Sabato 10 Aprile 2021
   
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Addio al centenario Francesco Carone, “U Canadàeis Du Éche”

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Uomo dallo stile di vita essenziale, combattente sotto il regime fascista, "atlante" ed icona del '900 100 anni e quasi 4 mesi: è questo il record segnato da Francesco Carone, ultimo centenario ad aver lasciato la comunità polignanese. L'invidiabile traguardo è stato tagliato con la sua dipartita lo scorso 17 maggio, e, benché egli sia stato tra i suoi concittadini abbondantemente un secolo, non è facile rassegnarsi alla perdita di un personaggio che, per le proprie esperienze di vita, continuerà a rappresentare un patrimonio storico ed antropologico. Un "atlante umano", lo si potrebbe definire. Ma andiamo per ordine.

I festeggiamenti per i 100 anni

Francesco, per i numerosi nipoti ed amici "zio Franco", aveva celebrato i suoi 100 anni lo scorso febbraio, con rito liturgico di ringraziamento e festeggiamenti con Sindaco e Assessorato Sociale. Durante la Messa nel suo giorno di nascita, la Candelora, don Giancarlo Carbonara gli aveva dato parola al microfono per una testimonianza di vita. In quell'occasione Francesco poté sfogare l'angoscia di un'intera esistenza: "La guerra è guerra", ruppe in commozione, "e non auguro a nessuno di voi di trovarsi a viverla!". Poche ma incisive parole che oggi rappresentano un ideale epitaffio per la riflessione dei posteri.

La battaglia di El Alamein

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Nato nel 1920, aveva preso parte, insieme a centinaia di migliaia di italiani, alla Seconda Guerra mondiale, più precisamente alla campagna di conquista del Nord Africa. Appena ventenne, fu chiamato presso il fronte italo-tedesco nel 201°Reggimento di Artiglieria Celere. Il nemico da combattere era l'Alleanza anglo-francese. L'obiettivo imposto da Mussolini era avanzare verso il Canale di Suez per impadronirsi dei pozzi petroliferi in mano all'Impero inglese. La fortuna voltò le spalle agli italiani quando, durante lo scontro finale di El Alamein (1942), gli anglosassoni sconfissero le milizie italo-tedesche grazie ad una superiorità numerica e tecnologica.

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I tedeschi batterono in ritirata a bordo dei pochi mezzi rimasti, lasciando appiedati nel deserto migliaia di soldati italiani che fino ad allora si erano distinti per eccellenza tattica e resistenza. Tra questi sfortunati vi fu il giovane Carone, che cadde insieme agli altri prigionieri degli inglesi. Zio Franco ebbe sempre un ricordo commosso dei compagni che morivano in battaglia e dell'amico e compaesano Tenente Lorenzo Bellipario, morto giovanissimo a Cefalonia (fronte balcanico), "perché aveva voluto combattere in prima linea".

Gli anni di prigionia

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Nonostante l'armistizio del '43, gli inglesi continuarono a detenere prigionieri gli italiani come forza lavoro per le loro colonie. Nella lunga deportazione, Francesco ha modo di lavorare in Sud Africa (a Johannesburg), in India (in presenza di una popolazione musulmana e svettanti minareti), in Thailandia, fino a rientrare a Londra e di là salpare alla volta del Canada. Cuoco ai confini con l'Alaska, conobbe le popolazioni esquimesi e i pellirosse.

Il ritorno a Polignano

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Nel '45 - '46, con la cessazione definitiva dei conflitti, Francesco passò dallo stato giuridico-diplomatico di prigioniero a quello di reduce e tornò a Polignano, dove sposò Maria Pepe. Insieme a lei, riprese a lavorare nei campi a bordo del suo conosciutissimo traino tirato da un mulo, conducendo vita assai essenziale e "sui generis", riflesso degli stenti e dei traumi di prigionia. Anche da vedovo, non volle mai abbracciare lo stile di vita consumistico, ma fu sempre entusiasta di rimanere aggiornato attraverso la lettura dei quotidiani (suo passatempo preferito) e l'ascolto delle notizie dalla sua radiolina a batterie, che preferì sempre alla televisione. Per tutta la vita non ha mai dimenticato la lingua inglese, che parlava fluentemente e che gli consentiva spesso di dar indicazioni a turisti stranieri.

Si è spento conservando il senno fino alla fine, invocando Gesù e Maria. Fu membro della Confraternita di San Giuseppe dell'Annunziata e assiduo alla Santa Messa. Dalla moglie non ha avuto prole, ma lascia insegnamenti di vita molto saggi a fratelli e numerosi nipoti e pronipoti.

ANGELA MARINGELLI

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