Lunedì 10 Agosto 2020
   
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IL FILM DI TORRES: GIOIA E SOFFERENZA

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I POLIGNANESI IN BRASILE E IL GRIDO DI DISPERAZIONE

'Noi stiamo agli sgoccioli della vita'


Rudy Assuntino: 'Un film scandaloso, in un'Italia dove passano valori di razzismo e xenofobia'


La polignanesità trova spazio su tutti i principali quotidiani e telegiornali brasiliani. Il film documentario di Gianni Torres, ‘Le mamme di San Vito’, presentato ieri sera in anteprima nazionale a Polignano, in piazza Moro, strappa applausi e lacrime. Alla fine, ridimensiona il tiro delle polemiche dei giorni scorsi e lascia spazio alla riflessione e all’amarezza più cruda. L’indignazione dello spettatore per il silenzio assordante delle istituzioni locali è assicurata.

Dal film si scopre che grazie alle mamme di San Vito e alla comunità di pugliesi, Polignano è più famosa di quanto s’immagini. Eppure ieri, alla prima del film, non s’è visto nessuno dell’amministrazione comunale, che firma così la sua totale indifferenza al grido d’allarme dei polignanesi di San Paolo. Si racconta di una intera comunità che tanto ci somiglia e che ora rischia di scomparire. “Noi stiamo agli sgoccioli della vita” – lo dice un polignanese come tanti nel cuore della megalopoli, nel quartiere Bras dove i polignanesi hanno messo le radici quasi un secolo fa. E' questo personaggio misterioso la chiave di lettura del documentario: un uomo che ha deciso di soffrire e di tagliare il cordonele-mamme-di-san-vito-film ombelicale con la terra d’origine negli anni ’30, “per scegliere l’amore” come ci ricorda l’autore nel finale. E l’incisione suona come un epitaffio scolpito a freddo nell’ultimo istante della pellicola.

Nel documentario, girato dal vero, l’occhio del regista filtra attraverso l’obiettivo di una macchina da presa dolce, comprensiva, ma molto esterna ai fatti e che non si lascia condizionare. Tanto che in alcuni momenti sembra scomparire del tutto, con un montaggio che scivola armoniosamente sulle malinconiche note di Vincenzo Abbracciante. Il risultato è ancora più sofferto e doloroso.

UNA COMUNITA' CHE RISCHIA DI SCOMPARIRE - Un film profondo, un documento storico prezioso che trafigge come una lama lo spettatore, dove i protagonisti si rifugiano nell’attesa inesorabile della morte. Che ne sarà allora delle mamme di San Vito? Che ne sarà dei 4mila piatti di orecchiette al sugo, 3mila piatti di spaghetti alla puttanesca, 2mila panzerotti, 800 ficazzelle (focacce), 10mila “guimmirelle” (involtini di fegato), migliaia di taralli (piccigatelle) e dolci tipici pugliesi? Che ne sarà di tutto questo quando i più anziani se ne andranno?

LE MAMME DI SAN VITO - La vendita dei piatti tradizionali pugliesi e polignanesi (ci tengono a precisare i protagonisti veri del film e i servizi dei tg nazionali) avviene da maggio a luglio di ogni anno durante la Festa de Sao Vito (il Santo Bambino) ad opera appunto, delle mamme di San Vito. Le mamme sono  ormai nonne insaziabili della vita, la più grande ha 95 anni, instancabili operaie, vere forze giunoniche della natura. Incarnano tanto lo stereotipo mediterraneo delle nostre mamme, sempre imbellettate e conciate a festa per il santo protettore e per le grandi occasioni. Scaltre e le-mamme-di-san-vito-pastaper nulla imbarazzate dalle telecamere.

Quando le camere di Mtv e TeleGlobo fanno irruzione nei locali per la diretta tv e per spettacolarizzare il folklore, sono perfette alleate tra loro in un gioco di squadra che da 92 anni tiene in piedi la più grande macchina di beneficenza di San Paolo. Un modello industriale tipo catena di montaggio dove decine di mani tagliano pomodori, impastano orecchiette, infilzano spiedi di carne per curare e assicurare il futuro di 120 bambini - dai sei mesi ai tre anni di età - in un asilo gestito dalla stessa comunità.

'IL MIO VITINO' - Che ne sarà di loro, si domanda nel finale un polignanese doc dall’accento meticcio (un po’ e un po’). Che ne sarà della festa patronale a San Paolo? Che ne sarà dell’asilo? “Non lo so, non lo so, non lo so”. Ripete a mani giunte, in chiusura, come una litania triste e solitaria: il de profundis di una tradizione preservata e difesa a denti stretti agli inizi del ‘900 (il primo flusso migratorio di polignanesi verso il porto di Santos). La sofferenza di chi ha scelto l’amore e la devozione per  il suo 'Vitino'. “Il mio Vitino” - lo chiama così il nonno. E quando Vitino sbaglia e non esaudisce le preghiere, perché i santi non sono perfetti, il nonno non gli rivolge più la preghiera; qualche volta lo prende pure a schiaffi, come si conviene con tutti i fanciulli.

QUANDO GLI IMMIGRATI ERAVAMO NOI - Nel documentario parlano i protagonisti. Oltre alle mamme passano sotto la lente dell’obiettivo diversi personaggi, tanti piccoli eroi e alter-ego (più alter) dei polignanesi contemporanei. “Quando arrivarono qui - racconta una discendete indiretta - hanno creato una traccia culturale molto particolare. I polignanesi hanno fatto la differenza. Non erano la maggioranza a San Paolo, ma hanno creato un gruppo coeso, hanno cambiato subito il loro profilo e sono diventati gente urbana. Avevano una radice commerciale molto forte. Ovunque va, il popolo italiano fa progressi.”

“E che facciamo noi, non facciamo aghi, bottoni o rulli... 'sapem fe u mangè' - 'sappiamo fare il mangiare' - sappiamo cucinare'” – ricorda in dialetto polignanese un signore anziano. Così è nata l’idea di cucinare per i bimbi poveri e di conseguenza affrontare le spese della struttura che ospita l’asilo. Nel corso dei festeggiamenti che durano un’infinità, oltre a servire pasti, si esibiscono dal palco numerosi artisti locali che cantano la Polignano immaginifica, come fosse una Dea, e inscenano in costume aneddoti del santo martire e le peripezie che ricordano più una tragedia greca.

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Il cantautore italiano Rudy Assuntino, dal palco di piazza Moro, ieri sera, non ha risparmiato critiche.

“Potrebbe essere la storia di ciascuno di voi - ha introdotto il film -  Quello che si è verificato con questo documentario vi permetterà di vivere una situazione strana. E’ come se dall’altra parte del mondo ci rudy-assuntinofosse un doppio di Polignano, persone che parlano come voi, molto familiari, che fanno cose simili. Persone che nel corso di un secolo sono diventate cinque volte più numerose della popolazione di Polignano”.

'QUESTO DOCUMENTARIO E' UNA DENUNCIA' - “Ciò che Gianni ha scoperto è qualcosa che da onore e prestigio alla città di Polignano – ha proseguito Rudy, in arte Rodolfo – Si racconta di persone dai principi forti, di fede, di amore, solidarietà e gratitudine. Un popolo che ha imparato a fare miracoli. Questo documentario è scandaloso, perché in un momento in cui in Italia stanno passando valori molto negativi, fatti di razzismo e xenofobia, questo documentario è una denuncia."

"Nel documentario - ha concluso Rudy - esce una grande verità, che ciascuno di noi raccoglie quello che semina. In Brasile i polignanesi sono stati accolti molto bene e hanno sviluppato una grande gratitudine. Il documentario ci insegna che per ottenere buoni risultati bisogna impegnarsi a fondo, completamente con molta determinazione. Gianni per realizzare questo lavoro ha impiegato tutti i suoi talenti e tutta la sua determinazione. Ha fatto tutto questo da solo, esclusivamente da solo. A Polignano a Mare questa non è una novità. Polignano è una culla di artisti che non hanno mai chiesto né l’aiuto né il consenso di nessuno per diventare grandi.”

 

VEDI ANCHE L'INTERVISTA DI GIANNI TORRES E L'AFFONDO ALL'AMMINISTRAZIONE


Commenti  

 
#2 carlo de luca 2010-07-01 19:19
ho assistito con gioia a pochi minuti di sano, sanissimo, profondo, convinto e commovente patriottismo. i polignanesi anche lontano si distinguono per amore e disinteresse stringendosi attorno all'immagine del santo giovinetto e taumaturgo. Grazie anche per questo a PolignanoWEB e di più al polignanese signor Torres che dimostra oggi con questa sua prima (credo) esperienza cinematografica di meritare tanta fortuna in prosieguo.

P.S. dove si può acquistare, se in vendita, il DVD del film?
 
 
#1 as81 2010-07-01 18:06
grande Gianni,
grazie a te le mamme vivono!
 

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