Oltre 150 iscritti. Uno di loro è riuscito a far volare l’aquilone più in alto, vincendo la sfida con la gravità. Librare e calibrare con la mente e il corpo, serpeggiare e inseguire con la fantasia le lunghe trecce di cartapesta oscillanti tra soffi di levante e abbagli di sole. Nella galleria fotografica in basso, il cielo di Polignano è un tappeto azzurro con motivi romboidali, un trionfo di colori, una maglia a reti e fil di spago intrecciati pericolosamente tra loro.
L’edizione numero cinquanta della festa dell’aquilone si adatta agli usi e costumi della contemporaneità: meno effetti scenografici (lo scorso anno il più appariscente era lungo più di 25 metri e rappresentava una lunga sequenza di trenta aquiloni uniti tra loro da un sottile filo di nylon); aquiloni ispirati ai differenti interrogativi sociali, ma anche estemporanee senza pretese con la coccarda dell’Inter campione d’Europa da meno di 24 ore, stampata sul cellophane. E poi gli stand di Emergency, Legambiente, Fratres, Anspi, Aido riportano gli interrogativi all’attualità mondiale per dire no al nucleare, no al petrolio e al carbone, per promuovere campagne di solidarietà nel mondo (l'articolo continua in basso, dopo la galleria fotografica).
Ma, costruire e far volare un aquilone è molto più semplicemente arte manuale e sogno, applicazione tecnica e leggerezza di una festa. Nelle prime edizioni, i nostri nonni si adoperavano per la ricerca dei materiali - (colla a farina e acqua e canne di bambù, avanzi di giornale. A Pasqua, in attesa della festa di maggio, si era soliti mettere da parte il rivestimento delle uova di cioccolato). Materiali quindi, sapientemente miscelati e collaudati per garantire il risultato tecnico e aerodinamico. Era una prova di forza, per loro, che nulla aveva a che vedere con il folklore e l'impegno civile. Di sicuro sapevano sognare, nel tempo libero inseguivano le chemaite, poi si radunavano nel giorno di festa per una sana e allegra competizione, per giocare un pò a chi le fa volare più in alto o a capire e riconoscere la direzione e l'intensità dei venti. Oggi gli aquiloni si acquistano bell'e pronti per l'uso, "si vendono già pronti - fa notare con un pò di rammarico Colagrande - e chiaramente non è lo stesso.".
Comunque, dalla prima edizione 1960 a oggi, è trascorso mezzo secolo, un arco temporale stampato a memoria nel fronte delle cartoline distribuite dal Circolo filatelico numismatico “Neapolis” con l’annullo speciale del francobollo di Domenico Modugno.
Il presidente della Pro Loco di Polignano, prof. Gianni Colagrande illustra la nuova formula che ha caratterizzato uno degli appuntamenti più tradizionali e popolari del panorama festivo, da sempre rituale di iniziazione all'estate: un tentativo di recuperare quella tradizione e quel sapere tecnico per trasmetterlo alle nuove generazioni.
“Quest’anno, proprio in occasione del cinquantenario - osserva Colagrande ai nostri microfoni - abbiamo voluto coinvolgere nella manifestazione, grazie anche all’aiuto della preside e vicesindaco Beatrice De Donato, scuole e associazioni di Polignano, per fare in modo che questa festa non fosse solo realizzata dalla Pro Loco, ma condivisa da più soggetti del territorio. Una bella novità per Polignano. I ragazzi delle scuole hanno frequentato un laboratorio organizzato da persone competenti e in grado di costruire un aquilone.”
“Dell’aquilone c’è un bellissimo verso della poetessa Alda Merini che noi abbiamo segnalato anche nell’annullo speciale nella cartolina - conclude - La Merini esprime quel desiderio, quel sogno. L’aquilone che vola e porta con sé i sogni del ragazzo che dà il filo alla ‘chemaite’. C’è anche una bellissima poesia di Nicola Uva dedicata a i ragazzi di Polignano negli anni ’60.”
Se trovi l’aquilone della tua fantasia
legalo con l’intelligenza del cuore.
Ma prima di imparare a scrivere guardati
nell’acqua del sentimento.
Alda Merini
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