Conflitto d'interessi: Il Comune ha proposto un'azione civile e affidato l'incarico a Pietro Sinisi
Di chi sono le responsabilità?
C’è un altro capitolo sul caso Tri.Com, inquietante, dal finale incerto. Dalla Commissione di Bilancio, ieri mattina, convocata dal presidente Onofrio Torres, sono emersi ulteriori dettagli.
Andiamo per ordine. Quando nel 2006 alla San Giorgio spa è succeduta la Tributi Italia, l’ente, ovvero il Comune di Polignano a Mare non ha osservato la procedura prevista dal nuovo testo unico. Infatti, nel caso in cui cambi il soggetto (in questo caso specifico, passaggio dalla San Giorgio alla Tributi Italia e costituzione della nuova società mista) ci deve essere il parere dell’ente (che è socio) che in teoria dovrebbe fare ulteriori verifiche sul soggetto subentrante (Tricom Tributi Italia). La domanda è: il comune di Polignano poteva fare le dovute verifiche quando ha stretto il patto con il diavolo costituendo la società mista?
Vale la pena ricordare, a questo punto, che il centro Tricom diventa una società mista costituita dal Comune di Polignano e dal socio privato. Con i continui e numerosi ricorsi al Tar impugnati dalla Tricom (l’ultimo qualche giorno fa) è come se il socio privato (Tricom Tributi Italia) agisse contro il suo stesso socio (ente comune di Polignano). “E’ una situazione anomala - spiega la dott.sa Maria Centrone, Comandante PM - si palesa un evidente conflitto d’interessi”.
L’AZIONE CIVILE - “Per questa ragione - aggiunge Maria Centrone - è stata proposta un’azione civile e abbiamo dato incarico a un professionista esperto in diritto societario, avvocato Pietro Sinisi. Il legale dovrà studiare il sistema per tornare nella legittimità”. Una gatta da pelare in più che riapre vecchie questioni, a noi della redazione, da sempre tanto care: eventuali responsabilità politiche e amministrative. Qualche scontro sul fronte delle responsabilità si è verificato in commissione, ieri, tra maggioranza e opposizione.
Ora, agli ulteriori dubbi e interrogativi se ne aggiungono altri. Sarebbe lecito chiedersi chi pagherà alla fine tutte le spese legali e i ricorsi finora presentati dalla Tricom contro il suo socio ente comune di Polignano: paghiamo sia i nostri che gli avvocati della Tricom? Altro paradosso. Il comune non ha più alcun vincolo di concessione con la società di riscossione tributi, ma è comunque socio della Tributi Italia.
LE RESPONSABILITA’ - Scavando a monte delle responsabilità, sappiamo che il comune, socio della Tricom, non ha alcun membro rappresentativo all’interno della società.
Maria Centrone assicura: “Il nostro avvocato ha eccepito come neanche la Tributi Italia abbia più titolo, in quanto il rapporto di successione dalla ex San Giorgio alla Tributi Italia non è stato approvato, perché manca un rappresentante del comune. E’ un discorso di rappresentatività. L’esperto del diritto societario (Pietro Sinisi, che ha avviato l’azione civile, ndr) ha chiesto la nomina di un curatore speciale. Deve indagare su questa anomalia: noi non possiamo lottare contro noi stessi. Abbiamo una nostra società che procede contro di noi!”.
Come mai, si domanda qualcuno, il comune non ha un membro rappresentativo all’interno di una società di cui fa parte? Come si spiega il fatto che il comune non abbia più alcun rapporto con la Tricom ma legalmente detiene delle quote di quella società della quale non ha alcun potere esecutivo?
Il consigliere Focarelli tocca per primo il nervo scoperto delle responsabilità: “Se al cambio di statuto (da San Giorgio a Tricom) il comune avesse nominato dei membri si poteva sciogliere lo statuto stesso. In questo modo - sostiene preoccupato - la Tricom continua ad avere potere esecutivo”.
“Quando il Commissario Volpe ha nominato i due tecnici come amministratori rappresentanti del comune all’interno della società mista - replica la Centrone - questi hanno rilevato una serie di irregolarità. Non riuscivano ad esercitare il ruolo di amministratori e accedere agli atti e documenti”. Per Focarelli invece, qualche responsabilità andrebbe imputata anche a loro: “non erano in grado di accedere ai documenti? Bene, c’erano diversi modi per accedervi, invece hanno solo lanciato messaggi negativi… io ho letto la relazione.”.
Dunque si poteva risolvere prima? Il comune poteva possedere la maggioranza? Perché non sono mai stati nominati i nostri rappresentanti?
Una provocazione arriva da Onofrio Torres. Il consigliere, all’epoca, era in maggioranza con l’amministrazione di Di Giorgio. Mentre Focarelli sostiene che i problemi siano sorti quando la San Giorgio non ha versato più i soldi, cioè a cominciare dal novembre del 2006, Torres non la pensa così. “Chi aveva dubbi sulla Tricom e sul nuovo statuto societario, al momento in cui è stata costituita, poi quei dubbi si sono rivelati fondati. Come mai quando è stata fatta la società, piuttosto che tutelare gli interessi dei cittadini di Polignano, ci si è preoccupati di tutelare quelli della San Giorgio?” Così, Onofrio Torres ricorda di aver manifestato le sue preoccupazioni a Di Giorgio: “Ricordo… chiesi al vecchio sindaco (Di Giorgio, ndr) di vagliare meglio le proposte che erano due: far scendere l’aggio del 2% o, in alternativa, accettare un’opera pubblica che loro offrivano al comune”. L'opera di cui parla sarebbe il campo sportivo in zona Macello. Torres parla anche di posti di lavoro, ma questa è un’altra storia.
Focarelli invece, non ha dubbi sulla regolarità dello statuto e cambio del soggetto: “E’ venuto fuori da una gara d’appalto. C’è stata una commissione che ne ha verificato la legittimità. Il problema è sorto quando la società non ha versato i tributi. La storia dei posti di lavoro del resto non è mai stata contestata. E poi - conclude - io non votai solo perché non ritenevo giusto che per soli 5mila euro dovessimo far fruttare alla Tricom un affare da 12milioni di euro”. “Evidentemente eravamo di due maggioranze diverse” - gli fa eco, con una smorfia, Torres.
Vero è che lo statuto demanda l’intero potere esecutivo alla società e non all’ente. “A prescindere dalle quote di partecipazione del comune all’interno della società” - puntualizza Focarelli. Un ente, all’interno di una società mista, potrebbe anche avere le quote di maggioranza ma non detenere alcuna forma di potere esecutivo.
“Dallo statuto - fa notare pure Maria Centrone - occorrono delle maggioranze che il comune non avrebbe ottenuto”. Il rapporto con la Tributi Italia e Tri.com - insiste - è decaduto. Il centro Tricom per noi non esiste più. Il centro Tricom è travolto dai nostri provvedimenti, anche se stranamente continua a farci ricorsi”.
I continui ricorsi della Tricom rientrano in un piano di strategia legale? Cosa si nasconde a monte? C’è da fidarsi? Come si spiega questo paradosso? La commissione è aggiornata a giovedì prossimo, alla riunione della quale l’avvocato Pappalepore fornirà ulteriori delucidazioni sulla vicenda e sull’azione civile ora intrapresa da Sinisi.
GLI AMMANCHI - Non è tutto. Mancano all’appello oltre 250mila euro che spettano al comune. La magistratura sta indagando. A questi, vanno sommati anche gli ammanchi non rendicontati. Forse non li riavremo mai più indietro? “Questo è da vedere - risponde il dirigente Paladino - per la Tricom vi è l’obbligo preciso di rendicontare”.
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Commenti
di Stefania Zanda
E’ ufficiale il Tar ha accolto la richiesta di cancellazione dall’Albo dei riscossori di Tributi Italia, la società privata di riscossione delle tasse con debiti per quasi 90 milioni di euro nei confronti di 135 amministrazioni comunali che rischiano, per questo motivo, il dissesto finanziario.
Nel precedente articolo, avevamo paventato la possibilità e le conseguenze di tale azione giudiziaria visto che la società svolge come unico servizio quello della riscossione delle entrate.
Lo spettro del fallimento è alle porte ed i dipendenti della società lo sanno bene visto che già a luglio avevano mosso una protesta a causa del mancato pagamento degli stipendi.
Eppure Patrizia Saggese, Presidente della società Tributi Italia, dichiara che i soldi non versati ai Comuni sono serviti per pagare gli stipendi e per ripianare i debiti della Gestor, poi confluita in Tribuiti Italia.
La famiglia Saggese d’altra parte è da anni che pianifica fantomatici versamenti ai Comuni mai realizzati. Non ci stupisce quindi l’affermazione della Patrizia Saggese “. «…ci è arrivata la mazzata. Paradossalmente proprio mentre stavamo chiudendo con le banche per ottenere i finanziamenti necessari al piano di rientro. E altrettanto paradossalmente scontiamo il blocco della liquidità, che pure abbiamo in cassa: circa 7 milioni di euro».
Ma quanti paradossi! A noi il più grande ci pare quello che difensore della Tributi Italia è Nicolò Ghedini, deputato nazionale del PDL e avvocato di Silvio Berlusconi.
E, come diceva il buon Antonio Lubrano “la domanda sorge spontanea” : ma un parlamentare della Repubblica può difendere una società accusata di danno allo Stato?
(28 gennaio 2010)
LINKONTRO
Sito a cura di Emiliano Nieri
Autorizzazione del Tribunale Civile di Roma n 25/2009
Hanno tanto da fare che non riescono a badare alle frittate........
Tanto a loro lo stipendio da favola arriva lo stesso........