Giovedì 20 Giugno 2019
   
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GUIDA TURISTICA: IL PONTE E' BORBONICO

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Giuseppe Gialluisi ci segnala un'anomalia all'interno della tanto discussa guida turistica di Polignano presentata alla BIT di Milano. Il ponte di Lama Monachile non è murattiano, come erroneamente riportato sulla guida turistica, ma è borbonico. Grazie alla fatica di Carlo De Luca "Il Ponte sul Burrone - Breve storia di un'opera polignanese di paternità taciuta" c'è la prova della verità storica documentata da De Luca. In appendice alla lettera di Gialluisi, per completezza dell'informazione, riportiamo il trafiletto inesatto pubblicato sulla guida turistica e un estratto della imponente opera di ricerca storica condotta da De Luca.

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LA SEGNALAZIONE DI GIALLUISI - Abbiamo consegnato il libro “IL PONTE SUL BURRONE”, in accordo con l’autore dott. De Luca Carlo, alle 4 biblioteche (quella comunale lo ha già) scolastiche di Polignano ed alla massima istituzione locale rappresentata dal Sindaco Bovino. Il libro descrive, sia pure in sintesi, gli edificanti e corretti comportamenti pubblici e privati degli amministratori di quel lontano passato. Inoltre – ed è da sottolineare – mette in rilievo gli stili ed i modi degli imprenditori privati che, pur di aggiudicarsi dei lavori pubblici, competevano – e seriamente – tra loro, a tutto vantaggio degli interessi delle comunità.

La notizia più importante (ed imbarazzante) che il libro contiene è la paternità del ponte, finora attribuita a G. Murat (vedi depliant distribuito dalla amministrazione di Polignano alla BIT di Milano nel febbraio 2010). In realtà, secondo le approfondite ricerche dell’autore, trattasi di opera pubblica da attribuire al periodo borbonico. Speriamo che il libro serva a tutti per gli opportuni usi.

Distinti Saluti,

Cittadino Attivo - Gialluisi Giuseppe Sante

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Noi della redazione abbiamo consultato la guida turistica. A margine vi mostriamo con una foto la sezione 'DA VEDERE' e il dettaglio del trafiletto incriminato e da correggere.

DAL LIBRO DI DE LUCA - Per completezza d'informazione, pubblichiamo anche un estratto dell'opera di ricerca e documentazione, a pag. 82, pubblicata e scritta da Carlo De Luca dalla quale si evince che il ponte Lama Monachile (il ponte sul burrone) non ha nulla a che vedere con Gioacchino Murat, come erroneamente indica la guida turistica.

Ecco il passo conclusivo, a margine delle documentazioni, scritto da De Luca: "Dalla mia ricerca ricavo un dato incontrovertibile, risaltante, peraltro, dalla documentazione allegata: la strada consolare, che va da Mola a Polignano, e il ponte sul burrone presso l'abitato di Polignano furono costruiti nella metà degli anni Trenta del XIX secolo. Aveva ben ragione di asserirlo, quindi, il giovane maestro elementare di Polignano, Ignazio Galizia. E per essere state edificate in quegli anni, quelle opere sono borboniche, messe allo studio da <<superiori disposizioni>> e in favore dei <<travagliatori di Polignano e della povera gente dei paesi circonvicini>>. Va da sé che nulla con esse abbia da vedere il Murat.".

VEDI ANCHE IL PONTE SUL BURRONE DI DE LUCA

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Commenti  

 
#5 mondolibero 2010-04-10 23:00
CIAO AMICI, ANDIAMO ALLA SCOPERTA DI POLIGNANO
 
 
#4 mondolibero 2010-04-10 22:56
Borbone di Napoli [modifica]
Per approfondire, vedi la voce Borbone di Napoli.

Un secondo ramo fu quello dei Borbone di Napoli: i Borbone della Real Casa delle Due Sicilie. Fondato nel 1734 dal figlio di Filippo V di Spagna e di Elisabetta Farnese, il già citato Carlo di Borbone. Asceso quest'ultimo al trono di Spagna (1759) con il nome di Carlo III, dopo un governo a Napoli che passò alla storia per le sue riforme riparatrici di malanni secolari, gli succedette il figlio terzogenito Ferdinando IV di Napoli e III di Sicilia, che, avendo unificato i due Regni in seguito al Trattato di Casalanza firmato presso Capua il 20 maggio 1815, assunse il nome di Ferdinando I delle Due Sicilie e regnò lungamente fino al 1825, tranne che per due brevi interruzioni, sulla parte continentale del regno, nel 1799 (Repubblica Partenopea) e nel 1806-1815 (regni di Giuseppe Bonaparte e di Gioacchino Murat).

A lui seguirono fino al 1860, anno in cui il Regno delle Due Sicilie fu annesso al Regno d'Italia, Francesco I (1825-1830), Ferdinando II (1830-1859) e Francesco II (1859-60), ultimi sovrani che guidarono il regno meridionale d'Italia, prima dell'invasione e conquista sabauda.

La dinastia:

Carlo (1716 - 1788), Re di Napoli e della Sicilia dal 1734 al 1759
Ferdinando IV (1751 - 1825), Re di Napoli e III di Sicilia dal 1759 al 1815, diviene Re delle Due Sicilie col nome di Ferdinando I dal 1815 al 1825
Francesco I (1777 - 1830), Re delle Due Sicilie dal 1825 al 1830
Ferdinando II (1810 - 1859), Re delle Due Sicilie dal 1830 al 1859
Francesco II (1836 - 1894), Re delle Due Sicilie dal 1859 al 1861, quando viene esiliato
Alfonso (1841 - 1934), Conte di Caserta dal 1841, Capo della Real Casa e Duca di Castro dal 1894 al 1934
Ferdinando Pio (1869 - 1960), Duca di Calabria dal 1894 al 1934, Capo della Real Casa e Duca di Castro dal 1934 al 1960
Ranieri (1883 - 1973), Capo della Real Casa e Duca di Castro dal 1934 al 1973.
Ferdinando (1926 - 2008), Duca di Calabria dal 1934 al 1973, Capo della Real Casa e Duca di Castro dal 1973, sposa nel 1949 Chantal de Chevron-Villette (1925 - 2005)
Carlo (1963), Duca di Noto dal 1963 al 1973, Duca di Calabria dal 1973, sposa nel 1998 Camilla Crociani (1971).
Il Re di Spagna, però, ignorando l'ingresso nella sua Real Casa di questo ramo, riconosce come attuale Capo della R. Casa Borbone delle Due Sicilie il cugino S.A.R. il Principe Don Carlos (1938) Infante di Spagna e Duca di Calabria.
 
 
#3 mondolibero 2010-04-10 22:55
Nel 1810 per tre mesi Murat governò il regno dalle alture di Piale, frazione di Villa San Giovanni, in provincia di Reggio Calabria. Egli, muovendosi da Napoli per la conquista della Sicilia (dove si era rifugiato il re Ferdinando I sotto la protezione degli inglesi, un esercito dei quali era accampato presso Punta Faro a Messina), giunse a Scilla il 3 giugno 1810 e vi restò sino al 5 luglio, quando fu completato il grande accampamento di Piale. Nel breve periodo di permanenza, Murat fece costruire i tre forti di Torre Cavallo, Altafiumara e Piale, quest'ultimo con torre telegrafica (telegrafo di Chappe). Il 26 settembre dello stesso anno, constatando impresa difficile la conquista della Sicilia, Murat dismise l'accampamento di Piale e ripartì per la capitale
 
 
#2 mondolibero 2010-04-10 22:55
La nobiltà apprezzò le cariche e la riorganizzazione dell'esercito sul modello francese, che offriva belle possibilità di carriera. I letterati apprezzarono la riapertura dell'Accademia Pontaniana e l'istituzione della nuova Accademia reale, e i tecnici l'attenzione data agli studi scientifici e industriali. I più scontenti erano i commercianti, ai quali il blocco imposto ai commerci di Napoli dagli inglesi rovinava gli affari (blocco contro il quale lo stesso Murat tollerava e favoriva il contrabbando, il che costituiva un'ulteriore ragione per accordargli il favore popolare).

Carolina Bonaparte a NapoliMolto efficace, anche se attuata con metodi di sconvolgente crudeltà, la repressione del brigantaggio affidata dapprima al generale Andrea Massena e poi al generale Charles Antoine Manhès.

Non va tuttavia sottovalutato il ruolo avuto nel governo del periodo murattiano dalla moglie Carolina, donna intelligente ancorché molto ambiziosa.
 
 
#1 mondolibero 2010-04-10 22:54
Nel 1808 Napoleone lo nominò re di Napoli, dopo che il trono sottratto ai Borboni si era reso vacante per la nomina di Giuseppe Bonaparte a re di Spagna.

A Napoli il nuovo re, ormai noto come "Gioacchino Napoleone", fu ben accolto dalla popolazione, che ne apprezzava la bella presenza, il carattere sanguigno, il coraggio fisico, il gusto dello spettacolo e alcuni tentativi di porre riparo alla sua miseria - e ovviamente detestato dal clero.[4]

Durante il suo breve regno, Murat fondò, con decreto del 18 novembre 1808, il Corpo degli ingegneri di Ponti e Strade (all'origine della facoltà di Ingegneria a Napoli, la prima in Italia), ma condannò alla chiusura, con decreto del 29 novembre 1811, la gloriosa Scuola medica salernitana, primo esempio al mondo di Università; inoltre avviò opere pubbliche di rilievo non solo a Napoli (il ponte della Sanità, via Posillipo, nuovi scavi ad Ercolano, il Campo di Marte ecc.), ma anche nel resto del Regno (l'illuminazione pubblica a Reggio di Calabria, il progetto del Borgo Nuovo di Bari, il riattamento del porto di Brindisi, ecc.).
 

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