Venerdì 16 Novembre 2018
   
Text Size

LA MERAVIGLIA CI SALVERÀ

La famiglia di Davide, ucciso da un'auto contromano nel 2016

Successo per il concerto all’alba in favore della Chiesa Matrice.

Intervista a Gianni D’Accolti, papà di Davide ucciso da un’auto contromano. Avremo mai fiducia nelle istituzioni?


Il concerto all’alba, davanti allo scoglio dell’eremita, di domenica scorsa è stato un grande successo. Sono stati raccolti oltre 1300 euro per la Chiesa Matrice ed è stato un successo di qualità. Ne è nata un’intervista a tutto tondo a Gianni D’Accolti, papà di Davide, giovane musicista e studente di ingegneria, ucciso a 22 anni da un’auto pirata sulla statale 16, vicino Torre a Mare, la notte del 21 febbraio 2016. Gianni si sta impegnando tantissimo per i giovani e per la cultura di questo paese.

 

Com’è nata l’idea di un concerto all’alba?

“A volte, la vita, ti obbliga a non poter più rinviare l’unica domanda essenziale: che senso ha la nostra vita? È davvero solo e tutto qui? A volte invidi chi ha una fede di pancia, altre devi cercare nell’attimo di ogni giorno, la presenza del mistero. In una società ormai sempre più fondata sulle relazioni virtuali, sulla possibilità tecnologica di vivere l’alba su internet, quando vuoi tu; forse era necessario stupire veramente la nostra anima e sperimentare che la rinascita è vera, non sono gli occhi di altri, magari associata ad un prodotto del mercato, a svelarla, ma sono i tuoi, e da lì senti che è il tuo cuore che può battere diversamente. Scopri che sei un uomo con le tue paure, le tue sconfitte, i tuoi dubbi, ma sei anche un uomo che può provare a benedire, che sperimenta la meraviglia comunitaria, la speranza. Credo che da questi bisogni, prima ancora che da ragionamenti, don Gaetano, abbia voluto dare una possibile risposta, abbia allargato i confini della chiesa, abbia incluso tutti soprattutto chi, come me, si sente in cerca. L’idea più bella non è il concerto all’alba, ma la scelta del senso: “voglio svegliare l’aurora”.

 

Quali emozioni ha suscitato?

“La meraviglia. Sicuramente la meraviglia di essere parte di qualcosa che appare più grande di noi, ma che è in noi. Non essere stati spettatori ma parte di una rinascita che è possibile ogni giorno. Il sole sarebbe sorto anche senza di noi, la musica, avrebbe suonato anche senza di noi, ma non sarebbe stato lo stesso. Il condividere l’emozione di una bellezza, ha creato poi la magia di rapporti immediatamente diretti, tra persone che anche non sì conoscevano, l’importanza che tra l’Io ed il sole nascente, c’è il tu. Che tra le splendide musiciste, Ottavia Valentina Pastore, Maria Colella, e la loro musica, il senso era dato dalle nostre orecchie, dal nostro ascoltare. Chi era presente è diventato parte della musica”.

 

Quanto è stato raccolto per la Chiesa?

“Sono stati raccolti 1380 euro, ma speriamo che arrivino i bonifici. Molti stranieri che erano presenti, mi sono sembrati più concretamente sensibili, di molti di noi. La Chiesa Matrice, è una parte importante dell’iniziativa. Ora è chiusa, ma non il suo bisogno. Ora per lei, vale la metafora della notte, del buio, ma anche del Salmo che don Gaetano ha reso in poesia viva, operante, stimolante: il sole sorgerà anche senza di noi, ma se noi non siamo solo spettatori ma agiamo, riusciremo a for sorgere l’aurora prima. Non esiste un solo modo per pregare, e si può pregare pur non sapendo di aver bisogno di Dio.

Poi una considerazione, Polignano oltre la sua bellezza naturale e sedimentata nel complessivo costruito storico, ha poco da offrire in termini di contenitori d’arte. Certamente la Chiesa Matrice ha una centralità assoluta.

È possibile che tutti coloro che in qualche modo guadagnano dal turismo, per i loro stessi ospiti non sentano il bisogno di contribuire sostanzialmente al miglior e complessivo restauro possibile della Matrice. Non riesco a credere che, non per lavori, ma per inagibilità, la Chiesa Matrice sia ormai da quasi due anni chiusa, senza che nessuno avverta il bisogno di rimboccarsi le maniche e stare a fianco di don Gaetano. Eppure don Gaetano, ha sempre tenuta aperta la Chiesa fino a notte inoltrata. Per me era bellissimo poterci entrare a qualsiasi ora e fermarmi, io con i miei pensieri, mentre tanti, pur turisti, scoprivano la religiosità sedimentata nel tempo, di questa comunità. Avrei immaginato il contrario, ovvero che don Gaetano ad un certo punto doveva trovarsi nelle condizioni di dire: grazie ora il vostro contributo è troppo”.

 

Qual è l’obiettivo?

“Posso dire quello che ispira la mia famiglia: sperimentare che il buio, il dolore, la sconfitta, le difficoltà, la morte, non solo l’ultima parola della vita, sono solo la penultima. L’ultima vorremo dimostrare, ad iniziare da noi, anche qui ed ora, sono tante parole con un unico prefisso “Re - ri”: riprovare, rinascere, ricostruzione, resurrezione. È proprio come l’alba, anche nella nostra vita, hai sempre un’altra opportunità, che non è dimenticare la tua storia, ma è ricordarla. E ricordare, anche etimologicamente, è il saper mantenere nel tuo cuore, mentre dimenticare è togliere dalla mente. Ricordare perché quella luce che improvvisa rinasce è capace, come nel concerto, di riscaldare prima dei nostri sensi, il nostro cuore”.

 

Ci saranno altre iniziative del genere?

“L’amministrazione di Polignano, ci è stata vicina. A me anche umanamente in un momento di grande complessità, mi ha dato l’opportunità di stare più vicino alla mia famiglia. Sapeva il sindaco, che la mia gratitudine sarebbe stata quella di offrire le mie capacità per la comunità che amministra, e il mio sforzo di lealtà, ossia saper anche dire, nel rispetto dei ruoli, il mio pensiero, se divergente.

Stanno sperimentando iniziative che hanno la pretesa, forse la presunzione, di voler iniziare, quando sono finite. Mi spiego, vorremmo che chi partecipa non sia fruitore soltanto, sia protagonista, ossia che dopo l’iniziativa possa portare con sé, un pensiero, possa avviare una riflessione, possa ritornarci, il nostro impegno organizzativo, con un segno che aiuti anche noi a crescere. Stabilire una relazione e che sia nel tempo duratura, come una carezza d’affetto reciproca.

Altre iniziative ci saranno se chi partecipa avverte questa empatia, diversamente diventerebbe spettacolo, altrettanto meritevole, ma che ha altri validi soggetti che già lavorano bene in questo campo.

Una piccola anticipazione: stiamo ragionando su una iniziativa per la prossima estate che metta al centro la capacità dell’uomo di creare, cercando di rendere questa similitudine divina; collettiva e comunitaria”.

 

Come si trova qui a Polignano?

“È la città di mia moglie, la persona a cui donerei la mia vita per un suo sorriso. È nata e cresciuta qui. Spesso sento i polignanesi inclini alla lamentazione, mentre dovrebbero benedire la loro capacità di stabilire amicizie e fraternità in modo naturale e spontaneo. Se lei è così, l’umanità di Polignano avrà avuto un suo valore. Spero che il crescere dell’economia turistica non cambi questa comunità, rendendola sempre più omologata ai luoghi del turismo internazionale. Qui si pensa in dialetto e si traduce in italiano. È splendido. Immaginate la tristezza di persone che vi ricevono parlando inglese, correttamente vestite, inappuntabili nella loro terzietà. Immaginate poi di entrare in un bar, e dover aspettare un barista che è uscito perché doveva prendersi il caffè nel bar vicino, da un suo ipotetico concorrente ed invece amico; e prova a spiegartelo secondo una filosofia di vita possibile, non so per quale miracolo, solo qui.

Immaginate un uomo come Peppino Campanella, conosciuto a livello internazionale, che con la sua impeccabile canottiera da lavoro, ti riceve, ti ascolta e ti dice: questa è casa tua, e poi lo senti amico da sempre. E no gli hai dato niente, né si aspetta nulla da te, se non la tua amicizia ricambiata.

Polignano, don Gaetano, la Chiesa Matrice, che nel momento del tuo dolore più grande, senza chiederti nulla, ti aprono le braccia e organizzano con il Conservatorio di Bari, con Paolo Messa e Raffaele Ressa, un concerto per tuo figlio Davide. Quel sorgere del sole come un miracolo nel buio della notte, quella carezza ancora più calda perché inattesa”.

 

Dovremo affrontare un argomento doloroso: lei ha ritrovato fiducia nelle istituzioni, malgrado il suo appello di un anno fa?

“Le rispondo così, la Corte di Appello di Venezia, con sentenza 1989/2018, ha assolto un automobilista che guidava in stato di ebrezza con tasso alcolemico accertato di 1,10 g/l. Dice la Corte che tale accertamento, pur in presenza di un precedente dello stesso automobilista, non basta per poterlo sanzionare, per cui pur avendo ampiamente violato la legge è stato assolto per l’applicazione di un articolo del codice penale il 131-bis, ossia il fatto c’è ma è tenue.

Quindi, e lo dico ai tanti altri genitori, un po' indifferenti su questo tema, quando l’automobilista sarà punito: ve lo racconterò, forse neanche dopo che ubriaco, drogato guidando contromano a 160 Km/orari, priverà un ragazzo del suo futuro ed una famiglia della sua serenità”.

 

I suoi appelli hanno avuto effetto o sono rimasti inascoltati?

“Da noi, non solo si continua a morire in questo modo assurdo, ma addirittura sono aumentate le morti per incidenti stradali, soprattutto tra i giovani.

Si muore così più che per attraversare un mare, come quello Mediterraneo che ormai è un mare di dolore, più che per violenza, rapine, criminalità, più che per malattiaeppure sembra sempre che sia un problema degli altri. Oggi la prima causa di morte dei nostri ragazzi è legata agli incidenti stradali.Io testimonio che mai avrei pensato che potesse accadermi, Davide era allegro, studioso, attento; pensavo che bastasse; no, dovevo avere lo stesso impegno anche per gli altri ragazzi. Non serve creare intorno ai nostri figli barriere per separarli dai “cattivi”, bisogna togliere mura e bastioni e costruire ponti per portare i ragazzi verso un modo di stare insieme più attento agli altri che non al solo proprio piacere, spesso indotto da vermi che vendono alcool e droghe per arricchirsi, e poi, caso mai si spacciano anche da imprenditori del divertimento. Così come anche molti che consumano anche il semplice spinello, e magari marciano dietro i cortei di commemorazione di Falcone e Borsellino, dovrebbero smetterla di essere ipocriti: loro stanno con i mafiosi, sono i primi finanziatori della mafia, loro hanno armato le pistole e le bombe di chi ha ucciso la speranza di uno Stato, che così non mi appartiene più”.

 

Quando partiranno i lavori per la Chiesa Matrice?

Quelli fisici, penso che stiano per essere cantierizzati; il dispiacere, sperando che non diventi rammarico, è quello che probabilmente le somme disponibili, non consentano il recupero totale anche dei dipinti del tavolato.

Si potrebbe anche verificare quanti siano disponibili a pagare una quota di un mutuo a lungo termine, per sostenere l’intero restauro, anche delle opere d’arte presenti nella sacrestia antica”.

 

Per quali opere i polignanesi dovrebbero mobilitarsi?

“Innanzitutto per l’aspetto sociologico della città, per costruire un futuro che si fondi sulla propria cultura, che inizi a riflettere sulla possibilità, anzi sulla necessità che di cultura si possa vivere. Polignano diventa città conosciuta a livello internazionale, quando riscopre Pino Pascali, Modugno, dopo nasce il turismo, ed ora, il rischio è che si pensi che il turismo stesso possa far a meno della cultura.È come rinnegare una madre, chi guadagna dal turismo non può che dimostrare riconoscenza per chi tutto questo ha mosso.

Io mi mobiliterei perché il museo Pino Pascali sia conosciuto e visitato da ogni Polignanese, sia raccordato alla città: Su questo la nostra associazione, intitolata a nostro figlio Davide, ha un’idea che tra un po' proveremo a raccontare, facendocene anche, in parte, carico economico.

Poi mi mobiliterei perché si costruisca un contenitore delle arti, magari dedicato a Domenico Modugno, rispettandone, in questo modo, lo spirito civico che, soprattutto al crepuscolo della sua vita, ha mostrato, cogliendone così l’eredità ultima, dove le associazioni e le tante professionalità locali possano trovare un luogo dove sperimentarsi, una officina, prima ancora che solo un teatro, in parte magari, anche aperto allo sguardo al mare. Un anfiteatro, come il giardino lato mare del Museo, che ha ospitato il concerto dell’alba”.

 

Spazio libero…

“All’alba, anzi ancor prima dell’alba, ho visto tanta gente in movimento per andare a lavorare nelle campagne di Polignano. Loro la vedono ogni giorno, ma già con il sudore sulla fronte, senza la bellezza della musica che abbiamo ascoltato. Non vorrei che in questo periodo estivo, dimenticassimo che Polignano è anche e soprattutto una città che ha davanti il mare, ma tutto il resto è nelle campagne capaci di produrre eccellenze con il lavoro di tanti che a volte, chiamiamo contadini quasi a distinguerli dagli uomini di cultura. In questo spazio libero, vorrei inchinarmi alle loro mani callose, alla loro fatica, al loro non poterci essere stati al concerto dell’alba, ricordando ad ognuno di noi che l’alba, ogni giorno torna per tutti, mentre sempre più spesso pensiamo che torni solo per noi”.

Commenti  

 
#1 V.D.De Crudis 2018-09-12 10:46
Bellissime parole.Intenti molto positivi.Per Polignano. Per tutti. Grazie a un genitore provato dal dolore. Grazie ad una famiglia superlativa. Continui sproni per future iniziative a favore di un luogo di culto centro di aggregazione culturale, accomunato a un museo punto focale per l'arte in continua ascesa ed evoluzione.
 

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI