Ci interroghiamo sul significato degli anni zero, un decennio che tra qualche ora ci lasceremo alle spalle. Possiamo partire da una considerazione di base retorica, tanto banale quanto amara constatazione: nessuno in fondo ci concederà più il beneficio dell’inizio. Non ci sono più alibi: chi di noi potrà più ricontare da zero, ricostruire da capo dalle ceneri o dalle glorie del passato? Diciamo che per convenzione e convinzioni comuni la conta comincia da 10 e, un po’ più liquidi e confusi del solito, ci ritroveremo catapultati negli anni ‘10. Come sarà la nostra Polignano negli anni 10? Perché e cosa dovrebbe cambiare a Polignano rispetto agli anni zero?
Fiumi di inchiostro versati dalle penne di grandi pensatori e filosofi ci possono aiutare a tenere i piedi ben piantati in terra. Loro hanno dimostrato perché l’uomo, da Cartesio in poi, abbia sentito la necessità di contare, di restituire un ordine alle cose, di ricostruire delle mappe mentali. Etichettare, dare un nome alle cose, dividere tutto per insiemi e sottoinsiemi è diventato uno stato di necessità, una convenzione forzata e dettata dalla voglia di ingannare il tempo. Tra l'altro, quando si appiccicano le etichetta si corre il rischio di generare stereotipi, mistificando la realtà, per aggrapparsi disperatamente a delle certezze, a dei pioli solidi lungo un intervallo spazio-temporale.
Così è nato lo stereotipo degli anni ‘80 (spandau, trasgressione e spensieratezza), lo stereotipo degli anni ‘90 (speranza e illusione), infine quello degli anni ‘00, doppi come la farina (farragine in preda alle più svariate crisi d’identità). Eppure, Michel Foucault, uno dei maggiori filosofi della seconda metà del Novecento, suonerebbe come un monito: “chi cerca di osservare meglio attraverso una lente, deve rinunciare a conoscere mediante gli altri sensi o attraverso il sentito dire” - ha scritto ne “Le parole e le cose”.
POLIGNANO 2000-2009 - Se solo ci limitassimo a una visione kantiana del tempo allora diremmo che:
- il 2000 a Polignano è l’anno di Angelo Bovino. Che con 5884 voti (55,51%) Bovino porta il centrosinistra, formato da Ppi, Lista Dini, Sdi e la civica, alla guida della città. Che tuttavia, il nuovo millennio non gli porterà fortuna, perché la sua avventura amministrativa finirà con due anni di anticipo;
- dopo la gestione commissariale di Antonia Bellomo, Di Giorgio si riprende la poltronissima nel 2004 (indosserà il tricolore per la terza volta) e inizia così un processo di lento e
costante ristagno del ricambio generazionale e politico in questa città. Che prima della spallata e della fatidica notte dai lunghi coltelli Simone Di Giorgio riuscirà appena in tempo, nel 2006, a ultimare l’affaire porto turistico generando non pochi malumori nell’opinione pubblica e dividendo l’intera classe politica tra favorevoli e contrari (vedi foto del nostro archivio, in apertura, protesta del 2007). Che Polignano diventa un mercato appetibile per affaristi. Che in questa fase, piaccia o no, ci si accorge che gli anni ‘90, proprio quelli della speranza, del ricambio generazionale, del post-tangentopoli sono ormai un lontano ricordo;
- Di Giorgio cade nel 2006, le sorti della città e di parte della questione Tricom (scandalo finanziario senza precedenti) vanno nelle mani del Commissario Volpe. Che nel 2007 il voto riconsegna il testimone a Bovino, dopo un tête-à-tête, fino al ballottaggio con Di Giorgio. Sempre banalizzando la realtà, diremmo ancora che lo scenario, i volti, i programmi della politica sostanzialmente non cambiano.
- Nel 2009 una crisi politico-amministrativa dai connotati tuttora misteriosi, durante l’estate, costringe Bovino a un rimpasto di giunta piuttosto energico e discutibile sotto il profilo dell’adesione rispetto al programma elettorale sbandierato come bigliettino da visita durante la tornata amministrativa del 2007 (vedi foto).
- Polignano si lascia un decennio di contraddizioni e guarda al passato con nostalgia. Che, involuzioni e progressi hanno prodotto un gioco a somma zero nei differenti ambiti sociali,
economici e culturali della città. Diremmo infine che la Polignano degli anni ‘00, rispetto ai Novanta, può vantare un istituto di scuola superiore anche se tutto sommato si è fatto davvero poco per la crescita culturale. Che alcune scelte sbagliate e scellerate del passato hanno interrogato qualche coscienza: non è forse vero che uno spostamento a monte della nostra principale arteria stradale avrebbe tenuto a freno l’ormone impazzito di incoscienti speculatori dell’edilizia lungo il tratto di costa?
Nel 2006, un violento e drammatico nubifragio (5 morti in Puglia) mette a nudo i retroscena della speculazione edilizia che, nel tempo, ha danneggiato parte del paesaggio naturale di Polignano (vedi foto archivio, alluvione 2006). Basterà a conquistare due Bandiere Blu (2008-2009), nonostante i forti limiti nel settore turistico.
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La verità è che la percezione delle cose e del tempo non è mai stata così caduca e fluida. Gli orologi sono più “molli” di quelli ritratti da Dalì nel 1931, le lancette sono ormai fuse dal ticchettio inesorabile. Gli anni ’00 a Polignano, come in qualsiasi altro angolo di mondo, sono stati questo e tanto altro, e lo saranno ancora, anche dopo che tra qualche ora avremo inscenato nelle piazze, o nelle tavole appositamente imbandite per i cenoni di fine anno, il tradizionale countdown. Una finzione che serve a tradire la macchina ingegnosa e spietata del tempo, sovvertendone le regole e il funzionamento, e stigmatizzando ancora una volta il vero significato della morte e del tempo che scorre - altro tentativo affannato e disperato di arrampicarsi a delle false certezze.
L’invito all’esplorazione attraverso i sensi di Foucault è l’unico vero antidoto contro la liquidità del tempo e la stereotipizzazione del mondo. Forse è anche per questo che negli anni ’00 si sono sviluppate nel nostro piccolo mondo antico, diverse testate giornalistiche, compresa la nostra, di respiro locale. Una forte spinta localistica e sete di informazione, di partecipazione locale, sta imperversando in Italia con effetti e modi di intendere la comunicazione che verificheremo nel tempo.
Poche certezze e tante sfumature che voi lettori saprete eventualmente cogliere: di sicuro, a voler proprio stereotipare e banalizzare la realtà, gli anni zero a Polignano e altrove risentono di uno stato di “persistente memoria”. Gli anni zero a Polignano si aprono con Bovino sindaco e si chiudono con Bovino sindaco.
Tu, invece, cosa ricorderesti di quegli anni zero?
Foto: archivio di Polignanoweb.it
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Commenti
Il tutto è molto ma molto strano, evidentemente l'amministrazione ha altre intenzioni che non sono quelle di far diventare Polignano città turistica, altrimenti non si spiegherebbe l'intenzione di tener nascoste le nostre bellezze. Il nostro vecchio Sindaco(che tutti ricorderanno con nostalgia), ci fece fare un bel salto di qualità e noi non ce lo dimenticheremo mai!
Oggi le piazze del centro storico sono diventate come tantissimi anni fa, non sò se ricordate "u kmment". Con la differenza che prima le macchine le parcheggiavano "iind u kmment", adesso le parcheggiano ovunque nel centro storico.
il turismo di cui hanno tanto parlato nn si è visto minimamente in questo 2009...x non parlare del problema tricom...debiti fuori bilancio...edilizia e servizio di spazzatura...
penso che un cambiamento radicale con persone giuste potrebbe portare ad avere una nuova polignano...dai andiamo a votare un nuovo sindaco e una nuova giunta...crediamo nei progetti nuovi politici...tutti insieme ce la possiamo fare...