SMANTELLATO EMERGENTE SODALIZIO DEDITO ALLO SPACCIO DI DROGA, TRA CUI UNA 50ENNE E SUO FIGLIO, PROCACCIATORI DI CLIENTI.
Per comunicare e sfuggire ai controlli, il clan emergente usava il linguaggio in codice: 'Vediamoci dal Gatto...'
Nella mattinata di oggi, ben 40 militari della Compagnia Carabinieri di Monopoli, coadiuvati da unità cinofile antidroga, hanno eseguito 5 ordinanze di custodia cautelare in carcere. In manette sono finiti alcuni componenti di un sodalizio emergente nel settore del traffico di stupefacenti, che operava e spacciava droga a Mola di Bari e nei comuni limitrofi: in particolare Polignano a Mare, Rutigliano, Conversano.
OPERAZIONE 'GATTO MATTO' - L’operazione, chiamata “Gatto Matto” (dal nome in codice utilizzato dai malviventi per indicare il luogo dove nascondevano la droga), scaturisce dal rinvenimento di una mitragliatrice e da un chilo e seicento grammi di hashish scovati il 28 dicembre 2007 all’interno di uno stabile di Mola, che portò all’arresto, ricorderete dalle cronache, del “custode” Emanuele Grande, classe 1986 e da una successiva attività di indagine delegata dall’Autorità Giudiziaria.
Sulla base dell’ingente quantitativo di sostanza e dell’arma da guerra rinvenuti, ritenendo che l’episodio potesse essere inserito in un più ampio contesto, i carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia, nel mese di marzo del 2008 hanno avviato una serie di indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari. Queste indagini si sono concluse poi nel novembre del 2008.
L’attività, supportata da indagini tecniche, consentì allora di delineare il profilo di un’organizzazione emergente, costituita da cinque soggetti, tutti molesi, che a vario titolo, erano dediti alla detenzione, confezionamento e spaccio di sostanze stupefacenti di tipo “cocaina” nei confronti di giovani di Mola di Bari e di paesi limitrofi di Polignano a Mare, Rutigliano e Conversano.
IL CLAN EMERGENTE E GLI ARRESTI - In particolare l’attività ha coinvolto il 44enne Francesco Chiarelli (prima foto a sinistra, a fine articolo), in quanto la sua abitazione veniva utilizzata come base logistica per il confezionamento dello stupefacente; la 50enne Leonarda Di Bari (foto in alto, a destra) e suo figlio 21enne Antonio Soldano (foto a sinistra), attivi procacciatori di clienti ed anello di congiunzione tra l’organizzazione ed i pusher, i quali fungevano da “vedette” per informare i vari componenti del sodalizio della presenza eventuale di militari e forze dell’ordine. Infine, il 20enne Giuseppe Deliso e il 25enne G.L. (unico incensurato della banda), “pusher” e referenti dello spaccio al dettaglio.
IL LINGUAGGIO CRIPTATO - Le indagini sono state particolarmente complesse in quanto i componenti, prima di smerciare lo stupefacente, sono riusciti a monitorare pedissequamente le pattuglie delle forze dell’ordine, ne seguivano i percorsi e, solo dopo aver accertato le condizioni favorevoli allo spaccio, hanno movimentato l’intera macchina industriale. Negli affari utilizzavano un linguaggio criptato, gestivano il mercato credendo di poter sfuggire ai controlli della polizia.
Il nome dell’operazione rievoca così il linguaggio in codice che l’organizzazione utilizzava per indicare il luogo (…“dal Gatto”) in cui veniva custodito lo stupefacente.



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