Domenica 20 Ottobre 2019
   
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OMICIDIO BRUNA: COLPO DI SCENA!

La maglietta dedicata a Bruna

Un video mette in dubbio l’ora del delitto e scagionerebbe Colamonico, condannato a 25 anni di carcere


Un nuovo videometterebbe in dubbio l'orario in cui, secondo l'accusa, fu uccisa la 29enne polignanese Bruna Bovino, trovata morta, semicarbonizzata, nel suo centro estetico Arwendi Mola il 12 dicembre 2013. Sono passati quasi cinque anni dal suo assassinio, e Antonio Colamonico, 36 enne è in carcere dall’aprile 2014 con le accuse di omicidio volontario e incendio doloso.

La sua difesa, capeggiata dagli avvocati Massimo Roberto Chiusolo e Nicola Quaranta, ha depositato le immagini di questo video nell’udienza dinanzi alla Corte di Assise di Appello di Bari, di mercoledì scorso, 23 maggio. Queste nuove prove della difesa riaprono il processo a carico di Colamonico.

 

Il video che scagiona Colamonico.

In questo video è ripresa una coppia che prende un caffè alle 18.15, in un bar vicino al centro estetico dove è morta la 29enne italo-brasiliana. Secondo l'accusa capeggiata dall’avvocato Isa Masi e dalla procura, Bruna morì intorno alle 17, circa un'ora prima di quel caffè. Ma l'uomo ripreso nelle immagini, un commerciante molese, ha sempre dichiarato di aver visto e salutato Bruna per l'ultima volta proprio dopo quel caffè, quindi dopo le ore 18.15. Questo video dunque scagiona Colamonico che, come confermato dalle celle telefoniche, a quell’ora era già a Polignano con la moglie.

Già qualche tempo fa avevamo anticipato che la difesa avrebbe tirato fuori l’asso, e puntato sugli orari dell’omicidio. Così è stato mercoledì scorso a Bari.

Accogliendo l'istanza dei legali di Colamonico, i giudici hanno disposto una perizia sul video per verificare il momento in cui i testimoni hanno visto e salutato la vittima, in modo da individuare di conseguenza l'orario del delitto. Entrambi i testimoni saranno nuovamente sentiti durante questo processo, rinviato al 6 giugno prossimo.

 

La condanna nel luglio 2017.

Colamonico era stato condannato in primo grado dalla Corte di Assise di Bari alla pena di 25 anni di carcere. Tra le pene accessorie stabilite dai giudici c’è anche la decadenza della potestà genitoriale. La Corte ha inoltre condannato l’imputato al risarcimento danni nei confronti delle costituite parti civili, 250mila euro ciascuno ai due figli minorenni (con 50mila di provvisionale), 150mila euro ciascuno a madre e familiari della vittima, 30mila euro per le due associazioni antiviolenza Giraffa Onlus, l’associazione polignanese SafiyaOnlus e per la Regione Puglia costituitasi per la prima volta parte civile per femminicidio.

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