Lunedì 06 Febbraio 2012
   
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STORICA SENTENZA SU ZONA ARTIGIANALE

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Nel 1999 una famiglia polignanese citò in giudizio il Comune e una ditta di Polignano.

Dopo undici anni il giudice rigetta la domanda risarcitoria di 500 milioni di Lire. Il problema spese legali e Pip

Di recente è stata  pubblicata presso il Tribunale di Bari - Terza Sezione  Civile - Giudice Unico Dott.sa Ida Iura - la sentenza nella causa civile intentata da una famiglia polignanese contro il Comune di Polignano a Mare. La sentenza pone un punto fermo circa i rapporti non sempre idilliaci che intercorrono tra le aziende che occupano le zone artigianali - S. Anna Vagno - Quintavalle - e i residenti che generalmente occupano i piani superiori degli stessi locali artigianali.

Va precisato che le Norme di Attuazione del P.R.G. circa le Zone Produttive “D” così recitano: “Le zone produttive sono destinate all’insediamento di complessi produttivi ed artigianali, con esclusione di quelli nocivi di qualsiasi genere. In esse è esclusa la residenza, eccezion fatta  per l’eventuale  alloggio del proprietario, dipendenti o collaboratori aziendali”.pip-zona-artigianale-polignano

Nonostante un punto fermo di tale portata, nulla ha impedito ad una famiglia polignanese di citare in giudizio il Comune di Polignano e una Ditta polignanese che aveva acquistato i locali destinati urbanisticamente all’attività artigianale e chiedere al Giudice un risarcimento di 500 milioni di vecchie Lire, adducendo molestie e fastidi derivanti dall’attività artigianale a carico della Ditta e mancati controlli e abusi edilizi a carico del Comune.

La causa, iniziata nel 1999, è durata ben undici anni e ha avuto un esito negativo per la famiglia polignanese che si è vista rigettare la domanda risarcitoria. La perizia espletata dal CTU ha infatti accertato che l’attività artigianale era in possesso di tutte le autorizzazioni di legge e che la stessa attività si svolgeva con impiego di impianti e macchinari tutti a norma.

E’ stato accertato inoltre, come il Comune sia prontamente intervenuto per controlli sull’attività  senza riscontrarne irregolarità. Quindi nessun abuso per il Comune ed anzi, se abuso c’è stato, è a carico di chi ha acquistato l’appartamento per abitarci, sapendo che lo stesso era destinato a soggetti  che svolgevano attività nei locali a pian terreno.

SPESE LEGALI A CARICO DEL COMUNE - Abbiamo pubblicato in estrema sintesi i fatti per permetterci due  riflessioni. Intanto, questa decennale causa ha avuto un notevole costo economico per le già precarie casse comunali. E quanto diciamo “Casse Comunali” intendiamo le nostre tasche che hanno dovuto tirar fuori i soldi per pagare le spese legali.

Non solo. Temiamo che ancora non sia del tutto terminato l’iter giudiziario. Il tutto, ovviamente, a carico dei contribuenti perché, con una inspiegabile decisione, il giudice ha deciso di compensare  le spese del giudizio invece di accollarle alla parte soccombente, cioè alla famiglia polignanese. Ora  immaginiamo che sia il Comune che la Ditta artigiana, vincitori della causa, difficilmente accetteranno di rimetterci le spese legali e, pertanto, si prospetta un’altra causa, quella d’appello, speriamo non decennale.  Tanto paga sempre il cittadino!

LA QUESTIONE PIP A POLIGNANO - Ultima riflessione va fatta sul Pip (Piano di Insediamento Produttivo). Polignano è l’unico comune della provincia di Bari a non aver ottenuto finanziamenti per la zona Pip. Polignano non ha ancora una zona Pip, nonostante i proclami e le promesse nelle varie campagne elettorali. Se ci fosse un’area Pip, si instaurerebbe un clima di maggiore armonia tra residenti e imprenditori, artigiani, evitando inutili e costosi contenziosi.

Commenti 

 
#2 stamina 2010-09-03 11:05
prima cacciamo un certo super famoso dirigente, prima togliamo un cancro a questo paese, se non fossero per i tempi lenti e costosi della giustizia polignano sarebbe immersa da ricorsi molti dei quali la vedrebbe perdente , a causa di costui e dei suoi abusi
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#1 Barrister 2010-09-02 23:31
Annoso problema polignanese, dove tutti sanno che le abitazioni sovrastanti gli immobili ad uso artigianale hanno avuto di fatto una destinazione diversa rispetto a quella prevista e per tale ragione non si tratta di appartamenti vendibili separatamente rispetto al locale al piano terra, e comunque non sono suscettibili di analoga valutazione economica rispetto alle "normali" abitazioni. D'altra parte questa situazione riguarda anche quegli "imprenditori" che attribuiscono ai vani interrati (per lo più ad uso deposito) il medesimo valore dei piani fuori terra.......con tanti pecoroni che hanno acquistato senza battere ciglio. Ah quante cose andrebbero riviste in questo paese che adagiato sulla sua bella scogliera dorme sonni profondi nascondendo il marcio che lo pervade. Riusciremo mai a mandare a casa certi politici, pubblici dipendenti professionisti "malfidati" e pseudo-imprenditori? io ne dubito
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