PRESEPE VIVENTE 2009 POLIGNANO A MARE
Per la seconda serata, il centro storico di Polignano è diventato un insieme di frammenti di immagini della Palestina di 2000 anni fa. Case, vicoli, terrazze, si sono resi scenario del cammino per seguire la stella, alla ricerca della capanna della Natività.
Tantissime le persone in coda, fin dalle 17. I volontari, ragazze e ragazzi nostri concittadini contrassegnati da una stella cometa sul petto, a sottolineare come tutto fosse incentrato sulla ricerca della capanna, hanno guidato i gruppi di visitatori attraverso i lavori e le arti del passato. Suggestive le scene in cui si veniva a creare un interscambio tra pubblico e attori. Al mercato, per esempio, e alla locanda, alle offerte dei venditori si contrapponevano, divertite, le controfferte dei visitatori.
Alcuni scorci hanno recato messaggi importanti, quasi una carrellata sui mali del nostro mondo, messaggi a cui l’organizzazione, curata dall’Arciprete don Gaetano Luca, dai giovani della Parrocchia Matrice con la collaborazione di Radio Incontro e del coordinamento del sig. Giovanni Mancini, ha tenuto molto.
Cartelloni e qualche video hanno associato con discrezione lavori dell’epoca ai problemi di oggi: l’angolo delle lavandaie associato alla mancanza d’acqua nel mondo, il fabbro allo sfruttamento del lavoro minorile, il forno alla fame nel mondo, e così via in un excursus che ha fatto vedere il percorso verso la Natività come percorso personale e collettivo di ciascuno di noi verso la speranza della salvezza. Non sono stati nemmeno risparmiati temi scottanti anche per la stessa Chiesa, come la pedofilia. “Il presepe non è ‘vivente’ – ha dichiarato don Gateano –semplicemente perché animato da personaggi in carne e ossa che si muovono, ma soprattutto perché interroga la vita di ciascuno alla luce della vita stessa del Salvatore”.
Il tema della lotta all’aborto, che si intravedeva nel manifesto che ha tappezzato Polignano nelle ultime settimane “Aspettiamo tutti lo stesso bambino”, ed è diventato simbolo del desiderio di attualizzare le immagini di questo presepe, era protagonista dello scorcio di una casa plebea. Dietro il cartellone evocativo dei nostri giorni, una culla vuota. Proseguendo il percorso, si notava poi, in fondo alla stanza, appartati, la mamma in dolce attesa, il papà in atteggiamento protettivo, in un’atmosfera di quiete e silenziosa serenità. Sullo sfondo, un video di bambino durante la sua vita intrauterina. Questa istantanea di famiglia, quasi precorritrice di un’altra famiglia, quella di Nazareth, ha fatto da ‘apripista’ ai vari messaggi di questo presepe.
Ha incantato soprattutto i turisti poter sbucare, dopo stretti vicoli, nella piazza Vittorio Emanuele, e imbattersi nella facciata della Matrice su cui era proiettata una natività.
Il secondo atto della scena prevista alla corte di Erode ha visto il re preoccupato per non essere riuscito a trovare quel bambino a causa del quale teme di perdere il potere. Alla domanda di una sua cortigiana: “Cosa farai se non lo trovi?” grida: “Farò una strage!” I visitatori che hanno riconosciuto l’Assessore Scaglisusi nei panni di Erode il Grande non hanno potuto trattenersi dal mostrare dopo queste parole una qualche preoccupazione e molti sorrisi.
Molto suggestiva la scena allestita nella chiesetta di S. Stefano, in cui gli scribi chiamavano il censimento ed elencavano i nomi dei bambini nati durante l’anno.
Alle soglie di piazza San Benedetto, dov’è stata allestita la capanna della Natività, le guide si fermavano: “Adesso a guidarvi sarà una stella molto più luminosa delle nostre stelle”, lasciando ai visitatori l’ingresso in una piazza irreale, insolitamente silenziosa e spoglia, per accogliere ‘qualcosaltro’, di tutto quello che siamo abituati a vedere ogni sera.
“Le strade del percorso –ha dichiarato don Gaetano- sono la metafora del cammino faticoso della vita che si apre all’improvviso sulla piazza luminosa della stalla della Natività, che è piantata al centro delle strade e non emarginata in un altrove solitario”.
In fondo alla piazza si notava la capanna, piccola, semplice e sormontata da una stella, ad indicare la fine del percorso, l’arrivo.
L’idea di non scegliere, per la scena della Natività, di usufruire di una casa, di una grotta, di un anfratto, di qualcosa già esistente, come per tutte le altre scene, ma di costruire la capanna ex novo, ha rimandato a diversi significati, fra tutti l’impegno a sottolineare che il Dio-con-noi, che pure nasce in mezzo a noi, è comunque ‘Altro’, ci spinge verso ‘Qualcosaltro’.
L’Arciprete ieri sera era uno fra i tanti volontari con la cometa appuntata sul petto, e ai tanti complimenti ricevuti, rispondeva con gentile umiltà… “Io non ho fatto niente… I ragazzi sono stati bravi!”.
Ai polignanesi resta la bellezza di vedere le proprie strade completamente trasformate, anche se solo per qualche sera. Ai tanti visitatori e turisti, la sorpresa di un presepe vivente che ha saputo lasciare un significato profondo e spirituale al di là della bellezza estetica delle vesti, della scenografia e delle scene.
Al termine del percorso, è stato consegnato a ciascuno un messaggio, assieme agli auguri di buon anno: una frase scelta dagli scritti sacri o dei padri della chiesa, che mostri un aspetto sempre diverso della nascita di Gesù in mezzo a noi.
A breve un video con alcune scene del Presepe...
A voi i commenti!
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presepe09
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Commenti
Queste manifestazioni sono da considerare momenti di crescita del paese(vedi pezze di greco), quindi tutto paese deve dare il proprio contributo e non criticare e basta....
auguri e grazie a tutti coloro che in questo Natale hanno reso Polignano PEGGIORE!
E auguri e grazie a tutti coloro che in questo Natale hanno reso Polignano migliore!
Buon anno a tutti
Olof
Gennaro
Certo, capisco il senso ormai folkloristico e turistico di questi eventi.
In effetti cos’altro chiedevano quegli sciami di spettatori ormai satolli, se non fare due passi fra qualche distrazione per smaltire i bagordi natalizi?
Ci fossero stati carri di carnevale, feticci, pupazzi di neve finta al posto di quelle scenografia sulla natività, davvero sarebbe stata la stessa cosa.
Infondo al netto dei bagordi e dei ragali, cosa resterebbe di quella festa che chiamiamo natale?