
Ecco la nuova acquisizione del museo d’arte contemporanea. A una settimana dall’inaugurazione dell’esposizione di Sandy Skoglund, il “Missile” di Pino Pascali troneggia fermo, in rampa di lancio, nel salone centrale (vedi foto).
Un’opera del 1964, collezione Lodolo, realizzata su lamiera dipinta con smalti e catrame, una miscela di colori ottenuta da bitume, alcol, polveri, petroli, miscele varie. Anna D’Elia definisce questo lavoro, il preludio al ciclo delle Armi.
CICLO DELLE ARMI - C’è in effetti un filo conduttore che unisce Pascali ai modelli africani, allo stile artigiano, più della pop art americana; tant’è vero che in quel periodo proprio gli americani avrebbero copiato gli italiani. Il missile, con la pop art, avrebbe in comune solo la scelta legata al presente, nient’altro: correvano gli anni della guerra in Vietnam.
“L’intendo di Pascali – spiega
Nel ’65 Pascali espone le armi a Torino e allo stesso modo si scopre un vero artigiano: le armi per lui sono grandi giocattoli. “Nel materiale stesso c’è l’intertesto” – fanno notare più volte e non a caso Rosalba Branà e Anna D’Elia. E’ altro Pascali, per questo forse la chiave di lettura del “Missile” va ricercata nel ciclo delle armi, nel simbolismo delle immagini rievocanti il passato, l’infanzia. Sarebbe un falso storico contestualizzare il tutto al presente.
Siamo nel periodo avant Sessantotto per eccellenza: il missile non solo rievoca il passato come terreno sul quale preparare la grande rivoluzione del futuro, bensì è la trama, l’intertesto del significato della guerra nella società dei consumi, che di lì a poco avrebbe impregnato la cultura e la società italiana e occidentale in generale.
I NON LUOGHI - La passione delle armi vive in due fasi: la prima è il richiamo all’infanzia, la seconda è leggenda. Pascali stesso, in una intervista esclama: “Armiamoci!”. Poi, acquista dalla Rinascente (primo non-luogo della società dei consumi in Italia, così come inteso dall’antropologo francese Marc Augé, “non-lieux de la submodernitè”: siamo davvero ai primordi del consumismo e dell’arrivo in Italia dei grandi gruppi commerciali, tra questi appunto
L'ACCETTAZIONE DEI NON LUOGHI - Dice D’Elia in conclusione: “Pino Pascali vuole cambiare le regole dell’arte, sfidare gli spazi dell’esposizione”.
Ecco, quindi come i non-luoghi di Augè diventano non-spazi già dal ’68, per tutti i decenni a venire, fino ai giorni nostri (ma oggi il concetto di non-luogo è ormai superato, nel senso che è andato oltre l’immaginazione e la non fisicità stessa. Il non luogo si è trasformato in luogo dell’accettazione, della rassegnazione alla negazione della realtà alienata).
La sfida spazio (regola-re) si rinnova ancora oggi: l’opera, tra le altre rischia addirittura di non trovare spazio, non solo al museo, ma agli occhi di chi fruisce l’opera d’arte, lo spazio dello spettatore è negato. L’opera potrebbe finire, con le altre, segregata in uno scantinato, almeno fin quando il nuovo Museo d’Arte Contemporanea al mattatoio Madonna d’Altomare (foto apertura) non sarà pronto. Quali sono allora le nuove regole dell’arte? Quale sfida futura degli spazi?
A che punto sono i lavori? Il nuovo museo aprirà entro l’anno? Per fugare qualche dubbio, a breve le interviste dell’Assessore Fabio Pellegrini e del Sindaco Bovino rilasciate qualche settimana fa per Polignanoweb.
E la Politica può ancora delle risposte, una parvenza di certezze? Forse, di questi tempi ci siamo un po’ tutti rassegnati ai luoghi dell’accettazione.
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VEDI ANCHE DONAZIONE PASCALI U.S.A. ARMY

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