Giovedì 21 Marzo 2019
   
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Omicidio Bruna Bovino: assolto l’ex compagno

Bruna Bovino e Antonio Colamonico

Antonio Colamonico assolto. Non è lui l’assassino
Ora è libero e si andrà nell’ultimo grado di giudizio


Assolto per non aver commesso il fatto. Antonio Colamonico non è l'assassino dell'amante Bruna Bovino, l'estetista 29enne di Polignano uccisa il 12 dicembre 2013 nel centro estetico di Mola di Bari in cui lavorava. Così, la Corte d'assise d'appello di Bari ha ribaltato la condanna a 25 anni inflitta in primo grado, nonostante la Procura generale in questo secondo grado ne avesse chiesto l'aggravamento fino a 28 anni.

Colamonico, in carcere da 4 anni e mezzo, ora è libero. Difeso dagli avvocati Massimo Chiusolo e Nicola Quaranta, era accusa di aver ucciso Bruna Bovino nel centro estetico, dopo una lite legata alla fine della loro relazione. Dopodiché avrebbe dato fuoco al corpo, ritrovato semicarbonizzato.

L'omicidio sarebbe avvenuto tra le ore 16,30 e le 17, ma tale ricostruzione è stata smentita dalla testimonianza di un tatuatore raccolta dai giornali nelle settimane scorse. Il tatuatore, che era al bar dove è stato acquisito il famoso video, dice infatti di aver visto la Bovino intorno alle ore 18,20, viva e tranquilla, e a quell'ora Colamonico si trovava già a Polignano, come dimostrato dall'esame delle celle telefoniche.

 

L’accusa: “Siamo attoniti”

È disperata la mamma Liliam. Attonita invece l’avvocato polignanese Isa Masi che difende la mamma di Bruna. “Siamo tutti attoniti – ci confida – Dobbiamo aspettare le motivazioni della sentenza. Sicuramente sarà appellata in Cassazione. Però il ricorso in Cassazione non possono farlo le parti civili(noi possiamo e dobbiamo solo sollecitare la Procura Generale). Per ora aspettiamo di leggere le motivazioni. Credo ci vorranno tre mesi per il deposito delle motivazioni”.

 

Cosa ha convinto i giudici?

“È assurdo – commenta la Masi, ribadendo la colpevolezza del Colamonico –aspettiamo le motivazioni, ma credo sia stato un altro l'elemento che ha convinto i giudici: i capelli tra le mani di lei al cui DNA non è stato possibile risalire. Io credo questo”. Quindi non sarebbe stato il video del bar a convincere i giudici.

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