
RIFORNIVANO DI DROGA L'INTERA PROVINCIA DI BARI
Determinanti le intercettazioni di chiamate ed sms
Avevano un elenco di clienti. Quando la droga era pronta arrivava l'SMS: "Il mangiare e' buono"
I militari della Guardia di Finanza di Monopoli hanno smantellato una imponente organizzazione che gestiva il traffico di droga a Bari e nel Sud-Est Barese, coinvolgendo più comuni, compreso il nostro.
Associazione per delinquere finalizzata al traffico, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti (cocaina, eroina, marijuana e hashish): con questa accusa nella mattinata di ieri i finanzieri hanno quindi eseguito sette ordinanze di custodia cautelare emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bari, su richiesta della Procura del capoluogo pugliese.
A capo dell’organizzazione un barese, residente a Loseto, GIULIO CASSANO, 31 anni; stretti collaboratori: NICOLA

DEL RE, 31, e SEBASTIANO RATTO, 31, entrambi di Mola di Bari. L’organizzazione si avvaleva poi di un’articolata rete di spacciatori: VINCENZO BOCCUZZI, 32 e SAVERIO FRITELLI, 30, entrambi di Mola di Bari, MICHELE LAMACCHIA, 28, di Bari-Loseto, e GIOVANNI SBLENDORIO, 30, di Triggiano. Altre cinque persone, tra cui quattro donne, risultano indagate
SMS E INTERCETTAZIONI - “Il mangiare è buono”: era con un sms di questo tenore che l’organizzazione contattava i propri tossicodipendenti-clienti quando arrivava la merce da smerciare. A fornire le sostanze stupefacenti il capo dell’associazione, Cassano, che aveva presso la sua abitazione di Loseto il suo quartier generale. Ed è stato, proprio, seguendo uno dei suoi pusher, sottoposto a intercettazione telefonica, che due anni fa viene avviata l’indagine da parte dei finanzieri, coordinati dalla Procura di Bari.
E’ così che tassello dopo tassello, arresto dopo arresto e sequestro dopo sequestro che gli inquirenti sono riusciti a ricostruire la struttura piramidale che, poi, ha portato l’Autorità giudiziaria a contestare il reato di “associazione per delinquere”.
Per gli inquirenti "indiscusso e riconosciuto capo dell’organizzazione Cassano che non solo si preoccupava di rifornire di droga la sua rete di spacciatori in base alle richieste di mercato, ma provvedeva a raccogliere e distribuire i proventi dello spaccio, si assicurava che le famiglie dei suoi pusher arrestati potessero godere di assistenza a vari livelli, compresa anche quella legale e, infine, come un vero manager avrebbe organizzato lo spaccio in maniera che due pusher non insistessero mai sulla stessa zona e nel caso che uno di questi finisse nelle reti della giustizia provvedeva immediatamente a sostituirlo. Quando Ratto fu arrestato veniva immediatamente sostituito da Del Re e Boccuzzi, a loro volta sostituiti da Frittelli".
Ma la vera peculiarità dell’organizzazione consisteva, da parte del capo, di fornire agli spacciatori dei telefonini dotati di lunghi elenchi di tossici da contattare via sms ed essere a loro volta contattabili. Insomma, a disposizione dell’associazione una vera e propria mappatura dei clienti provenienti da ogni angolo del Sud-Est Barese che consentiva agli organizzatori del traffico illecito di non doversi sottoporre al rischio di contattare nuovi consumatori, ma di avere un “portafoglio clienti” tale da accrescere in continuazione il volume di affari.
I telefonini, le cui schede cambiavano continuamente, diventavano così strumenti preziosi dell’attività illecita, tant’è che in caso di controlli da parte delle forze dell’ordine la principale preoccupazione di Cassano era quella di mettere al riparo lo strumento da un possibile sequestro. Ma la “forza” dell’organizzazione è stata anche la sua maggiore “debolezza” perché proprio l’articolata attività di intercettazione e individuazione delle celle telefoniche alle quali si collegavano i telefonini hanno permesso di individuarne non solo l’attività illecita, ma ogni singolo spostamento. Nelle intercettazioni le dosi diventavano a volte “magliette” (eroina) o “giubbotti bianchi” (cocaina), oppure Malboro (eroina) e Merit (cocaina).
Fedelissimi del capo i molesi Ratto e Del Re che provvedevano non solo a fornire le dosi da spacciare ai pusher, ma anche i soldi per il sostentamento delle mogli i cui mariti, parti integranti dell’associazione, venivano arrestati.
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