Venerdì 28 Febbraio 2020
   
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Costa Ripagnola, si avvicina l’istituzione del parco naturale

Costa Ripagnola

Uno studio del WWF spiega le difficoltà di sopravvivenza dei parchi italiani

Archiviate le primarie del partito democratico con la conferma di Michele Emiliano candidato alle prossime regionali, è tempo di tornare a parlare del caso Costa Ripagnola. I lavori si sono fermati dopo che il comune di Polignano ha presentato la propria proposta per arginare o semplicemente limitare l’estensione del parco naturale voluto dalla regione Puglia per tutta la costa polignanese. Partendo appunto da Costa Ripagnola fino a Cala Incina. Provvedimento che il paese non ha gradito, e lo ha fatto notare anche alle urne delle primarie bocciando sonoramente il presidente uscente Emiliano. Lo stesso che durante una serata del libro possibile annunciò pubblicamente che le autorizzazioni, rilasciate dalla stessa regione puglia sarebbero state riviste. Cosi è stato.

Ora dunque il processo di valutazione è terminato e secondo indiscrezioni la procedura di approvazione del parco naturale sembra sempre più vicino. A complicare però la situazione c’è il permesso di costruire rilasciato dal comune che non essendo retroattivo darebbe il via libera alla costruzione del resort presentato dall’imprenditore polignanese Modesto Scagliusi. In attesa di risvolti però vogliamo riportare una ricerca svolta dal wwf Italia, nella quale sono descritte, in maniera dettagliata e ben fatta le difficoltà di sopravvivenza dei parchi naturali Italiani.

All’indagine hanno partecipato tutti i 23 parchi nazionali italiani, con una percentuale di completamento pari all’86%. A rispondere sono stati i vari direttori. “Dai risultati emerge che turismo, incendi e cambiamenti climatici sono percepite come le principali pressioni che attualmente insistono sulla biodiversità, a cui si affiancano abusivismo edilizio e smaltimento rifiuti nei Parchi di piccole dimensioni ed inquinamento idrico nei Parchi costieri. Per il futuro – si legge nel report - le principali minacce sono invece ritenute essere i cambiamenti climatici, seguiti da specie aliene invasive e captazioni idriche.

Per quanto riguarda strategie e strumenti di gestione, solo nel 30% dei casi il Piano per il Parco è stato approvato in via definitiva, sebbene i Parchi abbiano nel loro complesso definito in maniera sufficiente specifici obiettivi di conservazione e relative strategie. Le risorse economiche impiegate in queste attività sono ritenute insufficienti. Infatti, sia le spese per le attività di monitoraggio e che quelle per progetti di conservazione risultano entrambe inferiori al 10% dei bilanci consuntivi per la quasi totalità dei Parchi. Tale carenza è confermata dal numero di taxa prioritari per i quali vengono effettivamente attivate azioni di monitoraggio e conservazione, risultato in media inferiore al 45% di quelli presenti.

A livello di finanziamenti complessivi – continua lo studio - sebbene ci siano avanzi di esercizio principalmente dovuti a difficoltà nell’affidare servizi e a carenze di personale, gli intervistati affermano che le risorse per garantire le attività di conservazione della biodiversità sono insufficienti. Sul fronte dei risultati conseguiti negli ultimi anni, i Parchi riportano valori nel complesso buoni per quanto riguarda attività di conservazione e sensibilizzazione, sufficienti per quanto riguarda repressione di attività illegali, gestione della fruizione e delle infrastrutture, ma insufficienti per quanto concerne le attività di ripristino ecologico e di mitigazione.

Dall’indagine emerge quindi – conclude lo studio del WWF Italia - con chiarezza come sia necessario colmare al più presto le lacune sin qui evidenziate in particolare per quanto riguarda:

1) Strumenti di gestione, non ancora a regime;

2) Personale, largamente insufficiente per quanto riguarda la conservazione della biodiversità;

3) Finanziamenti, nel complesso insufficienti, nonostante siano presenti avanzi di esercizio in parte collegati al punto 2;

4) Pressioni attuali e minacce future, e alcune delle quali comuni alla maggior parte dei Parchi Nazionali;

5) Attività di conservazione, che nonostante i numerosi studi e monitoraggi non coinvolgono ancora un numero adeguato di specie ed habitat prioritari presenti nei Parchi Nazionali.

Siamo sicuri dunque che il parco naturale siano la soluzione giusta per tutelare il territorio?

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