Martedì 22 Gennaio 2019
   
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RESTAURATORI POLIGNANESI A ROMA

restauratori

I RESTAURATORI DI POLIGNANO A ROMA PER LA PETIZIONE AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

IL DECRETO 53 CONTRO I RESTAURATORI: "Vogliamo tutelare chi ha maturaro la propria professionalità direttamente in cantiere o in bottega"

Visto il “DECRETO 30 marzo 2009 , n. 53 “ , che disciplina le modalità di svolgimento della prova di idoneità per il conseguimento della qualifica di restauratore e di collaboratore restauratore, in qualità di restauratrice che svolge l’attività di restauro alle dipendenze della ditta “Lorenzoni srl” invito tutti i restauratori nazionali a prendere atto del regolamento che il Ministero per i beni e le attività culturali intende sottoporre a questa categoria che sin oggi è stata regolamentata dai contratti edili.

È vero i restauratori hanno bisogno di un proprio regolamento, ma questo è il modo migliore per tagliare fuori gran parte di loro:

il 29 settembre 2009 è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il bando di concorso pubblico per il conseguimento delle due qualifiche e il 24 ottobre 2009 il 95% dei restauratori d’Italia, ditte e dipendenti, erano a Roma per la presentazione della petizione al Presidente della Repubblica, con la quale i sindacati “Feneal Uil” “ Filca Cisl” e “Fillea Cigl” intendono tutelare questa categoria.

LE RICHIESTE DEI SINDACATI - I sindacati attraverso la petizione intendono tutelare gran parte dei lavoratori che hanno acquisito la propria professionalità direttamente in cantiere e in bottega e che per diverse cause, come la scarsità di scuole di formazione in Italia, non hanno potuto seguire percorsi abilitanti al titolo di restauratore.bA mettere in discussione il decreto sono i requisiti richiesti per acquisire direttamente la qualifica di restauratore o di collaboratore restauratore e per l’ammissione alle eventuali prove di idoneità che il candidato è chiamato a sostenere,  nel caso in cui non vi sia la possibilità di accesso diretto alla qualifica.

I requisiti per il conseguimento delle qualifiche includono diploma rilasciato dall’Istituto centrale per il Restauro di Roma, dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, da una scuola di restauro statale o regionale di durata non inferiore ai due anni, dall’Accademia di Belle Arti con corso di studi di durata almeno triennale.

In alternativa ai titoli è possibile conseguirla dimostrando con un elenco degli interventi svolti di aver lavorato, alla data del 16 dicembre 2001, per un periodo almeno pari a quattro anni con responsabilità diretta nella gestione tecnica dell’intervento oppure dichiarando di aver svolto per un periodo pari ad otto anni alla data del 16 dicembre 2001, attività di restauro in proprio o in rapporto di lavoro dipendente con certificato di regolare esecuzione dei lavori rilasciato dall’autorità preposta alla tutela dei beni.

Inoltre, possono altresì concorrere per l’ammissione alla prova di idoneità per la qualifica di collaboratore restauratore, i candidati che dimostrino mediante dichiarazione del datore di lavoro accompagnata dal visto di buon esito degli interventi rilasciato dall’amministrazione pubblica dipendente, di aver svolto attività di restauro per non meno di quattro anni alla data del 1° maggio 2004.

Ora restauratori d’Italia giudicate voi…

Soffermandoci su questi punti la realtà è ben diversa, il decreto è stato stipulato senza alcun riscontro con la realtà:

la maggior parte dei restauratori non possiede tali requisiti, l’accesso alle due scuole pubbliche di Restauro d’Italia non è semplice perché vi è una preselezione che include pochi posti e poi sono anni che non  istituiscono corsi né in queste due scuole e nemmeno corsi regionali finanziati dalla comunità europea, perciò a questo punto sono pochi i restauratori che detengono questo genere di titoli.

Inoltre, tra i requisiti che valutano l’esperienza diretta di cantiere sono richieste documentazioni del tutto sconosciute ai tempi delle date indicate nel bando:

in realtà la redazione di certificati di buon esito per i lavori pubblici fu introdotta nel 2000 e la figura del direttore tecnico di cantiere non è possibile attestarla agli anni di riferimento del bando.

Tra l’altro, coloro i quali possono dimostrare di aver svolto attività in rapporto dipendente devono possedere un livello contrattuale superiore al 5°, quasi impossibile da acquisire date le condizioni di sottoinquadramento a cui assistiamo ogni giorno.

Pertanto si ritiene che il seguente bando preclude a molti la possibilità di concorrere alla prova di idoneità per mancanza di attestazioni e ha sicuramente degli effetti sociali devastanti, soprattutto in epoca di crisi.

LA PETIZIONE A ROMA - Gli effetti sociali devastanti sono emersi soprattutto sabato 24 ottobre dai racconti dell’esperienza diretta di numerosi restauratori presenti alla petizione, il decreto rischia di far chiudere molte ditte di restauro che finora hanno operato diligentemente nel settore dei beni culturali, ma non raggiungono gli otto anni di attività o non  possiedono  certificati di esecuzione dei lavori, perché hanno svolto i lavori collaborando con imprese edili che non hanno rilasciato a suo tempo alcuna attestazione.

Il decreto, quindi, esclude i giovani dal mondo del lavoro e restringe il campo della loro possibilità di occupazione e di progresso; è per questo che i sindacati sono uniti a chiedere di rivedere le modalità di accesso alla prova di idoneità e permettere l’ammissione alla prova a tutti i lavoratori dipendenti che dimostrino, con qualsiasi mezzo documentale legislativamente e contrattualmente valido, di aver lavorato in cantieri di restauro. I giovani richiedono che si debba riconoscere il titolo di collaboratore restauratore a tutti coloro che hanno frequentato corsi istituiti dalle regioni o privati e sia biennali che triennali.

SI SCENDE IN PIAZZA - Qualora la petizione non sarà accolta i sindacati provvederanno a scendere in piazza e rivolgendomi ai restauratori per tenersi aggiornati sull’andamento del decreto ci si può mettere in contatto con il sindacato, attraverso il gruppo “FILEARESTAURO” presente su Facebook, per non diventare “Restauratori Fantasmi”, così come era intitolata la mostra tenutasi il 24 ottobre durante la presentazione della petizione.

Inoltre tutti coloro i quali sono favorevoli possono firmare la petizione on-line, attraverso il sito www.filleacgil.it

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rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

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