Giovedì 24 Maggio 2012
   
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OMICIDIO NONNA MARIA: IL 18 LUGLIO LA SENTENZA

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IL 18 LUGLIO LA SENTENZA DI PRIMO GRADO

ESCLUSIVO: Mastrochirico rischia, la sua posizione vacilla. Dubbi sul referto medico dell’ospedale. Particolari agghiaccianti.

 

 

Il processo sull’aggressione di nonna Maria Mancini, morta a seguito dei calci e dei pugni, è prossimo a una svolta giudiziaria. Dopo tre udienze e interrogatori, la Corte d’Assise di Bari ha stabilito che il 18 luglio, o al massimo il 20 luglio sarà emessa la sentenza di primo grado a carico dell’attuale unico imputato Ottavio Mastrochirico, 35 anni accusato di omicidio preterintenzionale per aver riempito di calci e pugni la nonnina di via Ranuncolo nel dedalo di strade della città vecchia di Polignano. Un delitto che, ricorderete, commosse l’intera comunità e riempì colonne di giornali e tg di tutta Italia. (vedi link e commenti su polignanoweb)

I NUMERI DEL PROCESSO - Intanto, lunedì 4 luglio nuovi testimoni hanno risposto alle domande, sfilando davanti al presidente della sezione penale Clelia Galantino. Sentito anche i0maria-mancini-scena-del-criminel comandante Tatoli della stazione dei carabinieri di Polignano. Finora sono stati ascoltati ben cinquanta tra possibili teste chiave. Nove ore di interrogatori e di udienze. Il quadro probatorio a carico di Mastrochirico si fa sempre più compromettente, la sua difesa vacilla dinanzi all’evidenza dei fatti che sconvolsero quel maledetto primo pomeriggio del 7 maggio 2010.

LE PERIZIE - Emergono particolari agghiaccianti dalle perizie effettuate dal medico legale e dalle deposizioni  del maresciallo dei SIS, dai periti e quanti hanno passato al setaccio prove e indizi a carico del 35enne.

Dalla perizia legale emerge, per esempio, che la povera nonnina è stata massacrata ripetutamente dalle raffiche di calci e pugni e pestaggi: l’imputato potrebbe aver fatto pressione con il suo piede contro lo sterno della signora Mancini, una volta caduta per terra. In tutto sono 17 le costole fratturate: 8 nella parte destra, 9 nella gabbia sinistra. Il medico legale ha riscontrato ematomi dietro la testa, denti scheggiati, danni alla milza e al fegato.

GLI SCENARI E LA DIFESA - Il pm Manfredi Dini Ciacci, a sostegno dell’impianto accusatorio contro Mastrochirico, sembra convinto che per il 35enne polignanese non ci sarà scampo. Nella deposizione, l’imputato avrebbe continuato ad arrampicarsi agli specchi, fornendo versioni poco credibili e contraddittorie rispetto ai verbali presi in esame. Le risposte durante il penultimo interrogatorio avrebbero fatto sorridere i presenti. L’uomo racconta di essersi svegliato alle 11 del mattino, di aver passeggiato con la moglie Sara Viola, la quale si è avvalsa della facoltà di non rispondere, di essere andato a casa di Vito Coletta, vicino della nonnina e che rischia l’accusa di favoreggiamento per aver presumibilmente nascosto Mastrochirico e la moglie subito dopo l’aggressione e il soccorso della nonnina al San Giacomo di Monopoli. Poi, racconta di aver lasciato l’abitazione di Coletta per rincasare e consumare il pranzo. Alle 17 del pomeriggio, l’imputato racconta di aver saputo da un vicino o dalla moglie dell’aggressione ai danni della signora Mancini.

Ottavio_MastrochiricoI PISTACCHI - Il pm Ciacci aveva chiesto anche l’arresto di Coletta, che nella sua testimonianza ha raccontato di birre e pistacchi a tavola con Mastrichirico e la moglie, suscitando l’ilarità e lo stupore dei presenti in aula. Il gip però respinse la richiesta di arresto.

LE PROVE - La difesa di Mastrochirico si arena davanti all’evidenza di una sigaretta con le impronte dell’uomo rinvenuta dai carabinieri nella scena del delitto, e le impronte digitali portate in superficie dagli agenti del SIS, all’interno del quale, l’imputato Mastrochirico, forse, cercava quei pochi spiccioli che sarebbero alla base del movente.

Sentiti dal giudice anche il barelliere, l’autista dell’ambulanza, gli operai del cantiere dell’albergo Sportelli, il medico del pronto soccorso di Monopoli e il medico del reparto di chirurgia dell’ospedale San Giacomo di Monopoli. Alla domanda ‘In che condizioni arrivò la paziente?’, il medico ha confermato che nonna Maria era grave, i valori del sangue facevano emergere un quadro allarmante, soffriva di insufficienza respiratoria.

LO STRANO REFERTO DELL'OSPEDALE - Stranamente non è stata ancora sentita il medico del reparto di neurologia del San Giacomo che,omicidio-polignanoricorderete i nostri articoli e approfondimenti, voleva dimettere Maria Mancini dall’ospedale, nonostante fosse in fin di vita. Il referto dell’ospedale infatti appare contraddittorio rispetto all’autopsia effettuata dal medico legale: a Monopoli sono state riscontrate solo due fratture, contro le reali diciassette. Non c’è traccia di problemi alla milza e al fegato, che invece il medico legale accerterà a seguito dell’esame autoptico. Come raccontammo in esclusiva, se non fosse stato per il figlio di Maria Mancini e la moglie, la nonnina sarebbe stata dimessa poche ore prima del decesso. I medici pare non si siano accorti neppure di un ematoma all’altezza della nuca, segnalato invece dalla moglie di Giuseppe Giannuzzi.

“Sono molto fiducioso – ha confidato il figlio della vittima ai nostri microfoni – mi fido della giustizia e sono soddisfatto per come, finora, sono andate avanti le udienze”.

 

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