Giovedì 24 Maggio 2012
   
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“SUD GENERATION”: I GIOVANI ARTISTI DELLA PUGLIA

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Ha aperto i battenti sabato 18 dicembre alle ore 19 la mostra collettiva “Sud generation”, nell’ambito della rassegna annuale “il museo e il suo territorio”, e sarà possibile visitarla fino a metà febbraio. La fondazione Museo Pino Pascali offre una vetrina sul panorama artistico contemporaneo, accogliendo al suo interno le opere di nove artisti pugliesi emergenti.

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Ognuno a proprio modo, i nove artisti propongono una lettura in chiave contemporanea della realtà territoriale nella quale operano, muovendosi tra temi lievemente provocatori, catartici e in definitiva tutti volti ad una quasi educata riflessione.

Cristina Bari ritrae i ragazzi del carcere minorile di Bari con i quali lavora . I volti vissuti dei giovani carcerati vengono affiancati da fiori e frutti che nulla hanno a spartire con l’ambiente del carcere, in una lontana e solo sognata voglia di libertà, descritta ancora meglio dalle frasi tenere dei ragazzi che ogni foto riporta in basso.

Daniela Corbascio percorre un “territorio ibrido” unendo neon e pellicce, in un corridoio obbligatoriamente da calpestare, composto da vecchie pellicce che paiono venire fuori dagli armadi di madri, nonne e che non si ha il coraggio di buttare via, pur trovando immonda l’uccisione di animali.

Cristiano De Gaetano estrapola a grande dimensione personaggi dalla loro vita quotidiana e li colloca,scontornandoli, in bassorilievo di cera pongo in un ambiente asettico e atemporale; sono figure sole, stranite e con lo sguardo perso nel vuoto.

Artista argentina trapiantata in puglia, Guillermina De Gennaro, quasi lontanamente ispirata dallo stesso Pino Pascali lascia a macerare in ampie vasche di acqua i ritratti della cantante Sinead O’Connor in un’atmosfera languida e melliflua.

Raffaele Fiorella con le sue piccole video-installazioni lega nei due linguaggi del disegno e del video immagini statiche e di forte desolazione, tra paesaggi industriali cupi e cene solitarie sormontate da inquietanti rapaci in volo sulla tavola.

Nei suoi fogli disegnati ad acquerello, Pierpaolo Miccolis rappresenta onirici personaggi che litigano e si intersecano tra elementi umani e animali, avvicinando soggetti a sfondo sessuale che come ferite sanguinano nel foglio.

È un totem di ardesia, recuperato da vecchie lavagne, la scultura di Giampiero Milella. L’opera è rattoppata da lunghi segni di sutura a formare una provocatoria e simbolica torre del sapere negato, ripetendo a loop la parola “censura”.

L’opera in video installazione di Patrizia Piarulli mescola uno stile da pin-up ad una dissacrante matrice pop finendo per cucinare e mangiare, in una deliziosa e brillantinata cucina fucsia, il suo uomo.

Francesco Schiavulli, con l’opera “Il trespolo di Claudio Mirel” pone a tre metri al di sopra delle nostre teste un vero giovane rumeno che dall’alto osserva lo spettatore, cercando di ribaltare un disagio. Un richiamo, forse, alla performance dell’artista Gino De Dominicis che allo stesso modo elevò un ragazzo affetto da sindrome di down.

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