CAPOEIRA E RITMI AFRO-BRASILIANI FINO A MEZZANOTTE
Si torna a immaginare la San Vito del futuro
Il Festival Anime Migranti edizione 2010 si rivela un grande successo di pubblico e riaccende i riflettori su una delle località più affascinanti e controverse degli ultimi anni, San Vito.
Mercoledì sera la spiaggetta di località San Vito e il largo dell’abbazia erano irriconoscibili per gli habitué e amanti della gitarella fuori porta. San Vito gremita di gente come forse non la si era
mai vista prima. La temperatura era quella giusta, ma la formula dell’associazione Maharajah, che da anni organizza l’evento, ha funzionato. (vedi tutta la fotogallery a metà articolo)
Il segreto nell'organizzazione: coinvolgimento di tutti, pubblico, operatori commerciali e ristoratori, pescatori, residenti e villeggianti, venditori ambulanti che hanno allestito un coloratissimo e gustoso suk di bancarelle. Piccoli dettagli che fanno la differenza rispetto a chi, quest’anno, si è improvvisato con impaccio e risultati piuttosto deludenti nell’organizzazione degli eventi estivi. Anime migranti è una delle cattedrali nel deserto. Qualcuno ha giustamente esclamato: “Come sarebbe bello se San Vito fosse così almeno dieci volte all’anno!”.
Peccato per la nuova spiaggetta: quando si deciderà l’amministrazione ad accendere l’impianto di illuminazione? Capitolo a parte per i parcheggi improvvisati che, nonostante tutto, riescono a contenere le centinaia di auto.
Intanto, continuiamo pure, come abbiamo fatto in più di qualche occasione, a immaginarci la San Vito del futuro. I piani vanno a rilento, la grande isola pedonale non c’è, piste ciclabili manco a pagarle, la nuova bretella è stata allacciata da un anno per un’area portuale inesistente e, si spera, che il recente acquisto dell’ex caserma della finanza illumini la strada verso nuovi progetti e concorsi di idee. (l'articolo continua in basso alla fotogallery)
Le performances degli Slogaritmo, progetto di body percussion e il concerto della Banda do Pelô hanno scaldato il pubblico, offrendo uno spaccato della cultura di Salvador de Bahia, città simbolo del Brasile dove un tempo aveva sede il mercato coloniale degli schiavi.
I componenti della Banda si sono fatti attendere dalla spiaggia di San Vito. Trasportati dalla brezza a bordo della tipica imbarcazione polignanese in legno, il verdeoro del Brasile che si mescola
con i colori rossoverdi della nostra città, i capoeiristi di Bahia hanno raggiunto il palco avvolgendo il pubblico in un turbinio di colori e sonorità: percussioni afro-brasiliane, canti solistici, cover di capolavori della musica popolare.
LA CAPOEIRA - Poi gran finale con la capoeira, una lotta brasiliana di origine africana scambiata erroneamente per una danza. Un gioco di movimenti espressivi del corpo, una vertigine di giravolte e acrobazie, una lotta corpo a corpo dove i due ‘sfidanti’ non entrano mai in contatto, si sfiorano, seguono i ritmi della batteria e del berimbau (vedi fotogallery), un curioso strumento musicale a corda percossa di origine africana, diffusosi in Brasile dopo l’importazione degli schiavi dall’Africa.
IL LINGUAGGIO DEL CORPO - In realtà, come ci spiega qualcuno che dal Brasile ha scelto con coraggio di vivere nella nostra città - rievocando quei momenti storici in cui gli emigranti eravamo noi - nella capoeira non ci sono regole o paletti direttamente riconducibili a una storia già di per se complessa e impossibile da tracciare. Spesso un capoeirista più abile dello sfidante in lotta, si accontenta di mostrare la sua superiorità senza colpire fisicamente. Capita a volte di ironizzare sull'avversario attraverso il linguaggio del corpo: acrobazie, salti improvvisi, momenti di esultanza. E comunque nella maggior parte dei casi non c’è contatto fisico tra duellanti.

I due capoeiristi inoltre, dovrebbero sfidarsi non sul palco, ma al centro di una roda, un cerchio di persone che si forma attorno ai duellanti. Il ritmo del berimbau scandisce le modalità del gioco; lo strumento viene assegnato al capoeirista più anziano.
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VEDI ANCHE DIBATTITO SULLA EX CASERMA ACQUISTATA A SAN VITO E PROGETTI FUTURI
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Commenti
se vogliamo vendere olio per aceto....
cmq complimenti a chi con coraggio va avanti nei suoi progetti con quattro spiccioli.
un saluto
roberto
saluti
roberto
Tanta buona volontà ma si vedeva, e si sentiva, lontano un miglio che erano degli improvvisati.....
Mi spiace ma non ho apprezzato e poi........gli organizzatori non si possono proprio sopportare!