Giovedì 06 Agosto 2020
   
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'HO FREDDO MALEDETTO CHE MI PARALIZZA TUTTA LA PERSONA'

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PROSEGUE IL VIAGGIO CON IL DIARIO DI MALLARDI

 

"Ho freddo maledetto che mi paralizza quasi tutta la persona e mi pare che una falange del pollice del piede destro mi si sia congelata."

DAL DIARIO di GIUSEPPE MALLARDI - 6 dicembre 1812

 

Scorriamo le pagine del diario di Giuseppe Mallardi, riprendendo il filo dai primi estratti pubblicati la settimana scorsa e concludendo con il dramma del freddo raccontato dal fronte di guerra, dal capitano polignanese. Ne approfittiamo per ringraziare il dottor Carlo De Luca per questo prezioso regalo, in nome di una più larga e diffusa conoscenza della memoria storica. De Luca con grande spirito di sacrificio ha concluso l’opera di trascrizione delle memorie del capitano polignanese Giuseppe Mallardi.

Il manoscritto del giovane ufficiale polignanese che volle partire volontario nel gennaio del 1807, pur non avendone l’età, nell’esercito napoleonico di Gioacchino Murat è un documento storico di inestimabile valore.

A fondo pagina pubblichiamo alcuni link per rileggere la PRIMA PARTE dell'estratto (PER RIPRENDERE IL FILO DA DOVE ERAVAMO RIMASTI), la prefazione del manoscritto di Mallardi e la notizia della scoperta del diario.

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Estratti del DIARIO

LA PEGGIORE GIORNATA DELLA VITA DI GIUSEPPE MALLARDI (La truppa decimata dal freddo)

Riprendiamo da mercoledì 2 dicembre 1812 a Wilna e concludiamo con la domenica del 6 dicembre 1812, dove il capitano polignanese Mallardi, dal fronte di guerra racconta quella che considera forse, la giornata peggiore della sua vita. "Ho freddo maledetto che mi paralizza quasi tutta la persona" - annota Mallardi nel suo taccuino, in una delle giornate più terribili nella marcia verso Wilna, dove due terzi della truppa muoiono assiderati dal freddo. "Appena un terzo di noi giungiamo a Wilna; di tutto il resto che cavalcava alle nostre spalle, chi è cascato da cavallo rimaneva sulla strada assiderato".

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2 dicembre mercoledì. Wilna. ………….Questa mattina devo registrare una dolorosa notizia: fra i diversi ammalati che abbiamo allo spedale e che per mancanza di tempo non notai, ci sono parecchi morti , come segue. ……………

4 dicembre venerdì. Wilna. ……….Questa mattina, alle ore 8 ant. precise, siamo usciti dalla caserma attraversando la città per immetterci sulla via di Oszmiana, che si trova alla parte opposta della città. Il freddo è orribilissimo, benché il cielo sia poco ombrato e senza vento, né vi è paura di pioggia o nevicata.

Alla nostra partenza il termometro segnava 17 sotto zero, quindi si può figurare in che stato di assideramento siamo arrivati alla nostra meta, cioè Oszmiana, verso le ore 2 pom. Tutte le membra quasi intorpidite, abbenchè siamo muniti di grossolani guanti di lana, nè ho mancato lungo la strada di stropicciarmi spesse volte col ghiaccio il naso per non passare il pericolo di restare gelato………..

5 dicembre sabato. Oszmiana. …………….Questo paese è messo su ampia pianura sulla strada di Mosca, ora levigata da una superficie di ghiaccio, osservandosi sull'orizzonte dei boschi d'abeti che con la loro cupa verzura interrompono una bianca monotonia del suolo, che fatica immensamente la vista.

Oggi il termometro segna oltre a 22 gradi sotto zero, e non si può stare un momento fermi che si sentono agghiacciate le membra.

Verso le ore 2 pom. è qui arrivato il generale Grassier con un riparto di truppe a piedi, molto malconci e fiaccati dal gran freddo. Questi poveri disgraziati affranchi e stanchi erano in cerca di far legna nel prossimo bosco, distante dal paese oltregiuseppe-mallardi-divisa300 tese, altri erano dediti ad abbeverare i cavalli od a cercar viveri. Noi tutti eravamo ritirati in un convento, formato di parecchi baraccamenti, non potendo restare fuori per il freddo, cresciuto a 25 gradi sotto zero; quando venimmo avvertiti d'essere stato il paese assalito dai russi e dai cosacchi a cavallo che sciabolavano in mal modo i poveri soldati inermi che incontravano per via. Le nostre trombette suonarono il butta sella ed in pochi minuti fummo fuori belli e pronti; ed ecco come si svolse la piccola fazione. Circa un paio di reggimenti tra cosacchi cavalleggeri di Grodno, misti a fantaccini russi, comandati dal colonnello Seslawin, che aveva anche a sua disposizione due cannoncini, credendo il paese di Oszmiana non occupato dai francesi, per vie traverse piombarono in città per passarvi la notte. Visto i francesi inermi, furiosamente li attaccarono, sciabolandoli per via.

Noi li attaccammo risolutamente respingendo cosacchi e cavalleggeri fino al vicino bosco che si trova poco lontano dalla strada di Smorkoni - Minsk, facendo parecchi prigionieri tra cosacchi, cavalleggeri e fantaccini.

Il colonnello russo Seslawin si accampò ad oltre un miglio lontano dalla città, tirando parecchi colpi di cannoni tanto per non essere più molestato. Sopraggiungendoci l'oscurità della notte e non potendosi valutare le forze del nemico, il nostro colonnello ordinò ritirarci, e il generale Grassier mise dei posti avanzati verso la via sulla quale si erano ritirati i russi.

Ritornati in Oszmiana con i nostri 11 prigionieri, dei quali cinque cosacchi e sei cavalleggeri, abbiamo saputo da loro mediante un interprete sassone ch’essi ignoravano la nostra presenza in città, vi erano pervenuti per vie traversali onde passare la cruda notte.

Anche noi all'appello abbiamo constatato delle perdite delle guardie, che sono:………….

In questo primo scontro ed in condizioni per nulla favorevoli a causa del clima impossibile i nostri squadroni si son comportati egregiamente e con grande impeto contro il selvaggio e barbaro cosacco; cosa che ha suscitato un’encomio a tutti da parte del nostro colonnello e del generale Grassier.

Il cosacco è l'arma prediletta della cavalleria leggera russa, fornito di un armamento adeguato che lo rende mobilissimo.

I cosacchi da noi fatti prigionieri indossano larghi pantaloni, con cintura colorata di seta sui fianchi, forniti d'una sovraveste di panno color turchino che scende sui pantaloni.

Sul capo portano un grossolano berrettone nero, peloso, e sono per lo più calzati di stivali, con viso barbuto che dà loro un'apparenza feroce.

Alle ore 9 pom. le trombette suona il riposo, e tutti stanchi com'erano, cercano alla meglio riposare vestiti.

Verso la mezzanotte le trombette battono prima la sveglia e poscia dopo dieci minuti il butta-sella; tosto ne viene un trambusto, un incrociarsi di domande strane e disparate fra noi. Ma quando fu conosciuto di che si trattava, restammo attoniti.

Alle ore 11 pom. era giunto l'Imperatore Napoleone sotto il nome del Gran Scudiere di Caulaincourt, avendo battuta l'unica strada di Smorkoni - Oszmiana, propriamente passando ad un miglio circa dal bosco dove si erano rifugiati ed accampati i russi.

Di modo che, se l'Imperatore fosse transitato un tre ore prima, avrebbe corso il rischio d'essere fatto prigioniero dal colonnello russo Seslawin; o se la cavalleria napolitana non si fosse coraggiosamente slanciata innanzi sciabolando quel riparto di russi oltre il doppio di noi, da costringerlo a trovare scampo nel vicino bosco, approfittando dell'oscurità della serata, certamente in questo secondo caso sarebbe rimasto prigioniero di costoro. Ora posso affermare sicuramente che la salvezza dell'Imperatore fu dovuta tutta ai cavalieri napolitani, se egli giunse salvo in Oszmiana. Ma se per egli ne fu la salvezza, per la povera cavalleria napolitana ne fu lui la causa involontaria della distruzione, come più innanzi dirò.

Napoleone giunse alle ore 11 pom. in due slitte di posta, ed in compagnia del M. di Caulaincourt, del Maresciallo Duroc, del Conte Lobau, e del Generale Lefebvre-Demouettes, e dell'interprete Conte Wonsowitch. Appena giunsero, tosto cercarono di rifocillarsi alla meglio, essendo quasi assiderati dal gran freddo, segnando già il termometro 27 gradi sotto zero. La nostra cavalleria, come anzi detto, era molto stanca per lo accanito combattimento del giorno, sostenuto esclusivamente da noi, e risolutivamente finito in nostro favore scacciandovi dalla città gl’incursori russi, oltre il doppio di noi.

I nostri cinque squadroni appena sommavano a 730 cavalieri, compresa anche l'uffizialità, cioè tre squadroni delle guardie d’onore, uomini 400 e Veliti a cavallo uomini 330.

Napoleone dopo aver desinato, ammise alla sua presenza i generali Gassier e Florestano Pepe, ed i colonnelli Principe di Campana e duca di Roccaromana, con i quali si congratulò della calorosa azione svoltasi nel pomeriggio in loro favore, ed ordinò che il corpo di cavalleria napolitana stesse pronto per seguirlo fino alla prossima stazione di Wilna, ad un'ora dopo la mezzanotte.

Abbenchè stanchi dal combattimento del giorno, uomini e cavalli, pur tuttavia alle ore 12.30 pom. tutti siamo già pronti; salvo però tutti i carri da trasporto e l'ambulanza, che ha qualche ammalato e 13 feriti: essi partiranno alla volta di Wilna nel corso del dimani. Questo saggio divisamento è stato stabilito dal nostro colonnello principe di Campana.

Alle ore 12.30 usciamo silenziosamente al passo fermandoci sulla strada che mena a Wilna; il freddo è intensissimo e quasi quasi non si fa a reggersi in sella. Siamo disposti per squadroni in colonna per quattro, cioè 1° 2° 3° e 4° e 5° formati dai Veliti. Come passa il 1° squadrone, composto dalla 1° e 5° compagnia, al passo ci raggiungono due slitte, tirati ognuna da due buoni cavalli, prendendo posto alla coda del 1° squadrone, che viene a formare l'antiguardo, poscia viene la prima slitta con due personaggi bene imbacuccati, oltre al conducente, e nella seconda ve ne sono quattro, oltre al vetturino. Cavalcano sui fianchi della prima slitta: il generale Florestano Pepe, e i colonnelli principe di Campana e duca di Roccaromana, oltre al capo squadrone Montron e al capitano Zeno dello stato maggiore. Dopo viene il 2° squadrone formato dalla 2° e 5° compagnia e così via via. Tosto segue la marcia al passo per indi passare al gran trotto, quando viene a cascare gelato il conducente della prima slitta, in cui eravi Napoleone. A tal vista il mio capitano Ottavio Piccolellis, per far presto si è offerto prendere il posto di vetturino, ed immediatamente dopo viene dato l'ordine al gran trotto, che tosto trasmisi alla mia compagnia, avendone assunto io il comando in mancanza del capitano.

napoleone2Nella lunga e penosissima marcia nella quale ho passato parecchie volte il pericolo di cascare da cavallo, perché molti cavalieri stramazzavano a terra, chi per congelazione, chi per caduta de’ cavalli che sdrucciolavano sul levigatissimo suolo ghiacciato.

Parecchie volte il mio bravo cavallo ha dovuto incespicare o saltare sui cavalli caduti che attraversavano la via.

Dopo oltre tre ore di buona e faticosissima marcia in trotto giungiamo, come Dio vuole, a destinazione, quando io veramente non ne posso più, lasciando la cura al cavallo di trasportarmi.

Appena un terzo di noi giungiamo a Wilna; di tutto il resto che cavalcava alle nostre spalle, chi è cascato da cavallo rimaneva sulla strada assiderato, chi rallentando il passo nel corso della marcia con la speranza di raggiungerci a passo ordinario di marcia era forse colto da congelazione, o sperduto, oppure fatto prigioniero dai russi a giorno chiaro. Una riga appena entrati in città, Napoleone ha tirato al palazzo del Governatore Sig. Hohgendorp, e noi, veri spettri ambulanti, al quartiere di S. Raffaele, nostra passata dimora. Giungiamo a S. Raffaele i fortunati superstiti verso le ore 5 ant., avendo ognuno di noi sofferto moltissimo nella orribile e disastrosa marcia, come più appresso dirò. Questa bellissima truppa formata di cinque squadroni di eletta cavalleria, che sarebbe stata di grande ausilio, trovandosi fino al giorno innanzi intatta, è stata quasi distrutta dal gelo in poche ore della notte; per seguire la volontà d'un uomo che credesi essere su questo mondo un semi Dio.

6 dicembre domenica. ………Questa forse è la peggiore giornata della mia vita: sono nel mio meschino letto, affranto ed inebetito, pensando alla terribile notte passata, e che devo la mia salvezza al mio buon cavallo, che mi ha trasportato fin qui. Ho freddo maledetto che mi paralizza quasi tutta la persona e mi pare che una falange del pollice del piede destro mi si sia congelata. ……………….

………….Questa mattina devo registrare una dolorosa notizia: fra i diversi ammalati che abbiamo allo spedale e che per mancanza di tempo non notai, ci sono parecchi morti , come segue. ……………

 

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RILEGGI LA PRIMA PARTE DEL DIARIO DI MALLARDI, DAL 18 SETTEMBRE 1812 AL 2 DICEMBRE 1812

VEDI ANCHE LA PREFAZIONE DEL DIARIO DI MALLARDI

IL RITROVAMENTO DEL DIARIO DI GIUSEPPE MALLARDI

 

Commenti  

 
#1 fast 2010-07-13 20:27
Mi auguro che il Suo lavoro Sig. De Luca venga valorizzato attraverso il buon uso che le scuole del nostro paese (e non solo) ne sapranno (speriamo!)fare...Grazie
 

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