDonald vale ancora oggi, come per i drammi della storia del Novecento: “Dobbiamo avere paura di chi dice: obbedisco!”.
IL PROGETTO DELLA CARITAS - Tramite il supporto video i relatori hanno esposto il progetto finalizzato appunto all’interazione con persone dalle differenti nazionalità. Il progetto, in collaborazione con la Parrocchia Maria SS. Della Natività di Noci e della Parrocchia di S. Antonio di Polignano, propone diverse attività: dalla festa dei Popoli, all’assistenza legale, conferenze, incontri e dibattiti, animazione culturale sul territorio, corsi di lingue a cultura italiana.
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