Giovedì 17 Ottobre 2019
   
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FRANCESCO SILVESTRI, CONCETTI E FIGURAZIONI IN MOSTRA

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LA MOSTRA DI FRANCESCO SILVESTRI RESTERA' APERTA FINO AL 24 GENNAIO

Palazzo San Giuseppe, Polignano - orario 10-12 / 19-21

L’opera di Francesco Silvestri interroga sull’esistenza dell’uomo. I quadri, esposti nel suggestivo atrio del Palazzo San Giuseppe di Polignano, sono piccoli frammenti di frammentaria realtà: si passa dagli oggetti della vita quotidiana alla loro dissoluzione, alla liquidità in moduli.

Franco è innanzitutto un poeta alla continua ricerca di un connubio, non solo di stile, con l’arte pittorica. Per dare robustezza e concetto al suo pensiero e allo stato d’animo adotta un linguaggio di forma e di spirito, manifesta il suo mal-essere con espedienti poliedrici; trasferisce su tela il ritmo del suo poetare distaccandosi dalla realtà: il suo è uno sguardo vissuto e altero allo stesso modo, fa vibrare una voce fuori campo che racconta del mondo della vita.

Ci sono opere di Franco che scavano nella bellezza delle cose dirette. La mostra è un metaforico percorso catartico che ci accompagna dalla carne, dall’oggetto figurato, dalle solite cose (il mare, il sole, il vento, l’acqua, i fiori, vivere e morire), le rughe di una vecchia signora, prima del “tuffo” conclusivo nello spirito e nell’anima. Cose che sembrano normali, di ordinaria quotidianità lasciano spazio alla dissoluzione, al frammento, alla decostruzione dello stato. In questa fase spirituale la tecnica si fa più modulare, si passa da un senso univoco, viscerale della realtà a un senso frammentario: i ritagli di giornale sono le infinite verità, le perpendicolari di un crocifisso non sono altro che pezzi di specchio; “ciascuno di noi è un pezzo di croce”.

Silvestri invoca una fede di Agostiniana memoria, si fa travolgere dal fronte neoplatonico medievale, nel tentativo di coniugare credo e razionalità si finisce con il superamento della stessa ragione: credo quia absurdum, credo perché è assurdo. E’ il paradosso della fede sintetizzato da Kierkegaard, la fede che supera la comprensibilità umana e l’intuito. Nelle opere di Silvestri si palesa quindi, l’ineffabilità dell'Essere e la caducità del tempo rispetto alla rappresentazione della realtà. In un quadro, per esempio, un piccolo ritaglio di specchio, di spazio-tempo, è l’invito a uno sguardo filtrato, attento e consapevole, come se l'occhio venisse risucchiato all'interno dello specchietto ingannevole, perché “quello che vedi forse c’è…ma tu sei già un altro”. (Continua dopo la fotogallery, in basso.)

Visita http://picasaweb.google.it/redazionepolignanoweb/ 2010/francescosilvestri1

Francesco Silvestri nutre una profonda, estrema esigenza comunicativa. Il suo discorso inaugurale di sabato scorso conferma questa urgenza. Egli non si limita solo a “giocare” con la realtà e a rimescolare sapientemente le forme e il linguaggio dell’arte per colmare tale vuoto comunicativo, ma va oltre, interroga le coscienze e apre un dibattito che meriterebbe più incontri con l’autore stesso. Franco apre una sfida complessa del nostro tempo che apre un confronto e un’ampia discussione: suggerisce la sua soluzione alle incomprensioni religiose del mondo. La sua ricetta laica è il punto focale verso il quale dovrebbero convergere le direttrici, tutti i punti di vista rispetto alla fede e al proprio credo.

A margine della presentazione dei quadri ci siamo intrattenuti qualche minuto con l’autore. “C’è una chiesa di Federico II - suggerisce Francesco Silvestri - che non riporta alcun tipo di simbologia, non è fatta né per far pregare i cristiani, né i musulmani”. Secondo Silvestri questo spazio rappresenterebbe il luogo salvifico, la babele che dovrebbe unire sotto lo stesso tetto religioni e simboli, il luogo ideale per l’incontro e la salvezza.

Federico II è stato un visionario, un futurista, perché - spiega Franco - di questi luoghi oggi non ce ne sono: “Il problema della spiritualità e della religione è una maniera per rivedere sé stessi, per riconoscersi, per cercare di capire che non è tutto legato al quotidiano, al contingente, ma che ci sono problematiche, abbiamo un cervello un linguaggio da mettere al servizio della conoscenza. Il conoscere non è soltanto un fatto esterno, che abbia a che fare con altre realtà, ma anche con sé stessi, perché prima di conoscere meglio gli altri bisogna conoscere anche sé stessi, per capire le potenzialità, dove possiamo arrivare, come possiamo espanderci, per capire come è possibile creare e essere parte integrante di un processo di solidarietà”.

Gli abbiamo chiesto di individuare questo luogo dell’integrazione, e lui ha risposto così: “Questo luogo metaforicamente è la salvezza dell’esistenza. L’unico a teorizzarlo finora è stato Federico II. Questa chiesa di cui parlo rappresenta l’ideale, ma le chiese dovrebbero essere fatte tutte così, permettere a protestanti e a tutte le forme cristiane di incontrarsi. Che significato ha tenere delle chiese dove ciascuno rivendica la sua simbologia? Ecco perché io ho l’idea del Cristo in quanto figura trasversale, perché è quel simbolo, quello che ha detto, il Vangelo che ci accomuna”.

Uno spazio dove i simboli perdono la loro consistenza? Come dev’essere questo spazio salvifico? E’ possibile?

Visita http://picasaweb.google.it/redazionepolignanoweb/ 2010/francescosilvestri2

Commenti  

 
#2 cado dalle nubi 2010-01-22 19:30
Chi decide se quello che guardiamo è arte...
 
 
#1 banksy, è davvero arte 2010-01-21 19:08
Cambiano gli artisti ma i copioni restano. Non bastano due specchietti(pistoletto anni 60, spazio instabile della vita del mondo) e quattro paroline( il variegato insieme delle ricerche poetico visuale, con le loro riflessioni critico teorico rintracciabili nel neodadismo, fluxus, minimalismo, arte povera e concettuale americano).La pittura, dov'è?,
congelata nella sua invariabilità. Rimanere spettatori è la domanda, spingere in là trasformando il presente è la risposta, quella artistica difficilmente arriva per il semplice motivo che non sanno sognare, basta niente immaginare, inventare con poco creare e non istigare all'arte bambini vittime di progetti come Maredolfi(disegnati in passato a casa, fatti e rifatti sempre a casa e poi a memoria in classe)o il laboratorio d'arte sulle orme di Pascali.
 

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