Porto turistico: Denuncia alla Procura. "Gravissimi abusi e illeciti"

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Da "La Voce del Paese - ediz. Polignano", in edicola dal 6 giugno 2014.


Denuncia alla Procura da parte di un cittadino residente:

"Abusi e illeciti. Gravissime violazioni edilizie”

 

Al porto turistico di Polignano è mare mosso. Chi dalle colonne “omaggio” si auspicava una pronta apertura, rinnegando le battaglie civili e giornalistiche di qualche anno fa, dovrà riscrivere la cronaca. Perché si riagitano nuovamente le acque per un’operazione condotta fin dalle origini in maniera poco trasparente: dalla svendita concessa dall’amministrazione del 2006, ai giorni nostri, senza escludere gli anni bui precedenti al 2000.

Mentre i cantieri per portare a termine il vero business (ossia ville e alberghi a monte, Ma.Bar esclusa) vanno avanti spediti, gli Uffici e le Autorità hanno ricevuto un esposto denuncia a firma dell’avvocato Angelantonio Franco. La denuncia è stata presentata alla Procura della Repubblica di Bari da un residente confinante con l’area portuale. Inoltre, la denuncia, di cui siamo riusciti ad avere copia esclusiva, è stata presentata al Prefetto, al Comune di Polignano (Dirigente Settore Edilizia e Urbanistica), all’avvocato Patrizia D’Elia, difensore della Cala Ponte s.p.a (società che gestisce l’affare e il porto), alla Capitaneria di Bari, al Genio Civile per le Opere Marittime, all’Ufficio delle Dogane, all’Agenzia del Demanio, e ancora alla Regione Puglia (Territorio settore Urbanistica), al Genio Civile della Regione, al Demanio Marittimo regionale, alla Soprintendenza per i Beni architettonici e per il paesaggio e all’Autorità di Bacino della Puglia. Insomma, la denuncia è stata inviata a una sfilza interminabile di Uffici, in modo da poter raggiungere ogni angolo degli oscuri cassetti istituzionali e richiamare così l’attenzione dell’opinione pubblica, spesso tenuta all’oscura anche da chi avrebbe dovuto informarla, in primis l’Amministrazione Comunale precedente e quella in carica, che tra l’altro in campagna elettorale, nel 2013 prometteva chiarezza.

Nell’oggetto dell’esposto si fa riferimento al permesso di costruire del 2007 (numero 136) rilasciato alla società Cala Ponte s.p.a. dal Comune di Polignano il 9 agosto 2007 per la realizzazione del porto. La denuncia è il seguito di un’istanza del 29 gennaio 2014 dell’ing. L’Abbate e riscontro a nota del 20 febbraio 2014 a firma dell’avvocato Patrizia D’Elia per conto della Cala Ponte.

L’accusa contro la Cala Ponte è quella di aver commesso abusi e illeciti, “gravissime violazioni edilizie in località Cala Ponte” a danno dell’ing. Alessandro L’Abbate. L’ultima diffida risale al 29 gennaio 2014, con replica del 20 febbraio seguente.

L’avvocato Franco, bolla la replica della Cala Ponte come “giustificazioni totalmente risibili”, “nel vano quanto artificioso tentativo di conferire postuma legittimazione a quanto denunciato”. Nella nota legale si fa riferimento a “oggettiva situazione di pericolo che si è venuta a creare per l’intervento abusivo, mutamento dello stato dei luoghi, insidiante sia la piena fruibilità della proprietà del malcapitato, che è resa impraticabile, oltre che inaccessibile, sia la staticità delle strutture”.

L’Abbate chiederà il ripristino dei luoghi e risarcimento danni.

La replica della Cala Ponte lascia sgomenta l’accusa: “tutte le opere sino ad oggi eseguite – scrive la Cala Ponte – sono conformi al progetto originariamente assentito e alle successive varianti resesi necessarie”. È “mistificazione dei fatti” – replica l’accusa.

La diffida dell’ing. L’Abbate risale al 6 maggio 2013 e si mette in discussione la concessione demaniale. Inoltre, spiega l’avvocato Franco “la variante non deve in alcun modo sovvertire, come nel caso di specie è accaduto, le previsioni originarie di progetto”. Inoltre, aggiunge “la Cala Ponte spa risulta non essere in possesso di alcun titolo abilitativo, sia  pure in variante, rispetto a quello originariamente rilasciatole… dalla consultazione ufficiale dell’incartamento urbanistico (rilasciato dall’Ufficio Tecnico del Comune di Polignano, ndr) concernente la realizzazione del porto turistico… non è stata reperita alcuna istanza di variante della originaria concessione, né tantomeno esiste una diversa autorizzazione rispetto a quella tutt’ora in essere”.

“Il progetto – inoltre – inibisce l’accesso al mare… e stravolge l’accesso agli immobili privati”. L’accusa è pesante – leggiamo ancora la nota: “arroganza e dispregio della Cala Ponte verso il privato e dunque dell’ing. Alessandro L’Abbate che ha avuto sventura di essere un loro confinante e, quindi, un potenziale ostacolo alla realizzazione dei loro interessi imprenditoriali”.

“È assolutamente falso – prosegue – che non vi siano difformità rispetto al progetto approvato e di cui al permesso di costruire del 2007. I “minimi spostamenti” (di cui parla la Cala Ponte, ndr) non derivano dalla esigenza di disciplinare lo smaltimento delle acque piovane come erroneamente sostenuto…. Non è mai stato in disciplina lo smaltimento delle acque che ristagnano copiosamente nella zona antistante la realizzata banchina (sopraelevata di circa cm. 70 rispetto all’ingresso del manufatto) e lo stesso muro di recinzione sbarrano inesorabilmente il regolare scorrimento delle acque meteoriche. Pertanto, la fascia antistante di proprietà dell’ing. L’Abbate, in presenza di pioggia, si rende letteralmente inagibile, il locale esistente si allaga e l’acqua ne ristagna per giorni”. “La banchina – accusa Franco – è superiore alle previsioni del progetto e sovrasta di cm. 70 il livello di ingresso delle costruzioni private... che così diventano seminterrate”.

Infine, si ravvisa un “violento quanto ingiustificato esproprio che altera e spossessa la limitrofa proprietà privata che… nelle prescrizioni autorizzative non viene invece minimamente compromessa, anzi viene salvaguardata proprio nella sua originaria conformazione”. “La recinzione più volte denunciata finisce per scorporare abusivamente dall’area portuale una parte rilevante di suolo demaniale, sottraendola al governo dello stesso demanio, per trasformarla in una terra di nessuno”.

Ora l’Amministrazione Vitto che farà? Metterà ancora una volta la testa sotto la sabbia? Anzi già, quella, la sabbia è stata dragata e accumulata come base-terreno per le costruzioni a monte.