Lunedì 10 Agosto 2020
   
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GUIDA TURISTICA E OMISSIONI: CI SCRIVE ERRICO

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'E' uno schiaffo vibrato in faccia alla storia'

Abbiamo il piacere di ospitare su queste colonne una riflessione di Vito Errico, a proposito della ricerca del dott. Carlo De Luca pubblicata nel famoso libro "Il Ponte sul Burrone". Torniamo così sulle imbarazzanti imprecisioni storiche riscontrate nella guida turistica (curata dall'Assessorato al tursimo) tanto discussa e che sta per essere distribuita in 20mila copie (4mila in inglese) "tramite il nascituro ufficio turistico" - per dirla con l'assessore Ruggiero.

Una riflessione dura, lucida. Un colpo di bacchetta che, dall'alto della saggezza di De Luca e Vito Errico, fa tanto male, almeno quanto i ceci tostati coi quali, un tempo, si puntellavano le ginocchia dei 'ciucci' a scuola. Ma quelli, di studiare, proprio non ne volevano sapere. Per gli asini, la più grande ambizione sarebbe stata quella di chiudere l'anno scolastico.

Quell'errore grave riportato sulla guida turistica, tra gli altri, non è mai stato corretto o comunque, l'amministrazione continua a fare l'orecchio del mercante. Per Errico è 'uno schiaffo vibrato in faccia alla storia'.

'Il lavoro, pubblicato a proprie spese dal De Luca - spiega nell'incipit della lettera - è negletto, a quanto si apprende, dagli amministratori, i quali, continuando a praticare la menzogna della storia seguitano ad affermare che quel ponte è murattiano'. Leggiamo la lettera.

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Carlo De Luca ha scritto un libro, il Ponte sul burrone, che svela la verità «vera» su un’opera polignanese, risalente agli anni del periodo borbonico. La «verità» sta nell’aver ricostruito con esattezza, compulsando carte e documenti dell’epoca, mangiando polvere d’archivi e respirando afrori d’anticume, studiando cioè, che quel braccio di pietra gettato su Lama Monachile fu ideato e realizzato dai Borbone e che Gioacchino Murat, al quale l’opera è stata immeritatamente attribuita  per due secoli, non c’entra nulla.

Il lavoro, pubblicato a proprie spese dal De Luca, è negletto, a quanto si apprende, dagli amministratori, i quali, continuando a praticare la menzogna della storia, seguitano ad affermare che quel ponte è murattiano e fanno scrivere le loro sciocchezze anche nella lingua dei padroni del mondo, per far sì che anche il mondo apprenda di una menzogna storica. L’autore, giustamente dal suo punto di vista, se ne adonta. Si pensa, più per lo schiaffo vibrato ancora in faccia alla storia che per altro. A nostro modesto modo di vedere, però, Carlo De Luca non dovrebbe adontarsene. Egli ha un peso culturale (chi scrive libri possiede quel pondo). Una ponderosità che, non sempre ma abbastanza spesso, contrasta con la leggerezza degli amministratori, in un rapporto che, se cromatico per esempio, è pari a quello che s’instaura fra la lucentezza di un chiaro e l’opacità di uno scuro. Non parliamo di specifiche entità, che, tra l’altro, misconosciamo; trattiamo nella sua generalità la pochezza culturale che ammanta spesso gli amministratori della cosa pubblica, al sud come al centro e al nord.

Pare che il principio fisico, che determina la “creazione” di un amministratore, sia quello che per ironia noi chiamiamo «il principio della mongolfiera». Un aerostato sale nel blu del cielo perché è più leggero dell’aria che lo contorna. Per gli amministratori è lo stesso. Più sono leggeri culturalmente, più in alto salgono. Si provi a fare un giro per le comunità amministrate e si tenti di cavar dalla logorroica bocca di un amministratore cenni e brani di storia della comunità amministrata. Si vedrà quanto assordante sia il silenzio che fluisce o, nella migliore delle occasioni, si potrà ascoltare un flebile balbettio, costruito su espressioni di «mi pare», «si dice», «sembra che», «credo», «ritengo». Tutta una vasta gamma di formulazioni, un farfuglio che dice in maniera indiscutibile dell’ignoranza che l’amministratore ha della «sua»storia.

Eccessivo sarebbe, d’altra parte, il pretendere che l’amministratore sia un profondo conoscitore dell’anima della sua comunità. E «anima » di una comunità è storia, costume, linguaggio, arte, insomma, che ha trovato genesi, nel corso dei tempi, all’ombra di case e di chiese, crocchiate a formare l’ossatura di una comunità. Perché quell’amministratore dovrebbe arrovellarsi a far conoscenza con quell’anima? Egli è chiamato ad amministrare e l’amministrazione, per come la si intende oggidì, è un’operazione «fredda», fatta di qualche idea, spesso scialba, e di molti numeri, che fanno capo ai titoli di bilancio. Per condire questa minestra sciapa l’amministratore grattugia sull’insipida pietanza un po’ di radici di spocchia, che ne fanno il suo pepe e per sale usa granelli di megalomania, che in un amministratore à la page non deve mai mancare in quest’«era dell’apparenza», in cui si vale non certo per quello che si è bensì per quello che si ha.

Il risultato è la sbobba che mangiamo tutti i giorni, vivendo nei nostri paesi, sempre più anonimi, sempre più senz’anima.

Orbene, fiato si sprecherebbe ancora a dibattere della cosa. Carlo De Luca ha scritto un libro di storia del suo paese. In quel libro ha consegnato, e per l’eternità, giacché i libri, come quasi tutte le cose del creato sopravvivono alla temporalità degli uomini, la verità di una storia. Ha fatto il suo dovere di uomo che scruta l’anima della sua patria e ne lascia traccia. Che di quella traccia altri uomini non vogliano pestar le orme, non è questione che possa intrigare chi ha una visione nobile della vita. Del resto, acculturarsi o naufragare nel mare magno dell’ignoranza è pur sempre questione di scelte di vita.

L’assioma è che di fronte alla storia non si può mentire. Prima o poi, la verità viene a galla e quella verità, beccheggiando sulla cresta delle onde, guarda torva quel mare scuro d’ignoranza. Gli restituisce, cioè, quello schiaffo che la menzogna vibra sempre alla verità. E si fa giustizia.

Vito Errico

Commenti  

 
#3 carlo de luca 2010-06-18 02:38
A "sgomento" (e solo a questi perché altri interventi non ne farò più) voglio dire che anche a me secca molto "sta storia del ponte" la cui paternità reale non si riesce ancora a far digerire a lor signori dopo tanti interventi sulla stampa locale.
Crede che a me faccia piacere ritornare sempre sullo stesso argomento rasentando la noia (repetita stufant, si dice in latino maccheronico, ma non è colpa mia se questo avviene) come sta capitando pure a lei oltre che a me?
L'episodio comunque è significativo dei cattivi costumi che vanno radicandosi, a causa - ahinoi! - del principio della mongolfiera, cui si fa cenno nell'articolo sotto commento, che va sempre più imponendosi e trionfando dappertutto e non solo a Polignano.
A prescindere dal fatto se la guida è fatta bene o male, se viene letta o cestinata subito, se il ponte è piccolo in confronto alla statua della libertà o se è abbandonato a se stesso e schifosamente sporco, rimane il fatto molto sintomaticamente negativo che se la storia vera è messa sotto i piedi per le cose piccole, marginali o periferiche, figuriamoci che cosa succede per le grandi, quelle nazionali o internazionali, quelle per esempio che riguardano la vita di milioni di persone (l’acqua e il cibo prima ancora del petrolio!) o quelle che riguardano le truffe dei mercati finanziari e dei titoli spazzatura o le guerre disinvoltamente esportate o imposte per ragioni "umanitarie"!
Ma così argomentando si va ben oltre il ponte borbonico di Polignano...... e la noia per i molti che preferiscono non vedere, non sentire e non capire aumenterebbe a dismisura. Credo che almeno su questo, caro “sgomento” potremnmo concordare. O no??

P.S. grazie per i complimenti, ma come ho pure scritto nel libro, non mi sembra di aver fatto alcunchè di eccezionale con la ricerca documentaria da me effettuata, per quanto non sia stata né facile e neppure a costi leggeri.
 
 
#2 sgomento 2010-06-17 13:26
E basta con sta storia! 10 articoli per dire la stessa cosa! Tanto chi legge la guida turistica (ammesso che qualcuno non la cestini immediatamente dopo averla aperta, visto quanto fa schifo) se ne frega altamente di chi ha fatto quel ponte. Fosse la statua della libertà, si potrebbe capire. Ma un ponte abbandonato a se stesso, invisibile a tutti e schifosamente sporco come quello, che interesse può suscitare in un turista impegnato a bestemmiare tutto il giorno per la mancanza di tutti i servizi essenziali delle città turistiche? La verità è che un turista che viene a Polignano difficilmente ci ritorna...e la pur encomiabile ricerca di De Luca, purtroppo, non cambierà in meglio la vita di questa città alla rovina!

P.S. Complimenti comunque a De Luca...apprezzo il suo coraggio nell'aver intrapreso un lavoro di ricerca così complesso.
 
 
#1 carlo de luca 2010-06-17 02:42
Mi adonto? ma no, piuttosto mi amareggia non poco, come polignanese e come ricercatore per diletto ma rispettoso della verità storica, che ci sia ancora tanta pervicace ottusità di fronte alla documentazione copiosamente fornita a sostegno della paternità e della datazione del ponte.
Basterebbe, come già ripetutamente osservato e scritto, rimediare molto semplicemente correggendo o cancellando l'errore oppure divulgando la guida turistica anche così come è nata (cioè male e incompleta), ma inserendovi una veloce e banalissima “errata corrige” nella pagina pertinente.
é così difficile???? o viceversa è molto semplice???? .....ai posteri l'ardua risposta.
Se per le cose semplici è così difficile porvi un rimedio, chissà che sorte infelice avrebbero le cose difficili!
 

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