Domenica 15 Settembre 2019
   
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Grotta Palazzese e tana marina ‘beccati’ dalla Guardia Costiera

pesce scaduto

Lo staff della Grotta pubblica la sua versione dei fatti

Nell'ambito di una serie di controlli sulla filiera ittica la guardia costiera ha sequestrato 170 chili di pesce scaduto. I controlli sono stati eseguiti in due ristoranti del paese, i quali sembrerebbe acquistassero il pesce dallo stesso fornitore.

Nel primo ristorante i militari hanno rinvenuto nella cella congelatore, tranci di pesce e filetti di spigola, zampe di granchio reale, unitamente a ritagli di carne e pasta congelata, per un peso complessivo di circa 68 chili privi della necessaria documentazione che ne attestasse la rintracciabilità; inoltre, nella stessa cella, venivano rinvenuti due tranci di controfiletto di "wagyu" (razza bovina giapponese la più costosa al mondo), per un peso di circa 8 chili, che risultava scaduta già dal mese di maggio.

Nel secondo ristorante, ubicato in località “Cala Paura”, sono stati rinvenuti in un deposito sotterraneo 95 chili di pesce congelato di provenienza sconosciuta.

Ai titolari è stata comminata una sanzione rispettivamente di 5.500 euro e 1.500 euro.

In un primo momento i militari non avevano pubblicato i nomi dei due ristoranti. Cosa che è avvenuta in un secondo momento divulgando i nomi della Grotta Palazzese e Tana Marina. Nei due ristoranti sono stati sequestrati circa 170 chili di pesce scaduto, privo di tracciabilità e congelato. Notizia che ha scosso il paese e non solo, i migliori leoni da tastiera si sono scatenati puntando il dito verso chi, per dimenticanza, distrazione o altro ha semplicemente commesso un errore.

Un errore che lo stesso Felice Sgarra, e il vicedirettore responsabile del food and beverage, Riccardo Sgarra, hanno provveduto a scusarsi attraverso una nota pubblica.

“Ci scusiamo per l’involontario errore in cui siamo incorsi e precisiamo che la proprietà e l’amministratore della società sono assolutamente estranei ai fatti contestati, essendo affidata unicamente a noi la responsabilità delle materie prime e dei prodotti utilizzati nell’attività ristorativa. Ci teniamo a rassicurare i clienti - continua nota - che non v’è mai stato alcun rischio per la salute, poiché Grotta Palazzese ha sempre privilegiato prodotti di alta qualità nel rispetto della sicurezza alimentare. In questo caso l’unico errore che ci rimproveriamo è quello di non aver prestato attenzione alle etichette.

In particolare, la carne rinvenuta in una cella frigo (- 18 gradi) era stata regolarmente sottoposta ad abbattimento (non congelamento) - processo comune nelle attività ristorative che garantisce la conservazione e la salubrità del prodotto - prima della data di scadenza. E comunque si trattava di tipologia di carne non più presente nei nuovi menu estivi 2019 e quindi non destinata ai clienti. Nel caso del pesce, invece, i prodotti controllati dalla Guardia costiera erano in una cella frigo (-18) diversa da quella in cui erano depositati gli altri prodotti ittici con etichetta di tracciabilità: ma tutti facevano parte dello stesso lotto di produzione.

Pur riconoscendo il nostro errore, riteniamo immeritata la campagna denigratoria che lede l’immagine professionale nostra e di Grotta Palazzese, che ha sempre investito per offrire il massimo ai propri clienti agendo in maniera assolutamente trasparente”.

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