Martedì 07 Luglio 2020
   
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La “Volare Polignano” in campo per la Caritas

volare raccolta

In pochi giorni le nostre vite sono cambiate radicalmente e quelle di alcuni di noi sono state addirittura rivoltate come un calzino. In un modo o nell'altro tutti abbiamo cambiato le nostre abitudini e forse continueremo ad assumere un comportamento diverso. Chi ha subito questo cambiamento è stato anche il mondo del calcio. All'inizio, come tutti ha vissuto un momento di smarrimento. Si gioca, non si gioca! porte chiuse o pochi tifosi. Insomma una confusione che ha portato definitivamente a fermare la competizione. Anche il calcio a 5 è stato investito da questa confusione e a pochi giorni dalla fine del campionato, si è fermato tutto. Ancora non è dato sapere cosa ne sarà di questa stagione sportiva, ma i ragazzi della "volare Polignano", non sono stati alla finestra ad aspettare.

"Vi raccontiamo una storia che sa di generosità e lo facciamo non per metterci in mostra - le parole del presidente Luigi Maiellaro - non è mai stato il nostro obbiettivo principale, ma l'unico motivo che ci spinge a farlo è quello della sensibilizzazione, perché pensiamo che il nostro gesto possa essere un momento di condivisione che potrebbe coinvolgere ognuno di noi."

Due capitani della prima squadra e dell'under, Pietro Liuzzi e Marco Buzzerio in qualità di rappresentanti ufficiali della società e della squadra intera hanno donato viveri di prima necessità alla Caritas del paese.

"Non vogliamo ricevere nessun riconoscimento - il commento - vogliamo solo che il gesto di un'intera società possa essere l'esempio puro e meraviglioso che il nostro cuore in situazioni come queste non si ritrae, ma anzi, si espone a dismisura regalando emozioni che fanno bene in primis a chi le compie."

Anche il presidente della divisione calcio a 5, Andrea Montemurro ha voluto informare le società sportive attraverso una lettera aperta, che pubblichiamo:

“Cari presidenti, purtroppo dovremo rimanere ancora con il fiato sospeso perché, come è noto, il Governo ha prorogato il lockdown fino al 13 aprile e non è dato sapere se da quel momento si potrá, in che misura e con quali modalità riprendere l’attività sportiva.

Chiaramente lo stato di incertezza sulla possibilità di portare a compimento i campionati, tanto professionistici quanto dilettantistici, è sotto gli occhi di tutti. Poichè non è pensabile, neanche con tutto l’ottimismo di cui io sono capace, che il 14 aprile si ritorni alla vita normale, il tempo a disposizione, dal momento in cui dovessero aprire i palazzetti, sta consumandosi in maniera inesorabile e al di là dei sovra ordinati, e quindi inderogabili, provvedimenti delle autorità preposte alla tutela della salute pubblica (Governo, Ministero dellla Salute, Governatori delle Regioni, Sindaci di Comuni) anche i vertici del calcio, che vengono prima di noi, dovranno fare i conti con le difficoltà delle proprie affiliate che si troveranno in uno stato di inattività (sportiva ed anche economica, per così dire) di almeno un paio di mesi se non oltre. Personalmente penso che una evoluzione rassicurante dell’emergenza sanitaria alla data del 13 aprile lascerebbe qualche spiraglio, mentre il perdurare di una situazione di stallo alla stessa data dovrebbe indurre a decisioni risolutive perché come ho letto in questi giorni “mai come in questo momento fare la scelta giusta può essere garanzia per il futuro”.

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