Sabato 20 Luglio 2019
   
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MUSEO PRESO D'ASSALTO, LE OPERE VIETATE: FOTO

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CONSEGNATO IL PREMIO PASCALI 2010 AI FRATELLI CHAPMAN

Code interminabili all'ingresso del Museo per guardare le opere 'vietate ai minori' dei Chapman


SILVIA GODELLI: 'Non e' arte scandalosa. Fa riflettere sulle crudeltà umane.'


“Non è arte scandalosa”. Ieri sera, alla consegna del Premio Pascali 2010 assegnato ai fratelli Jake e Dinos Chapman, l’assessore regionale Silvia Godelli ha invitato il pubblico a una lettura consapevole e coscienziosa delle opere realizzate dai due “terribili” fratelli britannici, in mostra al Museo D’Arte Contemporanea fino al 12 settembre.

A Polignano c’era solo Dinos, fratello maggiore di Jake. Jake - hanno assicurato gli organizzatori - è vivo, è stato solo vittima di un piccolo incidente.sex-dolls

Dinos è entrato da subito nel cuore della gente. Non parla italiano, incarna lo stereotipo del british man un po’ irriverente, simpatico, casual, buffo nelle movenze, dal sorriso enigmatico. Scherza con le “sex dolls”, come farebbe qualsiasi marmocchio dispettoso quando brandisce tra le mani i pupazzi di Ken e Barbie, oggetti di culto per antonomasia, materia di esplorazione dell’anatomia umana e della sessualità in età preadolescenziale.

Le sex dolls, per intenderci, sono quelle opere “scandalose” che tanto hanno fatto rumore sul nostro giornale a giudicare dai commenti: l’opera raffigura una coppia in bronzo dipinta abilmente in modo da sembrare di plastica, dove un uomo e una donna fanno sesso spinto su materassino gonfiabile da bagno. (vedi fotogallery in basso)

“Non ho capito niente di quello che è stato detto -  prende la parola Dinos alla consegna del premio - ma solo quelle parole in inglese… ho sentito parlare di sex dolls…”. (continua in basso, dopo la fotogallery)

 

L'ARTE E IL GIOCO - Jake e Dinos sono due terribili giocherelloni. Qualcosa li accomuna a Pino Pascali: l’arte e il gioco. “Non è un gioco dissacrante – fa notare il critico d’arte Pietro Marino, che pure aveva mostrato delle iniziali riserve sul conto delle opere violente dei Chapman, con tanto di sangue e interiora umane – Non è splatter.” E’ un gioco serio, pericoloso, che mette lo spettatore di fronte alla chapman-dinos--jakecrudeltà umana, “tra l’orrido e il grottesco, visionario e sarcastico”. Questo è il mondo dei Chapman.

Secondo Marino, i “fratelli terribili” - così li chiamano nelle recensioni a effetto - raccolgono il testimone dal Goya dei Disastri della Guerra, il ciclo di incisioni del 1810-20 che può essere considerato come uno dei capi del filo noir della cultura del Novecento. Quel secolo in cui Georges Bataille invocava “la crudeltà poetica dell’arte””.

Opere violente, di “una violenza rivestita di divise naziste nei teatrini di Hell. Tra l’orrido e il ridicolo – ricorda il critico barese, citando Eugenio Montale – il passo è un nulla”.

EROS E THANATOS - “Jake e Dinos Chapman - scrive Rosalba Branà - altro non fanno che trasferire sul piano simbolico dell’arte ciò che accade quotidianamente nel mondo; con macabra ironia, che serve ad alleggerire il peso della tragicità, attuano uno scivolamento verso il grottesco, poiché anche la tragedia può avere risvolti comici. I Chapman si muovono alternativamente tra Eros e Thanatos”.

 

Eppure i due simpatici giocherelloni non rinunciano al piglio narcisistico, una delle contraddizioni evidenti e ancora inesplorate dell’arte contemporanea. In “Composition in space no. 16” e “Natural History Part IV” i fratelli Chapman sono l’ater ego di sé stessi; è l’artista stesso che si fa materia prima o musa ispiratrice dell’opera.

I GADGET E IL FENOMENO CHAPMAN - L’artista si fa malleabile e si “prostituisce” all’opera d’arte-oggetto. L’opera a sua volta diventa prodotto commerciale o immagine stilizzata su zainetti e gadget da passeggio. Forse non a caso, nel porticato del Museo è stato allestito un banchetto con t-shirt, zainetti con le stampe dell’opera d’arte Teschio; prodotti da merchandising dei fratelli Chapman. (vedi fotogallery). Un  po’ come accadrebbe all’ingresso di un qualsiasi concerto della rock star del momento.gadget-chapman

L’arte in questo caso non rinuncia a far parlare di sé, dei sui oggetti e dell’artista. L’arte crea oggetti industriali riprodotti in serie e rievoca quei contenitori televisivi della nostra contemporaneità.

Un reality show in tv, per esempio, funziona commercialmente nella misura in cui riesce a creare fenomeni spendibili in quante più forme e generi possibili: il fenomeno diventa ospite nei programmi, attore in una fiction, animatore di eventi cult, ma anche di sagre paesane.

ARTE E NARCISISMO - Per la serie arte e narcisismo, avevamo già visto qualcosa del genere in “Nido”, l’opera realizzata coi capelli dell’artista polignanese Michele Giangrande, esposta al Museo Pascali. Nido è un oggetto “di corpo” piuttosto curioso. Giangrande utilizza i suoi capelli come materia prima su cui impastare l’opera.

“Per due anni sono stato l’hair stylist di me stesso”- ammette l’artista di dover ricorrere alla corporeità e all’”amputazione” di una parte di sé. Domandiamoci allora se per mancanza di idee o forse perché l’arte non ha più nulla da raccontare che sé stessa.

chapman-dinos-jakeLO SCANDALO CHAPMAN - Il sospetto comunque si insinua. Lo scandalo Chapman, il tam tam mediatico che solleva qualsiasi passaggio dei due fratelli, il divieto ai minori, la coda interminabile di curiosi e neofiti dell’arte che intasa l’ingresso della mostra (come testimoniano le nostre immagini scattate ieri sera). Tutto lascerebbe pensare a una operazione macchiettistica per far parlare degli artisti e dell’evento Premio Pascali.

LA DENUNCIA CONTRO LE MANIPOLAZIONI GENETICHE - Gli organizzatori però assicurano. Di quel divieto ai minori ne avrebbero fatto pure a meno. Le opere fanno riflettere e non vanno viste con delle pregiudiziali. E non sono affatto scandalose.

“Ciò che fa davvero scandalo è la pecora Dolly” – ha osservato Carlo Berardi. I Chapman, con le bambole in vetroresina dall’anatomia alterata, denunciano e prendono le distanze rispetto alle manipolazioni genetiche degli anni ’90. Lavori che contestano come l’anatomia umana non sia più scritta nel Dna e come l’umano sia diventato post-umano. Anche questo, un gioco della scienza piuttosto pericoloso.

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Commenti  

 
#6 Mary 2010-07-16 23:19
"DENUNCIA CONTRO LE MANIPOLAZIONI GENETICHE": non bastano più manichini a 6 teste per denunciare i mali del mondo e attirare attenzione, ci volevano quei particolari tra le teste... Stiamo degenerando!!! :sad:
 
 
#5 up 2010-07-05 12:07
Pascali e le sue opere , provocatrici ma poetiche , tutt'altra stoffa.
 
 
#4 Nicola Teofilo 2010-07-05 04:21
Scusi Rosa, l'avevo scritto nell'articolo precedente. Carlo Berardi è il curatore della mostra. Nella foto di apertura è l'ultimo a sinistra.
Grazie,
nicola t.
 
 
#3 rosa L. 2010-07-05 03:45
chi è carlo berardi citato nell'articolo?
 
 
#2 augusto cernò 2010-07-05 00:47
.....meglio le opere di pino pascali! peccato che siano sparite da polignano...
 
 
#1 osvaldo 2010-07-04 23:10
Non condivido il giudizio espresso dall’assessore Silvia Godelli, per cui quella dei fratelli Chapman “Non e' arte scandalosa. Fa riflettere sulle crudeltà umane”.

Va bene che oggi la parola ARTE è un termine abusato e polisemico, flessibile, persino “democratico”. Si potrebbe dire che arte oggi è tutto ciò che riesce ad attirare l’attenzione, soprattutto mediatica, su di sé.

In questo senso posso comprendere l’accezione artistica dei fratelli Chapman, ma dire che essa fa riflettere è veramente troppo.

I Chapman “denunciano”, mi sembra, l’ampio spettro dei mali che affliggono l’Occidente, (piuttosto che la crudeltà umana tout court): perversioni sessuali, mercificazione e abuso dei corpi, ingegneria genetica, ecc. Tuttavia le loro rappresentazione macabre, truci e ciniche parlano il linguaggio istintivo e immediato dei sensi. Non ammettono nessuna forma di mediazione, nessuno spiraglio di alterità o segno di trascendimento alcuno, ma sono, per così dire, monoliticamente sospese, anzi serrate nell’immediatezza del loro apparire. Sicché quello che rimane è la provocazione emotiva dello spettatore.

Questo asservimento all’immediato, alla provocazione emotiva tout court, conduce dritto alla mercificazione dell’opera stessa, come testimonia il “gioco” della sua riproduzione gadgettistica. Un’opera che non ha nulla da dire, non può che parlare di sé, riproducendosi in modo autoreferenziale. Questo, che è il male dell’Occidente, finisce per essere il vero protagonista dell’opera dei fratelli Chapman, il soggetto implicito o non-detto dell’intera esposizione.

Altro ke arte scandalo. Arte asservita, semmai.
 

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