Lunedì 20 Gennaio 2020
   
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Raccolta rifiuti, aprire i sacchetti per identificare il proprietario non si può fare

Sacchi-Immondizia

È bastata poco più di una settimana per risolvere la questione rifiuti in paese. Dunque ricapitolando, tutto parte da una multa che il comune di Polignano a mare attribuisce alla Teknoservice della quota di ci circa 60 mila euro, per una raccolta di rifiuti non proprio in linea con il capitolato. Multa che l’azienda non ha accettato per diversi motivi. Tra i quali c’è la modalità con la quale gli è stata recapitata. Non è dello stesso parere il comune che sostiene di tutelare la cittadinanza e che l’azienda dovrà attenersi al capitolato.

Diatriba che ha portato l’azienda a non ritirare più i sacchetti considerati non conformi, e ad annunciare che con la collaborazione dei vigili urbani saranno aperte le buste irregolari per risalire al proprietario e di conseguenza, procedere con la multa. Come si poteva immaginare, tra i due litiganti il terzo paga. Azienda e comune litigano e i cittadini ne pagano le conseguenze. Ma in realtà il cittadino si può difendere, ecco come.

Dunque, non è mancata negli ultimi anni l'irrogazione di sanzioni per errato conferimento emesse sulla base del rinvenimento, in posti dove non dovevano trovarsi. Alcune di tali multe sono state impugnate davanti ai Giudici di Pace, i quali, per quanto ci è dato di sapere, hanno spesso accolto il ricorso. Tra le sentenze più note abbiamo quelle emesse dal Giudice di Pace di Mascalucia, n. 508 del 2016 e del Giudice di Pace di Pozzuoli, del 29 settembre 2014 e del Giudice di Pace di Napoli n. 369 del 2016.

Sull’argomento si è espressa l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali con le indicazioni fornite il 14 luglio 2005. Sul punto, la risposta fornita dall’Autorità è la seguente: “gli organi di controllo sono legittimati a ispezionare cose e luoghi diversi dall’abitazione per l’accertamento delle violazioni, tale facoltà deve però essere esercitata selettivamente, nei soli casi in cui il soggetto che abbia conferito i rifiuti con modalità difformi da quelle consentite non sia in altro modo identificabile”.

Tale modalità di accertamento, prosegue l’Autorità, “può poi rivelarsi lesiva di situazioni giuridicamente tutelate come la libertà e la segretezza della corrispondenza lasciata nei rifiuti.” Dunque secondo questo documento sono state dettate delle linee guida, attraverso le quali si è erroneamente ritenuto che, il Garante abbia voluto dire che frugare nella spazzatura è violazione della privacy. In realtà non è così. Il testo del documento conteneva raccomandazioni ai Comuni e non ai cittadini. Ad esempio – si legge in tale provvedimento – “l’ente locale non può imporre l’utilizzo di sacchetti dei rifiuti trasparenti o con etichette adesive nominative per la raccolta “porta a porta”; in questo modo infatti chiunque potrebbe controllare il contenuto dell’immondizia e risalire alla sua provenienza. È invece lecito contrassegnare il sacchetto con un codice a barre, un microchip o con etichette intelligenti, Ed ancora l’Authority ha escluso la possibilità di controlli indiscriminati sulle buste della spazzatura per verificare il rispetto delle norme sulla differenziata; per tutelare la privacy dei cittadini le ispezioni possono arrivare solo se ci sono fondati dubbi di violazione della normativa e se il responsabile non è identificabile in nessun altro modo.

Sempre secondo il garante si fa chiarezza anche sulla titolarità del rifiuto nel senso che mettendo un oggetto qualsiasi in un bidone della differenziata o dell’indifferenziata non ne sei più titolare. La proprietà passa al Comune. Se così non fosse, del resto, l’ente locale non potrebbe fare della spazzatura ciò che vuole, il macero o il riciclaggio, pertanto frugare nella spazzatura è reato, ma non ai danni del cittadino bensì del Comune, nuovo proprietario dei rifiuti abbandonati.

In tanto alcune amministrazioni hanno adottato un sistema che consente di capire chi butta che cosa e dove. Distribuiscono dei sacchetti, spesso gratis, contrassegnati con un codice a barre che identifica la famiglia a cui sono stati consegnati. Se questa famiglia sbaglia a fare la raccolta differenziata, risalire al trasgressore è questione di un attimo.

“Il Garante ha rilevato che la raccolta differenziata dei rifiuti prevista da specifiche norme, risponde ad un importante interesse pubblico. Ma non ha ritenuto proporzionato l’obbligo imposto da alcuni enti locali ad utilizzare sacchetti trasparenti per la raccolta “porta a porta”, perché chiunque si trovi a transitare sul pianerottolo o nell’area antistante l’abitazione può visionare agevolmente il contenuto.”

Anche perché, citiamo in ultimo: “L’attività di ispezione non costituisce, peraltro, strumento di per sé risolutivo per accertare l’identità del soggetto produttore, dal momento che non sempre risulta agevole provare che il medesimo sacchetto, avente un contenuto difforme da quello per il quale il sacchetto è utilizzabile, provenga proprio dalla persona individuata mediante una ricerca di elementi presenti nel medesimo”.

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