Martedì 24 Novembre 2020
   
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‘Camera con vista’, 14 fotografie al tempo della pandemia

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L’ispirazione viene dalla collezione privata ‘La casa del padre’ di Nicolai Ciannamea che scrive a quattro mani questo testo con Raffaele Gorgoni.

Fotografie scattate nella casa di famiglia nei mesi successivi alla morte del padre, prima di compiere quella complessa operazione che è dismettere l’abitazione di chi ormai risiede solo nella nostra memoria. Gesto che richiede una pietas non minore della sepoltura. Lydia Flem, antropologa francese, ha annotato le sue riflessioni su questa esperienza in Comment j’ai vidé la maison de mes parents. Con grande forza di memoria torna in mente POI / duemila_duemilanove, la straordinaria esplorazione in dimore di Gianni Leone. Non solo per l’altissima qualità delle immagini ma anche per la lucidità dei testi. Costretti in casa, assediati dal senso di morte per l’incalzare di un’epidemia, viene naturale volgere lo sguardo alle cose che ci circondano, alle persone con cui viviamo, al fuori dalle finestre da cui possiamo affacciarci. Cose, anche le più usuali, alle quali proprio il valore d’uso sottrae ogni identità proprio come agli altri che con noi condividono, tutti i giorni e tutte le notti, gli stessi spazi, come ai paesaggi domestici che sembrano sempre uguali a se stessi. L’eccesso di prossimità sfuma le cose nell’indistinto.

Come gli oggetti che per un’intera vita Giorgio Morandi si è ostinato a dipingere: bottiglie, contenitori, vasi … che la mano del Maestro ci ha costretto a guardare fino a vederli.

“La casa nasconde ma non ruba dicevano le nonne quando un mazzo di chiavi poggiato distrattamente da qualche parte, costringeva a lunghe ricerche. Ma la casa nasconde anche per troppa consuetudine e per eccesso di evidenza. La lettera rubata era infatti lì, in bella mostra tra gli oggetti di uso più comune. Costretti alla casalinghitudine è possibile accorgersi di tutto quello che ci circonda. Di più. La quotidiana continua convivenza ci porta a riosservare gli altri con noi e noi stessi.

Si può cogliere, nel volgere delle ore, la transizione della luce sulle cose, sui visi, sull’usuale vista dalla finestra che ne svela talvolta la bellezza segreta. L’affermazione di Chesterton che bisogna fare il giro del mondo per ritrovare la propria casa, si può rovesciare in questa, che bisogna fare il giro della propria casa per ritrovare il mondo. Non per caso questa citazione di Leonardo Sciascia da la fine del carabiniere a cavallo, si trova in epigrafe al volume fotografico di Ferdinando Scianna, titolato appunto Cose. Interiors è stato il tema di moltissimi fotografi, tantissimi ambienti e oggetti narrati per immagini in infinite maniere. Dimore e cose abitano la filosofia e la letteratura.”

L’immagine più frequente in letteratura è quella della cosa perduta, senza rimedio ma anche la cosa che, perduta la sua funzione originaria, ne ha acquisita un’altra. Di prolungate obbligate convivenze in spazi ristretti raccontano storie di mare, di viaggi fortunati e di naufragi.

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